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Imu: chi paga alla morte del coniuge proprietario della casa?

1 Maggio 2017


Imu: chi paga alla morte del coniuge proprietario della casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Maggio 2017



A pagare l’Imu è il coniuge superstite titolare del diritto di abitazione e non gli eredi.

Alla morte del proprietario della casa, a dover pagare l’Imu sull’immobile non sono i suoi eredi bensì l’eventuale coniuge superstite che continua a vivervi dentro. E ciò vale anche se questi fissa la propria residenza altrove. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria in una recente e interessante sentenza [1]: sentenza che va a disciplinare tutti quei casi in cui il marito o la moglie, rimasto vedovo, mantiene il cosiddetto «diritto di abitazione» (una sorta di usufrutto) sull’appartamento che è sempre stato il domicilio della coppia. Se, quindi, hai ricevuto una richiesta di versamento dell’Imu e ti stai chiedendo chi paga alla morte del coniuge proprietario della casa è bene che tu conosca questo precedente.

Quando muore il proprietario di una casa, nell’immobile ha diritto di continuare a vivere il proprio coniuge, fino all’ultimo dei suoi giorni. Questo diritto, chiamato appunto «diritto di abitazione», deriva in automatico dalla legge [2] e, quindi, scatta anche se l’immobile finisce in eredità ad altri soggetti (come ad esempio i figli). Gli eredi devono tollerare la presenza del coniuge superstite nell’abitazione in questione.

Si pone quindi il problema su chi debba pagare le spese di gestione dell’appartamento e, soprattutto, capitolo ancor più delicato, le tasse. E su quest’ultimo punto a chiarire come stanno lo cose sono i giudici tributari calabresi secondo cui il coniuge superstite è tenuto al versamento dell’Imu in quanto titolare del diritto di abitazione, a prescindere dal fatto che la proprietà del bene sia ereditata dai figli e anche dal fatto che risieda formalmente in un altro immobile. Cerchiamo di capire le basi di questo ragionamento.

Il coniuge superstite ha sempre il diritto di abitazione

Il primo punto da tenere in considerazione è il codice civile [2]: la norma riconosce al coniuge superstite, anche se l’immobile passa in eredità ad altre persone, il diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Questo diritto spetta anche se i coniugi avevano la residenza anagrafica in due Comuni diversi: la legge infatti, ha voluto costituire il diritto di abitazione nella casa adibita a «residenza familiare» e non «anagrafica».

Stesso nucleo familiare anche con diversa residenza

La seconda disposizione di legge da tenere in considerazione è quella secondo cui [3]: i coniugi con diversa residenza fanno comunque parte dello stesso nucleo familiare, identificato sulla base della famiglia anagrafica di uno dei coniugi, di comune accordo corrispondente alla residenza familiare. Fa eccezione solo il caso in cui è intervenuta una separazione giudiziale o consensuale, oppure quando la diversa residenza è consentita a seguito di provvedimento del giudice e, infine, quando uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare.

A quest’ultimo riguardo la legge stabilisce [3] quando segue:

«I coniugi che hanno diversa residenza anagrafica, anche se risultano a carico ai fini Irpef di altre persone, fanno parte dello stesso nucleo familiare, identificato sulla base della famiglia anagrafica di uno dei coniugi che è considerata di comune accordo corrispondente alla residenza familiare. Detti criteri di attrazione non operano nei seguenti casi:

  • quando è stata pronunciata separazione giudiziale o è intervenuta
  • l’omologazione della separazione consensuale oppure quando è stata ordinata la separazione;
  • quando la diversa residenza è consentita a seguito dei provvedimenti temporanei nel giudizio di separazione;
  • quando uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
  • in presenza di una domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • quando sussiste abbandono del coniuge, accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali.

A pagare l’Imu è il titolare del diritto di abitazione

Le conseguenze del ragionamento che abbiamo appena tracciato portano a ritenere quindi che a dover pagare l’Imu per la casa passata in successione non sono gli eredi ma il coniuge superstite titolare del diritto di abitazione. Anche se ha residenza altrove. Difatti:

  • il diritto di abitazione spetta al coniuge superstite facente parte del nucleo familiare;
  • si considera appartenente al medesimo nucleo familiare anche il coniuge con diversa residenza;
  • pertanto il coniuge con diversa residenza familiare mantiene il diritto di abitazione e, conseguentemente, l’obbligo di pagare l’Imu.

note

[1] Ctp Reggio Calabria, sent. 103/2/2017.

[2] Art. 540 cod. civ.

[3] DPCM n. 221/1999 del 7.05.1999 art. 1 bis co. 4

Autore immagine: 123rf com


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