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Lo sai che? Fermo auto: legittimo anche per debiti di basso importo?

Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2017

Limiti di iscrizione del fermo auto per debiti Equitalia e Agenzia delle Entrate.

L’iscrizione, per debiti fiscali, di fermo amministrativo sull’auto del contribuente deve rispettare il principio di proporzionalità e l’obbligo di motivazione.

Equitalia o Agenzia delle Entrate possono iscrivere il fermo amministrativo sull’auto a seguito di una cartella esattoriale non pagata e avente ad oggetto non solo multe per infrazioni al codice della strada, ma anche bollo auto, canone Rai, contributi Inps, tasse sui rifiuti, Iva ecc.

La legge si limita a disporre che il debito per il quale l’ente intende iscrivere il fermo deve essere superiore a 50 euro. Non ci sono altri limiti minimi ai quali attenersi. Ciò vuol dire che, applicando rigidamente le norme, sarebbe legittimo il fermo auto anche per un debito di poche centinaia di euro.

Tuttavia, per fortuna, quello che la legge non dice viene logicamente dedotto dalla giurisprudenza. Si fa sempre più strada, infatti, l’orientamento che impone il rispetto del principio di proporzionalità tra debito e fermo amministrativo.

Alle sentenze già commentate, si aggiunge la recentissima interessante pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Como [1] che ha ritenuto illegittimo il fermo amministrativo in quanto sproporzionato rispetto ai debiti tributari del contribuente (nel caso di specie inferiori a 3000,00 euro).

Un ulteriore profilo di illegittimità del fermo è stato individuato nella mancata indicazione, da parte dell’Agente delle riscossione, della specifica e concreta valutazione dell’autovettura e l’eventuale rapporto tra il valore del fermo e il credito tributario.

Secondo la pronuncia in esame, il mancato rispetto del principio di proporzionalità viola innanzitutto la natura prettamente cautelare del provvedimento di fermo, che implica una valutazione anche nel quantum.

Ad essere incrinato è poi il principio della buona fede nei rapporti tra contribuente e Amministrazione finanziaria che implica il dovere in capo al concessionario di attenersi al rispetto del principio di proporzionalità nella fase della riscossione coattiva tra la misura adottabile e i danni che da tale misura ne derivano al contribuente.

A tali principi si è ispirata anche recente giurisprudenza di merito secondo la quale il preavviso/fermo amministrativo iscritto dal concessionario della riscossione sul veicolo del contribuente è illegittimo, se tale misura è sproporzionata rispetto al debito erariale.

Ne deriva che l’applicazione in maniera indiscriminata delle ganasce fiscali configura un eccesso di potere da parte di Equitalia/Agenzia delle Entrate. E ciò in particolare nelle ipotesi in cui i motivi che hanno indotto il concessionario ad applicare una misura così drastica non sono affatto evidenziati nell’atto impositivo.

Difatti, anche se la legge concede al concessionario gli strumenti necessari a garantire l’esigibilità dei crediti, dall’altra questi stessi strumenti devono essere adottati nel rispetto delle norme sul procedimento amministrativo e dello Statuto del contribuente e, di conseguenza, dovranno essere motivati.

In alcuni casi [2] i giudici hanno dichiarato l’illegittimità del fermo amministrativo iscritto per debiti di modico valore, inferiore comunque agli ottomila euro. L’importo dei ruoli e cartelle esattoriali sulla base della quale viene iscritto il fermo amministrativo dovrebbe sempre superare gli ottomila euro proprio perché esso è un atto preordinato e strumentale all’espropriazione in quanto tale ne eredita le regole operative.

Si precisa infine che il  provvedimento di fermo è un provvedimento fortemente afflittivo che va ad incidere su valori di natura costituzionale, quali la libertà di movimento e l’attività lavorativa, per cui è necessaria, l’indicazione specifica dei presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la relativa decisione dell’Amministrazione.


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