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Lo sai che? Conviventi: quale eredità con o senza testamento?

Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

Al convivente spetta il diritto di succedere e l’eredità del partner che non ha fatto testamento?

Che succede se due persone convivono e una di queste muore senza lasciare testamento? Il superstite ha diritto a una quota dell’eredità del defunto e come si attua, in tali casi, la successione all’interno della cosiddetta «famiglia di fatto»?

Come noto la legge Cirinnà ha modificato la materia delle coppie conviventi, disponendo in favore di queste una serie di diritti minimi, diritti che però possono essere estesi dagli interessati firmando un «patto di convivenza».

Ma procediamo con ordine e vediamo quale eredità, senza testamento, spetta ai conviventi.

Regole di successione tra conviventi se manca il testamento

Il convivente superstite non ha diritto a una quota di eredità del convivente defunto, non rientrando tra gli eredi legittimi previsti dal codice civile. Tuttavia i partner possono regolare i loro rapporti successori in modo diverso stipulando un contratto di convivenza. In esso le parti possono inserire clausole che regolano gli aspetti economici e patrimoniali in caso di morte di un convivente.

In ogni caso, al convivente superstite non spetta la pensione di reversibilità.

Regole di successione tra conviventi se c’è il testamento

Nonostante l’assenza di diritto a succedere previsto dalla legge, ogni convivente può nominare, come suo erede, il partner, citandolo nel proprio testamento (sia esso olografo o pubblico). Egli, in particolare, può prevedere una delle seguenti disposizioni a favore dell’altro:

  • nominare erede il convivente;
  • lasciare al convivente la proprietà della casa o l’usufrutto o il diritto di abitazione sulla stessa;
  • istituire un legato a favore del convivente per determinati cespiti o diritti (ad es. per il diritto di abitazione);
  • prevedere un obbligo di mantenimento dell’altro convivente come legato a carico di un suo erede.

Insomma, si tratta delle consuete libertà riconosciute dalla legge a chiunque altro, con un unico limite – valevole quindi anche per i conviventi – di non violare le quote di legittima (leggi Quali sono le quote di legittima). In altre parole, il convivente è sì libero di lasciare al partner non sposato una parte del proprio patrimonio, ma deve comunque far salvi i diritti dell’eventuale figlio o dei genitori o dei nonni se ancora in vita. Tali soggetti vengono definiti dalla legge «legittimari» e hanno sempre diritto a una quota dell’eredità, anche in presenza di testamento che disponga diversamente. I legittimari sono il coniuge anche separato, figli e nipoti e, in loro mancanza, i genitori. Se il testamento lede le loro posizioni, essi possono agire con l’azione di lesione della legittima. Solo la restante parte del patrimonio del testatore (cosiddetta «disponibile») può essere lasciata liberamente a chi questi desidera, ivi compreso il partner.

Risarcimento in caso di morte per fatto illecito

In caso di morte del convivente, la legge prevede il diritto del partner di ottenere il risarcimento del danno da parte dell’eventuale responsabile (si pensi al caso di incidente stradale) secondo regole e criteri validi anche per il risarcimento del danno al coniuge superstite.

Tale possibilità era ammessa anche prima del decreto Cirinnà da parte della giurisprudenza che, addirittura, riconosce il diritto al/alla fidanzato/a in vista delle imminenti nozze.

Se la persona offesa è morta in conseguenza di un reato, le facoltà e i diritti previsti dalla legge sono esercitati dai prossimi congiunti di essa o da persona alla medesima legata da relazione affettiva e con essa stabilmente convivente.

Pensione di reversibilità e TFR

Al convivente superstite non spetta la pensione di reversibilità (che spetta invece alle coppie sposate), in quanto la legge [1] non include espressamente il convivente tra i soggetti che possono beneficiarne.

Il decreto Cirinnà non ha modificato tale situazione, né le parti possono prevedere diversamente in un eventuale contratto di convivenza. Il divieto per il convivente di ottenere la pensione di reversibilità è attualmente riconosciuto anche dalla giurisprudenza [2] anche quando la convivenza presenta i caratteri della stabilità e della certezza tipici del rapporto coniugale.

Allo stesso modo il convivente superstite non ha diritto ad alcuna quota di liquidazione del TFR (trattamento fine rapporto).

note

[1] L. 335/95.

[2] C. Cost. sent. n. 461/2000.


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