| Editoriale

Come si diventa avvocato

29 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 aprile 2017



Le novità per diventare avvocato dopo la riforma: laurea in giurisprudenza, pratica forense, esame di abilitazione e apertura dello studio legale.

Spesso ci si chiede cosa farò da grande e, quando finalmente si prende una decisione, è difficile capire come realizzare il proprio progetto. Cosa bisogna fare per diventare avvocati? Ecco un’analisi dei titoli scolastici necessari, dei tirocini, degli esami e delle condizioni personali necessari per diventare avvocato.

La laurea in giurisprudenza 

Per diventare avvocato il primo passo da fare, necessario ed indispensabile, è laurearsi in giurisprudenza.

Il voto di laurea è ininfluente ai fini della successiva abilitazione alla professione; dunque anche chi non ha conquistato il 110 e lode potrà diventare avvocato!

La pratica forense

Dopo la laurea è necessario svolgere il tirocinio legale, la cosiddetta pratica forense, presso lo studio di un avvocato che sia iscritto all’albo da almeno cinque anni.

Chi non ha mai sentito qualche giovane laureato in giurisprudenza lamentarsi per la pratica forense? Troppe ore di lavoro, troppi fascicoli, troppe fotocopie, troppe domande, niente più tempo libero, retribuzione bassa o forse pari a zero; questa la prima salita da affrontare per chi vuole sul serio diventare avvocato.

Puoi decidere di svolgere il tirocinio presso lo studio che preferisci: può occuparsi soltanto di diritto penale o di diritto civile oppure può essere specializzato in diritto di famiglia, diritto tributario (ed altri).

Che tu voglia diventare un avvocato penalista o civilista la strada da percorrere sarà sempre la stessa e la scelta non sarà vincolante, nel senso che potrai decidere di occuparti del campo del diritto civile anche dopo aver fatto una pratica penale (e viceversa).

Oggi che gli avvocati sono tanti ed il lavoro diminuisce, il consiglio, però, è quello di acquisire una particolare specializzazione sul campo attraverso una pratica mirata.

Il tirocinio ha una durata di 18 mesi oppure, se l’aspirante avvocato ha conseguito un diploma presso le scuole di specializzazione, potrà sostituire la pratica forense nel limite di un anno (e quindi fare la pratica forense per soli sei mesi).

Durante il tirocinio dovrai partecipare ad almeno venti udienze per ogni semestre (per un totale di 60 udienze); la tua presenza in aula dovrà essere indicata nel verbale di udienza redatto dal cancelliere e potrà essere attestata (per tua comodità) dallo stesso cancelliere su un foglio a parte (recante apposito timbro) che ti rilascerà.

Non appena conseguita la laurea potrai anche scegliere di svolgere il tirocinio presso l’avvocatura dello stato, presso comuni o altri enti pubblici o presso gli uffici giudiziari (per esempio il tribunale). In quest’ultimo caso, però, la pratica dovrà essere svolta:

  • per dodici mesi presso il tribunale (in quanto non è possibile prolungarla oltre);
  • e per i restanti sei mesi presso un avvocato.

È possibile anche svolgere la pratica forense presso due avvocati contemporaneamente, previa autorizzazione del consiglio dell’ordine competente; questo, però, solo nel caso in cui uno dei due avvocati non possa garantire una pratica sufficientemente formativa.

Diritti ed obblighi del praticante

Il praticante è tenuto:

  • alla partecipazione alle udienze;
  • ad un’assidua (e preferibilmente quotidiana) frequentazione dello studio (in ogni caso la frequenza allo studio non potrà essere inferiore alle 15 ore settimanali);
  • a partecipare a corsi di aggiornamento professionale organizzati da associazioni, ordini forensi ed altri soggetti a ciò abilitati dalla legge.

Il praticante non ha diritto  a percepire una retribuzione durante il periodo di tirocinio, anche se gli è sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio o dell’avvocato. Dopo i primi sei mesi di tirocinio, possono essere riconosciuti al praticante un’indennità o un compenso commisurati al suo effettivo apporto professionale.

Quindi, coraggio e impegno, più diventi bravo ed utile più avrai possibilità di guadagnare.

Dopo il primo anno di pratica il tirocinante, con un piccolo esame orale, può conseguire l’abilitazione al patrocinio che gli consente di poter iniziare a seguire i primi clienti e partecipare in prima persone alle udienze relative a controversie meno gravi: vediamo quali [1].

Nelle controversie civili, il praticante abilitato potrà seguire autonomamente:

  • cause di competenza del giudice di pace;
  • cause celebrate dinanzi al tribunale in composizione monocratica, limitatamente alle:
  • cause, anche se relative a beni immobili, di valore non superiore ad € 25.822,84;
  • cause possessorie (ad eccezione delle domande incidentali in giudizi di valore eccedente gli € 25.822,84 [2]);
  • cause per denuncia di nuova opera o danno temuto (ad eccezione delle domande incidentali [3] in giudizi di valore superiore ad € 25.822,84);
  • cause di locazione e comodato di immobili urbani (non di competenza delle sezioni specializzate agrarie).

L’ordinamento non prevede, dunque, la possibilità per il praticante abilitato di esercitare il patrocinio in procedimenti che si svolgono innanzi al tribunale in composizione collegiale (ad es. giudizi di separazione e divorzio), indipendentemente dal valore della controversia.

Nei giudizi penali, il praticante abilitato potrà seguire autonomamente i procedimenti relativi ai reati che prevedono la citazione diretta a giudizio [4].

L’esame di abilitazione professionale

Terminata la pratica forense, per diventare avvocato, il praticante dovrà sostenere l’esame di abilitazione professionale che è bandito ogni anno e viene sostenuto dai candidati nel mese di dicembre.

L’esame dura tre giorni ed effettivamente si respira un’atmosfera un po’ dura: ma basta stringere i denti ed impegnarsi ed i tre giorni passano in fretta.

L’esame si compone di tre prove scritte seguite (per chi le supera) da una prova orale; le tre prove scritte sono:

  • un parere in materia di diritto civile;
  • un parere in materia di diritto penale;
  • la redazione di un atto processuale a scelta in materia di diritto civile, penale o amministrativo.

La riforma ha previsto (ma l’entrata in vigore continua ad essere prorogata) il divieto di utilizzo di codici annotati con la giurisprudenza (che renderà senza dubbio la stesura degli atti più difficile).

Non esiste un numero massimo di volte previsto per sostenere l’esame, né un limite di età.

Una volta superata la prova scritta, si passa all’esame orale: secondo la riforma, le domande non saranno più formulate liberamente dai commissari d’esame ma dovranno essere selezionate da un database centrale ed unico su tutto il territorio.

Il giuramento e l’iscrizione all’albo

Dopo aver superato sia l’esame scritto che quello orale sei finalmente riuscito a diventare avvocato! Il passo successivo da compiere, ed il più emozionante, è il giuramento che viene prestato da ciascun candidato presso il tribunale, mediante la lettura di una formula prestabilita con indosso la toga.

A questo punto l’avvocato avrà dei costi ulteriori da sostenere. Dovrà, infatti:

  • aprire la partita Iva (che avrà già dovuto aprire solo qualora abbia scelto di sostenere l’esame per la prima abilitazione dopo un anno);
  • iscriversi al consiglio dell’ordine degli avvocati (il che comporta il pagamento di una quota di iscrizione annuale);
  • iscriversi alla cassa di previdenza degli avvocati per pagare i relativi contributi (che, per i primi anni di professione, sono agevolati).

Il neo avvocato avrà anche dei divieti in più da rispettare. Non potrà:

  • fare il notaio,
  • il commercialista in nome proprio o in nome altrui,
  • essere giornalista professionista, direttore di banca, agente di cambio, ricevitore del lotto, appaltatore di un pubblico servizio o di una pubblica fornitura,
  • accettare un lavoro dipendente pubblico o privato, anche se consistente nella prestazione di opera di assistenza o consulenza legale, che non abbia carattere scientifico o letterario.

Come conservare l’iscrizione all’albo degli avvocati

Una volta diventati avvocati, per restare iscritti all’albo è necessario garantire l’esercizio continuativo della professione (ciò significa che non puoi iscriverti all’albo e, poi, non svolgere realmente la professione di avvocato).

Per restare iscritto all’albo devi:

  • avere una partita Iva attiva;
  • avere l’uso di locali o di almeno un’utenza telefonica destinata allo svoglimento dell’attività professionale (anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con atri colleghi);
  • trattare almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico è stato conferito da altro professionista (per affari si intendono anche incarichi di carattere stragiudiziale, come consulenze e pareri);
  • avere un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicata al consiglio dell’ordine;
  • partecipare ai corsi di aggiornamento professionale;
  • sottoscrivere una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione;
  • pagare i contributi annuali dovuti al consiglio dell’ordine;
  • corrispondere i contributi dovuti alla cassa di previdenza forense.

Ecco come puoi (se vuoi) diventare avvocato e continuare ad esserlo; a te la scelta e in bocca al lupo!

note

 [1] Art. 7 L. n. 479 del 16.12.1999.

 [2] Art. 704 cod. proc. civ.

 [3] Art. 688 cod. proc. civ.

 [4] Art. 550 cod. proc. pen.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI