Diritto e Fisco | Articoli

Quanto tempo dura un’ispezione del fisco in azienda?

2 maggio 2017


Quanto tempo dura un’ispezione del fisco in azienda?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 maggio 2017



L’ispezione del fisco può superare i termini stabiliti dalla legge di 30/60 giorni, restando ugualmente valida.

La guardia di finanza o gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate possono rimanere in azienda per un accertamento fiscale oltre i termini stabiliti dalla legge di 30 o 60 giorni a seconda dei casi. Anche superando tali limiti, l’accertamento è ugualmente legittimo. A chiarirlo è un’ordinanza della Cassazione [1] dello scorso 27 aprile. Cerchiamo dunque di chiarire quanto tempo dura un’ispezione del fisco in azienda.

Durata delle ispezioni fiscali: cosa prevede la legge

La legge [2] stabilisce che la permanenza dei verificatori dell’agenzia delle Entrate o della guardia di finanza, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi. Tale termine però può essere prorogato per ulteriori trenta giorni (arrivando complessivamente a 60 giorni) nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell’ufficio, per specifiche ragioni.

Che succede in caso di superamento del termine di legge di permanenza dei verificatori o dei militari dell’amministrazione finanziaria nei locali dell’impresa? L’accertamento non è nullo. Per la Corte di Cassazione infatti, in tema di verifiche fiscali, il termine di permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è semplicemente ordinatorio; nessuna legge lo dichiara perentorio o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso, né la nullità di tali atti può ricavarsi dal complesso delle disposizioni in materia. Secondo insomma i giudici supremi è sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del semplice disagio arrecato al contribuente dalla più lunga permanenza degli agenti dell’Amministrazione.

Ne consegue che la violazione del termine di 30 giorni (o, al più, di 60) non determina la carenza del potere ispettivo e l’invalidità dell’accertamento tributario.

Che può fare, allora, il contribuente per difendersi? In caso di ingiustificata protrazione delle operazioni di verifica, il contribuente può formulare a verbale osservazioni e rilievi. In aggiunta o in alternativa può rivolgersi al Garante del contribuente il quale, in seguito alla segnalazione, esercita i poteri istruttori richiesti dal caso, richiamando «gli uffici al rispetto di quanto previsto dalla legge [3] ed, ove rilevi comportamenti che «determinano un pregiudizio per i contribuenti o conseguenza negative nei loro rapporti con l’amministrazione», trasmette le relative segnalazioni ai titolari degli organi dirigenziali «al fine di un eventuale avvio del procedimento disciplinare».

Il protrarsi oltre 60 giorni dell’accertamento fiscale presso la sede dell’azienda non determina neanche l’invalidità degli atti compiuti o l’inutilizzabilità delle prove raccolte.

note

[1] Cass. ord. n. 1048/17 del 27.04.2017.

[2] Art.12, co. 5, legge n. 212/2000.

[3] Artt. 5, 12 e 13, co. 9, legge n. 212/2000.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 23 marzo – 27 aprile 2017, n. 10481
Presidente Iacobellis – Relatore Iofrida

Fatti di causa

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti della P. Autotrasporti srl (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto 1992/26/2014, depositata in data 1/12/2014, con la quale in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento, per maggiori IRES, IRAP ed IVA in relazione all’anno d’imposta 2005, a seguito di accesso presso la sede dell’impresa (coincidente con l’abitazione del legale rappresentante) e di verifica fiscale conclusasi con Processo Verbale di Constatazione redatto nel maggio 2010 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente, dichiarando la nullità dell’atto impositivo per violazione dell’art.12 comma 5 L212/2000, essendovi stata permanenza dei verificatori nei locali dell’impresa per oltre 30/60 gg.
A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; la controricorrente ha depositato memoria ed il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Ragioni della decisione

1. L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 212 del 2000, art. 12 comma 5, avendo i giudici della C.T.R. ricollegato al superamento del termine di legge di permanenza dei verificatori nei locali dell’impresa la sanzione della nullità dell’avviso di accertamento.
2. La suddetta censura è fondata, con assorbimento della seconda.
Questa Corte ha già affermato che “in tema di verifiche tributarie, il termine di permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è meramente ordinatorio, in quanto nessuna disposizione lo dichiara perentorio, o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso, nè la nullità di tali atti può ricavarsi dalla “ratio” delle disposizioni in materia, apparendo sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla più lunga permanenza degli agenti dell’Amministrazione” (Cass. n. 17002 del 2012; negli stessi termini Cass. n. 14020 del 2011 e Cass. n. 19338 del 2011).
L’ultima delle due pronunce ha evidenziato, riguardo alla “compiuta disciplina dettata dalla L. n. 212 del 2000 con riferimento ad eventuali irregolarità commesse dai verificatori durante la ispezione”, che, in ipotesi anche di ingiustificata protrazione delle operazioni dì verifica, il contribuente, oltre a formulare a verbale osservazioni e rilievi (art. 12, comma 4), può rivolgersi al Garante (art. 12, comma 6) il quale, in seguito alla segnalazione, esercita i poteri istruttori richiesti dal caso (art. 13, comma 6), richiamando “gli uffici al rispetto di quanto previsto dagli artt. 5 e 12 della presente legge” (art. 13, comma 9), ed, ove rilevi comportamenti che “determinano un pregiudizio per i contribuenti o conseguenza negative nei loro rapporti con l’amministrazione”, trasmette le relative segnalazioni ai titolari degli organi dirigenziali “al fine di un eventuale avvio del procedimento disciplinare” (art. 13, comma 11).
Questa Corte, anche di recente (Cass. 7584/2015), ha poi ribadito che “in tema di verifiche tributarie, la violazione del termine di permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente, previsto dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 5, non determina la sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo, nè l’invalidità degli atti compiuti o l’inutilizzabilità delle prove raccolte, atteso che nessuna di tali sanzioni è stata prevista dal legislatore, la cui scelta risulta razionalmente giustificata dal mancato coinvolgimento di diritti del contribuente costituzionalmente tutelati” (cfr. anche Cass. 24690/2014).
Si è inoltre precisato (Cass. 5315/2015) che la disposizione di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 5, “non si riferisce alla durata delle attività di verifica ma alla durata della permanenza degli operatori civili e militari dell’Amministrazione finanziaria nella sede del contribuente” e, nella specie, la C.T.R. ha tenuto conto semplicemente della data di inizio della verifica (riguardante inizialmente l’anno 2007) e della data di consegna del P.V.C., come dedotto anche dalla ricorrente Agenzia delle Entrate.
3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento dei ricorso, va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. del Veneto, in diversa composizione, perchè proceda all’esame delle questioni rimaste assorbite. Il giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata;
rinvia alla C.T.R. del Veneto in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese dei p esente giudizio di legittimità.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI