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Cedolare secca: cosa comporta per l’inquilino

19 Mag 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Mag 2017



I vantaggi del regime fiscale alternativo per gli affitti: niente imposte di registro e di bollo, nessun aumento del canone. E la possibilità di «trattare».

Per il proprietario di una casa in affitto è un modo per avere una tassazione agevolata: la cedolare secca, introdotta nel 2011, è un’aliquota fissa che sostituisce le altre tasse dovute sulle locazioni. Per i contratti a canone libero (i 4+4), l’aliquota fissa è del 21% e si applica al posto di quella a scaglioni Irpef sul reddito del contribuente. Per i contratti di locazione convenzionati (i cosiddetti 3+2) la cedolare secca è del 10%.

Ma che cosa comporta per l’inquilino la cedolare secca? Un primo vantaggio è quello di non vedersi aumentare il canone di locazione per tutta la durata del contratto, sempre che il proprietario non rinunci al regime della cedolare secca. Ma procediamo con ordine.

In che cosa consiste la cedolare secca sugli affitti

Il regime della cedolare secca può essere scelto solo dalle persone fisiche proprietarie o usufruttuarie di unità immobiliari ad uso abitativo accatastate nelle categorie da A1 ad A11. Sono esclusi, pertanto, gli uffici o gli studi privati.

Come accennato prima, la cedolare secca sugli affitti è un’alternativa forfettaria al regime di tassazione ordinario che sostituisce:

  • l’Irpef e le relative addizionali;
  • l’imposta di registro, anche sulle risoluzioni e proroghe del contratto di locazione;
  • l’imposta di bollo, anche sulle risoluzioni e proroghe del contratto.

Tuttavia, resta l’obbligo di versare l’imposta di registro in caso di cessione del contratto di locazione.

La base imponibile è il canone di locazione senza riduzioni fiscali.

Il proprietario è obbligato a comunicare la sua scelta della cedolare secca:

  • all’Agenzia delle Entrate;
  • all’inquilino, tramite raccomandata su cui devono essere scritte l’opzione e la rinuncia ad aumentare il canone di locazione.

Ecco, quindi, un primo elemento su ciò che comporta per l’inquilino la cedolare secca: la sicurezza di non vedersi aumentare l’affitto per tutta la durata del contratto, compresa l’eventuale proroga ed incluso l’adeguamento alla variazione Istat.

Se il proprietario non invia all’inquilino la comunicazione con cui rinuncia a modificare il canone d’affitto, non può aderire al regime della cedolare secca, a meno che tale rinuncia non sia esplicitamente contenuta nel contratto di locazione.

Cedolare secca: quali sono i vantaggi per l’inquilino

Riassumendo quanto detto prima: con il regime della cedolare secca, quali sono i vantaggi per l’inquilino di una casa in affitto?

  • l’azzeramento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, di solito distribuite al 50% tra proprietario ed inquilino. Che cosa si risparmia? Sull’imposta di registro, il 2% del canone annuo moltiplicato per il numero delle annualità. Sull’imposta di bollo, 16 euro ogni 4 facciate oppure ogni 100 righe di contratto;
  • la sicurezza di lasciare invariato il canone di affitto per tutta la durata del contratto, compresi eventuali rinnovi ed aggiornamenti Istat;
  • la possibilità di avere una sorta di arma negoziale prima della firma del contratto di affitto. L’inquilino può tentare di convincere il proprietario a distribuire ciò che risparmia con il regime di cedolare secca. Se, ad esempio, un affitto concordato prevede un canone di 1.000 euro al mese, il proprietario pagherà 100 euro di tasse (aliquota del 10%) anziché 190 (aliquota del 19% senza cedolare secca). Sta all’inquilino, e alla sua abilità nel trattare, tentare di dividere tra le parti quei 90 euro di risparmio abbassando il canone di 45 euro.

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2 Commenti

  1. il proprietario nn vuole applicare la cedolare secca , che fare abbandonare la proposta di locazione?
    trovare un altro immobile da affittare?

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