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Se disdico una camera in hotel mi rimborsano?

21 maggio 2017


Se disdico una camera in hotel mi rimborsano?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2017



Ho prenotato una camera in hotel ma ho dovuto disdire. Non avendo rispettato i termini per la cancellazione, si sono tenuti l’intero importo. Possibile che non possa essere rimborsata?

La risposta al quesito deve necessariamente partire da una premessa. Così come ha più volte stabilito la Corte di Cassazione [1] nel momento in cui il cliente, con la prenotazione, accetta l’offerta dell’albergatore (anche per un periodo futuro) si deve ritenere concluso un contratto d’albergo e, quindi, si è reciprocamente vincolati e obbligati alle condizioni contenute nelle clausole del contratto stesso.

Nel caso della lettrice, quindi, con la prenotazione effettuata (e successiva conferma dell’albergo), ella ha concluso un contratto accettando tutte le condizioni in esso contemplate ivi compresa la clausola contenente le condizioni, le modalità e la penale per l’esercizio, da parte sua, del recesso (o disdetta che dir si voglia). In particolare, la clausola del contratto che prevedeva, nel caso di disdetta che fosse pervenuta oltre il limite indicato, il pagamento del 100% dell’importo pattuito per il soggiorno, è perfettamente lecita e corrisponde alla clausola penale [2]. Con tale clausola le parti (come nel caso di specie) stabiliscono in anticipo e forfettariamente l’importo che una delle due dovrà all’altra, a titolo di risarcimento del danno, in caso di inadempimento (cioè, ad esempio, in caso di disdetta e di mancato soggiorno). La norma stessa prevede che la penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno: ciò vuol dire che la somma deve essere pagata anche se la lettrice riuscisse a dimostrare che nei giorni in cui aveva prenotato la stanza è stata occupata da altri clienti. Ciò deriva dal fatto che la clausola penale ha lo scopo di limitare per entrambe le parti, e fin dalla stipula del contratto, l’ammontare del danno che la parte adempiente potrà poi pretendere dall’altra in caso di inadempimento (ciò significa che anche l’albergo non può pretendere più di quanto chiesto inizialmente, nemmeno nel caso in cui dimostrasse di aver sopportato, a causa della disdetta, un danno di ammontare superiore).

L’unica possibilità di ridurre l’ammontare della penale (dando per scontato che una sua richiesta all’albergo di riduzione in via bonaria riceverà risposta negativa) è di avviare un contenzioso per ottenere dal giudice una riduzione a condizione che sia dimostrato che nel suo caso specifico l’importo stabilito a titolo di penale sia “manifestamente eccesivo”. Infatti, il giudice può ridurre la penale (ridurre, quindi, ma mai eliminare completamente) se il suo importo è appunto manifestamente eccessivo avuto riguardo esclusivamente all’interesse che il creditore aveva all’adempimento [3]. Ciò significa che la legge consente al giudice di ridurre la penale solo se essa risulti manifestamente eccessiva con riferimento soltanto all’interesse che l’albergatore aveva (al momento della prenotazione e non dopo) ad ottenere integralmente la prestazione concordata (cioè l’importo complessivo pattuito per il soggiorno). Quindi, se il giudice valutasse, in un ipotetico giudizio, che l’entità della penale era adeguata all’interesse che l’albergatore aveva, al momento della prenotazione, all’effettuazione del soggiorno, la penale non potrebbe essere ridotta. Nessun rilievo può invece avere nella valutazione del giudice il fatto che l’albergatore abbia o meno effettivamente sopportato un danno per effetto della disdetta.

Le regole indicate nell’articolo Il cliente che disdice la camera dell’hotel non deve pagare nulla all’albergatore si applicano solo se le parti non abbiano concordato nulla in caso di disdetta. Se, invece, le parti (come nel caso della lettrice) hanno pattuito specifiche regole per il caso di disdetta, è chiaro che si applicheranno le regole concordate.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Cass. sent. n. 707 del 22.01.2002 e Cass. sent. n. 17150 del 03.12.2002.

[2] Art. 1382 cod. civ.

[3] Art. 1384 cod. civ.


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