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Lo sai che? Divorzio: visite ai figli mai con accordo privato

Lo sai che? Pubblicato il 2 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 maggio 2017

Marito e moglie non possono derogare con una scrittura privata ai giorni e tempi di visita dei figli stabiliti con la sentenza di separazione o divorzio.

I coniugi ormai separati o divorziati non possono mettersi d’accordo tra loro per regolamentare il diritto di visita ai figli che il genitore con loro non convivente dovrà rispettare. Questo perché è sempre il giudice a dover mettere il «nulla osta» sulle intese private. Quindi, per esempio, se la coppia ha già provveduto a separarsi consensualmente o a seguito di una causa e successivamente dovesse ritenere di modificare i giorni in cui il papà può vedere i bambini deve passare nuovamente dal tribunale, con un ricorso, per far modificare la precedente decisione. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1]. La Corte non fa che enucleare il seguente principio: dopo la separazione o il divorzio, le visite ai figli non possono mai essere stabilite con accordo privato siglato dai coniugi, anche se c’è il consenso reciproco.

Per comprendere la sentenza qui in commento facciamo un esempio. Immaginiamo che una coppia, con figli ancora minorenni, decida di separarsi. I due raggiungono un’intesa su tutto, anche sul diritto di visita del padre verso i figli, i quali andranno a vivere con la madre. Marito e moglie, assistiti dai rispettivi avvocati, si presentano in tribunale e procedono con la separazione consensuale. L’accordo viene “ratificato” dal giudice e diventa obbligatorio. Senonché, dopo qualche mese, l’uomo cambia lavoro e i suoi turni sono diversi rispetto a quelli che aveva in precedenza. In particolare deve lavorare spesso nei weekend e non può più prendere i ragazzi all’uscita dalla scuola per come inizialmente concordato nella separazione consensuale. Così, d’accordo con l’ex moglie, decide di modificare le condizioni di visita dei figli, stabilendo giorni diversi ed orari differenti. Quale valore ha questo accordo? Nessuno, a detta della Cassazione. I coniugi, per fare tutto in regola, avrebbero dovuto presentare un nuovo ricorso al giudice e modificare le condizioni di separazione e, segnatamente, il diritto di visita nei confronti dei figli.

Secondo la sentenza in commento è dunque nulla la scrittura privata fra coniugi con la quale si regolano le visite ai figli. È infatti sempre necessario l’intervento del giudice per modificare le condizioni contenute nel decreto di omologazione della separazione: altrimenti scatta l’illecito penale. Infatti, il genitore che non rispetta il provvedimento del magistrato ne risponde a titolo di reato per «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice» [2].

Nessuna possibilità viene quindi riconosciuta agli ex coniugi – sebbene in ottimi rapporti – di modificare le disposizioni contenute nel decreto di omologazione della separazione oppure nell’ordinanza presidenziale, ma è necessario l’intervento del giudice sull’accordo modificativo. Il tutto a tutela dei diritti indisponibili del soggetto più debole ossia il figlio. Ciò perché un accordo che cambia le modalità di visita dei figli stabilite inizialmente dal giudice potrebbe in teoria risultare pregiudizievole per i preminenti interessi di questi ultimi, alla cui tutela i suddetti provvedimenti sono rivolti.

L’elusione delle prescrizioni del giudice in tema di visita ai figli costituisce un illecito penale. Il codice infatti prevede l’incriminazione per chi non ottempera o aggiri le finalità di un provvedimento del giudice.

note

[1] Cass. sent. n. 20801 del 2.05.2017.

[2] Art. 388 cod. pen.


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