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Lo sai che? I diritti di chi soffre di cardiopatia

Lo sai che? Pubblicato il 24 maggio 2017

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Agevolazioni per invalidità, diritti al lavoro, esenzione dal ticket sanitario. Ma, in alcuni casi, anche l’esonero di indossare le cinture di sicurezza.

Per poter usufruire dei relativi benefici lavorativi ed assistenziali, chi soffre di cardiopatia deve vedersi riconoscere, innanzitutto, il grado di gravità della patologia di cui è affetto. Il danno cardiaco viene valutato in base al sistema messo a punto dalla New York Heart Association, noto come classificazione Nyha. Tale sistema identifica la capacità funzionale di chi soffre di cardiopatia, la gravità dell’insufficienza cardiaca e l’efficacia del trattamento.

In questo modo, quindi, è possibile stabilire anche l’eventuale riduzione della capacità lavorativa del soggetto, elemento fondamentale per valutare il suo grado di invalidità e, quindi, il diritto alle agevolazioni previste dalla legge.

La classificazione Nyha

Il sistema Nyha per valutare le condizioni di salute di chi soffre di cardiopatia comprende quattro classi:

  • classe I: malattia cardiaca accertabile che, però, non manifesta palesi limitazioni dell’attività fisica. Si escludono rischi di stanchezza sproporzionata, palpitazioni, dispnea o angina. Il grado di invalidità si colloca tra il 21 ed il 30%;
  • classe II: malattia cardiaca che provoca una lieve limitazione dell’attività fisica. Il paziente sta bene a riposo e quando svolge le attività fisiche leggere della vita quotidiana. Attività più intense dell’ordinarie, come l’esercizio fisico pesante, danno luogo a stanchezza, palpitazioni, dispnea o angina. Il grado di invalidità riconosciuto è compreso tra il 41 ed il 50%;
  • classe III: malattia cardiaca che dà luogo ad una marcata limitazione dell’attività fisica. Il paziente sta bene a riposo. L’attività fisica ordinaria provoca stanchezza, palpitazioni, dispnea o angina. Il grado di invalidità è tra il 71 e l’80%;
  • classe IV: malattia cardiaca che non permette di svolgere qualsiasi attività fisica senza malessere. Sintomi di insufficiente gittata cardiaca, congestione polmonare, congestione sistemica o di angina possono essere presenti anche a riposo. Il grado di invalidità è fissato al 100%.

L’invalidità in base al tipo di cardiopatia

Scendendo nei particolari, c’è un altro modo più specifico per capire il grado di invalidità riconosciuto a chi soffre di cardiopatia sulla base della precisa patologia. Questo ci servirà a capire a quali tipo di agevolazioni avrà diritto il malato di cuore.

Ecco l’elenco delle cardiopatie per le quali è riconosciuto un grado di invalidità:

  • aritmie gravi, invalidità dal 71 all’80%;
  • aritmie gravissime: invalidità dall’81 al 100%;
  • coronaropatia grave: invalidità dal 71 all’80%;
  • coronaropatia gravissima sino a allettamento o s. ipocinetica da scompenso cardiaco cronico terminale: invalidità dall’81 al 100%;
  • miocordiopatie con insufficienza cardiaca grave: : invalidità dal 71 all’80%;
  • miocardiopatie con insufficienza cardiaca gravissima sino a allettamento o s. ipocinetica da scompenso cardiaco cronico terminale: invalidità dall’81 al 100%;
  • trapianto cardiaco complicato: invalidità dal 61 al 100%;
  • valvulopatie di grado severo: invalidità dal 71 all’80%;
  • valvulopatie di grado severo scompensate: invalidità dall’81 al 100%;
  • difetto interatriale (dia) – stadio IV – dia di grado severo. Gravi esiti di chiusura di dia. Inoperabile: invalidità dal 71 al 100%;
  • difetto interventricolare (div) stadio IV: invalidità dal 71 all’80%;
  • difetto interventricolare (div) stadio V: invalidità dall’81 al 100%;
  • pervietà del dotto arterioso stadio IV: invalidità dal 71 all’80%;
  • pervietà del dotto arterioso stadio V: invalidità dall’81 al 100%;
  • pericardite cronica o esiti di pericardite cronica – stadio IV: invalidità dal 71 all’80%;
  • pericardite cronica o esiti di pericardite cronica – stadio V: invalidità dall’81 al 100%;
  • cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado severo: invalidità dal 71 all’80%;
  • cardiopatia ipertensiva scompensata: invalidità dall’81 al 100%;
  • trapianto di cuore e polmoni complicato, la percentuale ottenuta va considerata in concorrenza con la valutazione di base del trapianto cuore – polmoni: invalidità dal 71 al 100%;
  • aneurisma dell’aorta toracica o addominale – stadio V: invalidità dal 71 all’80%;
  • arteriopatia ostruttiva cronica periferica con ischemia cronica e dolore a riposo con lesioni trofiche: invalidità dal 71 all’80%;
  • arteriopatia ostruttiva cronica periferica con ischemia cronica e dolore a riposo con lesioni trofiche estese o gangrena: invalidità dall’81 al 100%.

L’invalidità per chi soffre di cardiopatie

Come abbiamo visto, le patologie appena citate hanno tutte un elevato grado di riduzione della capacità lavorativa – e quindi di invalidità – di chi soffre di cardiopatia. Come si traducono queste percentuali in agevolazioni? La legge [1] prevede questi benefici:

  • dal 46% è possibile l’iscrizione agli elenchi provinciali del lavoro per il collocamento obbligatorio;
  • dal 51% viene riconosciuto un congedo per le cure fino a 30 giorni all’anno;
  • dal 60% in poi il soggetto invalido è collocato definitivamente;
  • dal 67% si ha diritto alla fornitura gratuita delle protesi e all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario;
  • dal 74% viene riconosciuto un assegno mensile a chi non supera un reddito di 4.795,57 euro;
  • il 100% di invalidità dà diritto ad una pensione mensile. Se c’è impossibilità di deambulare o di compiere gli atti ordinari della vita, è prevista anche l’indennità di accompagnamento [1];
  • per i minori di 18 anni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età che frequentano in modo continuo o periodico centri ambulatoriali oppure scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido: indennità di frequenza di 279,47 euro per il 2017 [2].

Come ottenere l’invalidità

La Commissione medica dell’Azienda sanitaria locale, integrata da un medico dell’Inps quale componente effettivo, sarà l’incaricata di rilasciare a chi soffre di cardiopatia il certificato di invalidità in base ai dovuti accertamenti medici [7].

Se questa Commissione non si pronuncia entro 45 giorni, chi soffre di cardiopatia può chiedere alla stessa Commissione di rilasciare un certificato provvisorio al termine della visita. Documento che sarà valido fino al pronunciamento definitivo della Commissione medica dell’Inps.

Questo certificato, però, non è sufficiente usufruire dei benefici di legge. E’ necessario che una Commissione medica riconosca il grado di gravità della persona invalida. Questa valutazione si basa sulla riduzione della capacità lavorativa, riduzione alla quale viene attribuita una delle percentuali che abbiamo visto in precedenza. Successivamente, la Commissione determina quale sia la capacità residua del soggetto.

Se la valutazione della Commissione viene ritenuta ingiusta, è possibile presentare ricorso per accertamento tecnico al Tribunale Civile – Sezione Lavoro entro sei mesi da quando è stata ricevuta la comunicazione.

Diritti al lavoro per chi soffre di cardiopatia

Il lavoratore che soffre di cardiopatia ha una serie di diritti ma anche alcuni doveri da rispettare.

Tanto per cominciare, il datore di lavoro è obbligato ad assegnare, in quanto possibile, un altro posto a chi è temporaneamente invalido, quindi anche a chi soffre di una cardiopatia incompatibile con il tipo di mansione che svolge [3].  Inoltre, deve tenere conto delle capacità e delle condizioni di salute dei lavoratori [4]. Il medico competente può esprimere i giudizi di idoneità specifica alla mansione accertando, in via preventiva e poi periodicamente, l’assenza di controindicazioni.

Tuttavia, se una prestazione del lavoratore è diventata soltanto «parzialmente» impossibile, il datore di lavoro può recedere il contratto se non ha un interesse apprezzabile all’adempimento parziale di quella mansione [5].

Se il dipendente ritiene di aver subìto, a causa dell’attività lavorativa, una cardiopatia, avrà l’onere di provare l’esistenza del danno, la nocività dell’ambiente in cui ha lavorato ed il nesso causale fra questi due elementi [6]. Questo perché quella del datore di lavoro è da considerarsi responsabilità contrattuale e, pertanto, l’onere della prova incombe sul lavoratore. Solo successivamente, sarà l’azienda a tentare di dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Il diritto all’esenzione dal ticket per cardiopatia

Come abbiamo visto prima, chi soffre di cardiopatia e gli viene riconosciuta una percentuale di invalidità superiore al 64% ha diritto all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. Questo significa che non dovrà pagare visite ed esami legati alla sua specifica patologia.

L’attestato rilasciato dall’Asl per l’esenzione dal ticket riporta un codice che corrisponde alla patologia e che il medico curante dovrà segnalare su ogni ricetta o impegnativa.

Ecco i codici delle malattie del sistema circolatorio per le quali è prevista l’esenzione (tutti iniziano con lo 002):

  • 394: malattie della valvola mitrale;
  • 395: malattie della valvola aortica;
  • 396: malattie delle valvole mitrale e aortica;
  • 397: malattie di altre strutture endocardiche;
  • 414: altre forme di cardiopatia ischemica cronica;
  • 416: malattia cardiopolmonare cronica;
  • 417: altre malattie del circolo polmonare;
  • 424: altre malattie dell’endocardio;
  • 426: disturbi della conduzione;
  • 427: aritmie cardiache;
  • 429.4: disturbi funzionali conseguenti a chirurgia cardiaca;
  • 433: occlusione e stenosi delle arterie precerebrali;
  • 434: occlusione delle arterie cerebrali;
  • 437: altre e mal definite vasculopatie cerebrali;
  • 440: ateriosclerosi;
  • 441.2: aneurisma toracico senza menzione di rottura;
  • 441.2: aneurisma addominale senza menzione di rottura;
  • 441.7: aneurisma toracoaddominale senza menzione di rottura;
  • 441.9: aneurisma aortico di sede non specificata senza menzione di rottura;
  • 442: altri aneurismi;
  • 444: embolia e trombosi arteriose;
  • 447.0: fistola arterovenosa acquisita;
  • 447.1: stenosi di arteria;
  • 447.6: arterite non specificata;
  • 452: trombosi della vena porta;
  • 453: embolia e trombosi di altre vene;
  • 459.1: sindrome postflebitica;
  • 557.1: insufficienza vascolare cronica dell’intestino;
  • 745: anomalie del bulbo cardiaco e anomalie del setto cardiaco;
  • 746: altre malformazioni del cuore;
  • 747: altre anomalie congenite del sistema circolatorio;
  • V42.2: valvola cardiaca sostituita da trapianto;
  • V43.3: valvola cardiaca sostituita con altri mezzi;
  • V43.4: vaso sanguigno sostituito con altri mezzi;
  • V45.0: dispositivo cardiaco postchirurgico in situ.

Esonero dall’obbligo di indossare le cinture di sicurezza

A seconda della valutazione del medico, chi soffre di cardiopatia può essere esonerato dall’obbligo di usare le cinture di sicurezza in auto. Il Codice della strada, infatti, prevede l’esonero da questo vincolo per le persone che risultino, sulla base di certificazione rilasciata dall’Asl o dal cardiologo curante, affette da patologie particolari o che presentino condizioni fisiche che costituiscono controindicazione specifica all’uso di questi dispositivi [8].

La certificazione deve indicare la durata di validità e recare il simbolo previsto dalla direttive Ue in merito [9]. Inoltre deve essere esibita su richiesta degli organi di Polizia in caso di controlli stradali (conviene, quindi, tenerla sempre in macchina).

La richiesta va presentata dal diretto interessato, sempre che il cardiologo non l’abbia già fatto di sua iniziativa.

Il certificato è indipendente da quello rilasciato dalle commissioni mediche in merito alle patenti speciali per invalidi. Le stesse commissioni potrebbero decidere di chiedere a chi soffre di cardiopatia di montare sull’auto delle cinture di sicurezza speciali adatte alla sua patologia. Ad ogni modo, la valutazione dell’esistenza delle effettive condizioni per l’esonero dall’uso delle cinture spetta esclusivamente al cardiologo in modo insindacabile.

note

[1] Legge n. 104/1992.

[2] Legge n. 289/1990.

[3] Art. 8 Dlgs. n. 277/1991.

[4] Dlgs. n. 106/2009.

[5] Art. 1416 cod. civ.

[6] Cass. sent. 3989/2015.

[7] Art. 20 co. 1 Dl. n. 78/2009.

[8] Art. 172 cod. str.

[9] Art. 5 direttiva 91/671/CEE.

Autore immagine: Pixabay.com


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