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Visto per mia moglie: devo provare la mia residenza in Italia?

24 maggio 2017


Visto per mia moglie: devo provare la mia residenza in Italia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2017



Cittadino italiano residente a M.; mia moglie è cittadina extraeuropea residente in uno Stato africano. Ha richiesto il visto per ricongiungimento familiare ma il consolato vuole la prova della prova della mia presenza in Italia. Come risolvere?

La legge [1] prevede che il cittadino extracomunitario familiare di un cittadino italiano (o comunitario) possa fare ingresso per soggiorno temporaneo (fino a tre mesi) nel territorio nazionale senza particolari formalità o requisiti, a condizione però che il richiedente sia accompagnato dal cittadino europeo al momento dell’ingresso o che lo raggiunga sul territorio nazionale.

Non è illegittimo, quindi, che l’Ambasciata chieda al lettore una qualche prova del fatto che al momento dell’ingresso di sua moglie lui la accompagnerà o si troverà già in Italia. Evidentemente il fatto che il lettore al momento si trovi nello Stato africano (non diciamo quale) ha fatto sorgere nel funzionario un qualche dubbio sul fatto che egli effettivamente farà ritorno in Italia, sicché costui vuole assicurarsene chiedendo una qualche prova. La richiesta, quindi, è legittima, ma fintantoché non oltrepassa i limiti di ragionevolezza: la residenza può non essere considerata sufficiente, poiché può non essere effettiva o non più attuale, mentre la legge richiede che il visto possa essere rilasciato solo se il cittadino italiano sia effettivamente presente in Italia al momento dell’ingresso del familiare straniero. Il certificato di residenza unitamente al contratto di locazione di un appartamento in Italia dovrebbero essere ritenuti sufficienti a fugare ogni dubbio, qualora il lettore non sia già in possesso del biglietto con il quale farà ritorno in Italia in giugno.

Quanto alle sue condizioni fisiche (il lettore dice di essere affetto da una grave malattia), queste possono essere superate tramite l’invio della documentazione a mezzo posta raccomandata – o equivalente servizio postale del Paese che lo ospita – unitamente a copia del suo passaporto, ovvero tramite la moglie. Si consiglia al lettore di spiegare ed eventualmente documentare (nonostante non ne abbia alcun onere giuridico) i motivi (ad esempio di lavoro) della sua presenza in Africa e quelli che lo inducono a transitare per altri Paesi prima di fare ritorno in Italia: ciò al semplice fine di fugare nel funzionario che si occupa della pratica ogni possibile dubbio sul fatto che lui sia solo temporaneamente all’estero. È improbabile che l’Ambasciata gli opponga un rifiuto, a meno che non sussistano altri elementi ostativi di cui il lettore non è a conoscenza. In ogni caso l’eventuale rifiuto deve essere motivato ed è impugnabile.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Andrea Iurato

note

[1] Art. 6 d.lgs. n. 30 dello 06.02.2007.

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