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Tfr dell’ex coniuge: quando matura il diritto ad ottenerlo?

5 maggio 2017 | Autore:


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Ho letto che il diritto alla quota del Tfr dell’altro coniuge sorge solo quando l’indennità è maturata dopo il divorzio; ma a quale momento si riferisce la parola “maturata”, a quando si va in pensione o al momento in cui il Tfr è percepito? Per i dipendenti pubblici il Tfr si riceve a rate a partire da due anni dopo il pensionamento fino a quattro anni dopo.

Prima di dare risposta al quesito del lettore, è bene chiarire, se pur per sommi capi, la disciplina in tema di Tfr spettante al coniuge divorziato.

Tfr dell’ex coniuge lavoratore: quando spetta?

La legge sul divorzio [1] attribuisce all’ex coniuge del lavoratore il diritto di ottenere una percentuale sul Tfr di quest’ultimo (meglio definito “indennità di fine rapporto”); indennità che comprende tutti i trattamenti di fine rapporto – derivanti sia da lavoro subordinato che parasubordinato – che costituiscono una quota differita della retribuzione spettante al lavoratore, condizionata (ai fini della sua riscossione) alla cessazione del rapporto di lavoro, da qualunque causa essa derivi.

Più in particolare, per aver diritto ad ottenere una quota del Tfr percepito dall’ex è necessario che:

  • i coniugi siano divorziati: non basta cioè che siano semplicemente separati giudizialmente; il diritto alla percentuale di Tfr, infatti, sorge solo se l’indennità spettante all’altro coniuge matura al momento della proposizione della domanda di divorzio o dopo di essa e non quando l’indennità sia maturata e sia stata percepita in data anteriore, eventualmente in pendenza del precedente giudizio di separazione;
  • il coniuge che richiede la quota di Tfr abbia ottenuto il riconoscimento dal giudice di un assegno di divorzio a carico dell’altro coniuge da corrispondersi in forma periodica (e non invece in unica soluzione, c.d. una tantum divorzile);
  • l’ex coniuge che richiede la quota di Tfr non si sia risposato, a nulla rilevando invece che a passare a nuove nozze sia l’ex coniuge lavoratore o che questo abbia avuto dei figli o che, ancora, abbia visto peggiorare le proprie condizioni economiche.

Come si calcola la quota di Tfr spettante all’ex coniuge del lavoratore

Al ricorrere delle suddette condizioni, il Tfr spetta nella misura del 40% della liquidazione maturata dal lavoratore negli agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio (si considera quindi anche il periodo della separazione). Percentuale questa che va calcolata sull’importo effettivamente dovuto al lavoratore (importo netto quindi) e non su quello gravato dagli oneri fiscali; ciò allo scopo di non privare il lavoratore di una percentuale su un importo di fatto mai ricevuto.

In particolare, il suddetto calcolo va effettuato dividendo prima l’indennità percepita per il numero degli anni di durata del rapporto di lavoro, poi moltiplicando il risultato per il numero degli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio ed infine, calcolando il 40% su tale ultimo importo.

Cosa vuol dire «Tfr maturato»?

Ciò premesso, e venendo allo specifico quesito posto dal lettore, l’espressione «Tfr maturato» va intesa nel senso che l’ex coniuge lavoratore, con la cessazione del rapporto di lavoro, deve aver maturato il diritto a percepirlo.

Non vi è dubbio, infatti, che il Tfr matura nel corso del tempo (e anche se non vi è un obbligo al suo accantonamento annuale – fatta eccezione per le spa- tuttavia una quota annua viene vincolata nell’interesse del lavoratore), ma il lavoratore non può goderne se non alla cessazione del rapporto di lavoro, che può avvenire per pensionamento, dimissioni, licenziamento, cessazione dell’attività d’impresa, ecc., fatta salva la possibilità di chiederne delle anticipazioni nel corso del rapporto di lavoro.

A riguardo, infatti, è stato chiarito che il diritto diretto ad ottenere la quota dell’indennità di fine rapporto diviene attuale e, dunque, azionabile in giudizio, nel momento in cui sorge per l’ex coniuge lavoratore, con la cessazione del rapporto di lavoro, il diritto al relativo trattamento, sempre che il richiedente sia, allora, titolare di assegno di divorzio e non sia passato a nuove nozze [2].

E ancora, è inammissibile la domanda di riconoscimento del diritto alla quota di tale indennità prima che l’altro coniuge abbia maturato, con la cessazione del rapporto di lavoro, il diritto alla relativa percezione [3].

Dunque il concetto di maturazione sembra essere strettamente legato a quello della cessazione del rapporto di lavoro.

Che succede se il lavoratore ha ottenuto acconti o anticipazioni sul Tfr?

Per quanto riguarda, poi gli “acconti” o “anticipi” del Tfr ai quali il lettore fa riferimento (e che sono cosa diversa dalle “anticipazioni”), il criterio da applicare è lo stesso della liquidazione a saldo: detti anticipi, infatti, costituiscono delle semplici tranches del pagamento del Tfr. In tal caso il lavoratore avrà diritto ad ottenere gli interessi sin dal momento di spettanza del Tfr (che nel settore privato è il mese successivo alla cessazione del rapporto di lavoro e nel settore pubblico può anche arrivare a 24 mesi) e dunque anche l’ex coniuge del lavoratore avrà diritto di chiedere la propria quota di spettanza sugli importi rateali così maturati.

Con riferimento, invece, al caso in cui il lavoratore abbia chiesto e ottenuto delle anticipazioni sul Tfr nel corso del rapporto di lavoro, poiché la legge parla indennità «maturata e percepita alla cessazione del rapporto di lavoro», si ritiene che il diritto alla quota di Tfr da parte dell’ex coniuge del lavoratore si riferisca all’indennità effettivamente percepita e non, invece, quella che sarebbe stata percepita se il lavoratore non avesse ricevuto le anticipazioni.

Dunque, il calcolo della quota del 40% di Tfr spettante all’ex coniuge del lavoratore dopo il divorzio va effettuato al netto degli anticipi richiesti ed ottenuti dallo stesso durante il matrimonio (compreso il periodo di separazione). Ciò in quanto l’anticipo, una volta accordato dal datore di lavoro e riscosso dal lavoratore, entra a far parte del suo patrimonio personale.

Il Tfr spetta anche per i lavori iniziati dopo il divorzio?

Parimenti, poiché la legge dispone che la quota percentuale del Tfr spetta all’ex coniuge del lavoratore solo in relazione agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio e non, invece sull’intera indennità di fine rapporto maturata, nel caso in cui il lavoratore intraprenda nuove attività lavorative dopo il divorzio, le liquidazioni relative ai suddetti nuovi impieghi spetteranno in via esclusiva al lavoratore.

Il Tfr per l’ex coniuge viene accantonato in automatico?

Resta fermo, in ogni caso, il fatto che la quota del Tfr non spetta in automatico dopo il divorzio alla data della sua maturazione da parte del lavoratore, ma l’ex coniuge del lavoratore dovrà rivolgere una espressa domanda al giudice affinché disponga in proprio favore l’attribuzione della quota percentuale dell’indennità di fine rapporto, tenendo conto del periodo in cui il matrimonio è coinciso con il rapporto di lavoro.

note

[1] Art. 12 bis L. 898/1970.

[2] C. App. Roma, ord. 17.12.2008.

[3] Trib. Milano, ord.  19.03.2014.

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