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Guida senza patente, quali sanzioni?

2 Maggio 2017


Guida senza patente, quali sanzioni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Maggio 2017



Chi guida senza patente rischia la sanzione amministrativa: il reato è stato depenalizzato. Resta però un reato la recidiva ossia la reiterazione in due anni.

Una cosa è uscire di casa senza patente, un’altra è invece non avere del tutto la patente perché mai conseguita o perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici. Tuttavia, in entrambi i casi si rischia sempre e solo una sanzione amministrativa (ciò che comunemente si chiama multa). A differenza di un tempo, infatti, la guida senza patente (ossia il caso di chi la patente non l’ha mai conseguita o gli è stata revocata o non l’ha rinnovata) non è più un reato. È questa la conseguenza dell’approvazione, avvenuta l’anno scorso, di un decreto legge [1] che ha depenalizzato numerose fattispecie penali tra cui, appunto, la guida senza patente. Ma attenzione: quando tale condotta viene ripetuta per almeno due volte nell’arco di due anni si rischia di nuovo il penale. La questione è stata oggetto di una recente sentenza della Cassazione [2]: la pronuncia è assai importante perché traccia il confine tra la sanzione amministrativa e il reato, chiarendo una volta per tutte, alla luce della recente riforma, quali sanzioni si rischia a guidare senza patente. Vediamo cosa dice la pronuncia della Suprema Corte.

Il codice della strada [3] stabilisce che «chiunque conduce veicoli senza aver conseguito la corrispondente patente di guida è punito con l’ammenda da 2.257 euro a 9.032 euro; la stessa sanzione si applica ai conducenti che guidano senza patente perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici. Nell’ipotesi di recidiva nel biennio si applica altresì la pena dell’arresto fino ad un anno […]»). Questo comportamento che un tempo era reato oggi è un semplice illecito amministrativo. Dunque attualmente la guida senza patente comporta solo una sanzione pecuniaria mentre la fedina penale resta immacolata. Scatta invece la sanzione penale (ossia l’arresto fino a un anno) quando la guida senza patente avviene per almeno due volte nell’arco di un biennio (recidiva). La stessa sanzione si applica ai conducenti che guidano senza patente perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici.

Da tale ricostruzione argomentativa, consegue che la condotta di guida senza patente costituisce illecito amministrativo, restando invece sanzionata a livello penale (con l’arresto fino a un anno) la guida senza patente in caso di recidiva o reiterazione nel biennio.


note

[1] D.l. n. 8/2016.

[2] Cass. sent. n. 20338/17 del 28.04.2017.

[3] Art. 116 co. 15 cod. str.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 7 marzo – 28 aprile 2017, n. 20338
Presidente Blaiotta – Relatore Gianniti

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Ascoli con la sentenza impugnata ha assolto V.U. dall’imputazione di guida senza patente, accertata in San Benedetto del Tronto in data 16 e 29 marzo 2013 perché il fatto non è previsto dalla legge come reato ed ha disposto la trasmissione degli atti alla Prefettura di Ascoli per quanto di competenza.
2. Avverso la suddetta sentenza propone ricorso il Procuratore Generale presso la Corte di appello di Ancona denunciando violazione di legge.
Il Pubblico Ministero ricorrente fa presente che il Tribunale è pervenuto al giudizio assolutorio senza considerare che, nel caso in cui sia contestata la recidiva nel biennio, non opera la depenalizzazione di cui al d.l. del 15 gennaio 2016 n. 8.

Considerato in diritto

1. Il ricorso del Pubblico Ministero è fondato.
2. Può essere utile ripercorrere brevemente le disposizioni in materia di depenalizzazione introdotte ad opera del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, attuativo dell’art. 2, comma 2, della L. 28 aprile 2014, n 67, e finalizzato a rispondere alla scelta di politica criminale di deflazionare il sistema penale, sostanziale e processuale, in ossequio ai principi di frammentarietà, offensività e sussidiarietà della sanzione penale.
In particolare, con specifico riferimento all’ipotesi contravvenzionale di guida senza patente, l’art. 116 comma 15 (già comma 13) d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, prevede(va) la pena dell’ammenda per colui che guida veicoli senza aver conseguito la patente ovvero essendo stata questa revocata o non rinnovata.
Nell’ipotesi di recidiva nel biennio dispone che si applica altresì la pena dell’arresto fino ad un anno.
Tale contravvenzione, nelle ipotesi punite con la sola pena pecuniaria, è stata trasformata in illecito amministrativo dall’art. 1 comma 1 d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, in vigore dal 6 febbraio 2016. Tuttavia, dalla abolitio criminis è stata esclusa l’ipotesi punita anche con la pena detentiva, giacché l’art. 1 comma 2 del d.lgs. n. 8/2016 – dopo aver affermato la depenalizzazione anche dei reati che, nelle “ipotesi aggravate”, sono puniti con la pena detentiva, sola, alternativa o congiunta a quella pecuniaria – precisa che, in tal caso, le ipotesi aggravate sono da ritenersi “fattispecie autonome di reato”.
Dunque, la contravvenzione di guida senza patente – di cui all’art.116, comma 15, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 – dal 6 febbraio 2016 costituisce illecito amministrativo. Resta invece sanzionata penalmente la guida senza patente in caso di recidiva/reiterazione nel biennio: il fatto assume carattere penale, configurandosi come autonoma fattispecie di reato, punita con l’arresto fino a 1 anno.
3. Occorre aggiungere che l’art. 5 – nel prevedere che: “Quando i reati trasformati in illeciti amministrativi ai sensi del presente decreto prevedono ipotesi aggravate fondate sulla recidiva ed escluse dalla depenalizzazione, per recidiva è da intendersi la reiterazione dell’illecito depenalizzato” – ha integrato la fattispecie contravvenzionale di guida senza patente di cui all’art. 116, comma 15 Cod. strad.: il “nuovo” reato di guida senza patente contempla una nozione di recidiva che attribuisce rilevanza agli episodi di guida senza patente non più aventi rilievo penale, i quali devono essere accertati dall’autorità amministrativa con provvedimento esecutivo.
Al riguardo di detta previsione normativa questa Sezione, di recente (sent. n. 48779 del 21/09/2016, PM in proc. S., Rv. 268247), ha avuto modo di precisare che:
– trattasi di norma che ha la funzione di integrazione della fattispecie contravvenzionale, rispetto alla quale concorre alla definizione di recidiva: tale conclusione poggia sul dato testuale, laddove la disposizione menziona l’illecito “depenalizzato”, ovvero quello che può esser commesso solo dopo l’entrata in vigore della legge di depenalizzazione;
– per i fatti commessi successivamente all’entrata in vigore del decreto in argomento, la recidiva risulta integrata non più solo quando risulti il precedente giudiziario specifico ma anche solo quando risulti una precedente violazione amministrativa definitivamente accertata;
– non è coerente ritenere, in relazione ai fatti commessi anteriormente al 6.02.2016, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, che ove manchi il giudicato nel biennio relativo a fatto pregresso di analoga natura debba o possa tenersi conto di un eventuale provvedimento amministrativo divenuto esecutivo che attesti comunque l’avvenuta violazione.
D’altra parte, resta sempre fermo il principio, già affermato da questa Corte nella vigenza della precedente normativa, in base al quale, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante della “recidiva nel biennio”, rileva la data del passaggio in giudicato della sentenza relativa al fatto-reato precedente rispetto a quello per il quale si procede (sent. n. 40617 del 30/04/2014, PM e Mauro, Rv. 26030401).
4. Di tale quadro normativo non ha tenuto conto il Tribunale di Ascoli Piceno, laddove, nella sentenza impugnata, ha assolto S.S. dalla imputazione di guida senza patente, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, senza considerare che, nella specie, è stata contestata la recidiva nel biennio e senza farsi carico di motivare se la contestata recidiva andava o no esclusa alla luce dei principi di diritto affermati da questa Corte.
Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Ascoli Piceno, che, nel procedere a nuovo giudizio, terrà conto dei principi di diritto sopra richiamati.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Ascoli Piceno.


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