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Anemia, posso ottenere l’invalidità e assentarmi per malattia?

3 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2017



Anemia, riconoscimento dell’invalidità e assenza per malattia: quando è possibile?

 

Sono anemica, in certe giornate mi sento molto spossata: posso assentarmi dal lavoro e ottenere l’invalidità?

L’anemia, come definita dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) si riscontra quando il valore di emoglobina nel sangue è inferiore  ai 14 g/dl nell’uomo, ai 12 g/dl nella donna e agli 11 g/dl nella donna gravida. La causa più frequente di quest’alterazione è la carenza di ferro: si parla, in questi casi, di anemia sideropenica, che è diffusa anche nei Paesi industrializzati ed è spesso dovuta a un’alimentazione non corretta, di un assorbimento di ferro inadeguato o di una sua perdita eccessiva.

Anemia: i sintomi

I sintomi dell’anemia, quando la patologia è in forma iniziale, non sono molto evidenti e si confondono facilmente con la normale stanchezza. Tuttavia, se non curata, l’anemia può portare delle problematiche molto gravi.

Ecco quali sono i sintomi più diffusi dell’anemia da carenza di ferro:

  • astenia (stanchezza e facile affaticabilità);
  • cefalea e vertigini (soprattutto nel passaggio dalla posizione distesa a quella eretta);
  • fiato corto e mancanza di respiro;
  • pallore;
  • irritabilità, insonnia e difficoltà a concentrarsi;
  • in alcuni casi, bruciori alla lingua per degenerazione delle mucose;
  • piccoli tagli agli angoli della bocca;
  • difficoltà a deglutire;
  • malassorbimento intestinale;
  • secchezza e fragilità di capelli e unghie, nelle quali possono risultare lesioni;
  • dolore toracico;
  • mani e piedi freddi;
  • perdita di capelli;
  • accelerazione del battito cardiaco;
  • bruciore alla gola;
  • scarso appetito;
  • formicolio alle gambe.

Nei casi più gravi ci può essere un sanguinamento gastrointestinale: parliamo di anemia emorragica.

Ci si chiede, a questo punto, se il lavoratore anemico può aver diritto ad assentarsi per malattia, nelle giornate in cui i sintomi risultino acuti, o se possa assentarsi per sottoposti ad esami e terapie; ci si chiede poi, per quanto riguarda i casi più gravi, come l’anemia emorragica, se si possa ottenere il riconoscimento dell’invalidità e dei benefici della Legge 104.

Anemia, invalidità e Legge 104

I benefici legati al possesso di handicap (la maggior parte dei quali disciplinati dalla Legge 104) ed al possesso di una percentuale d’invalidità, non sono automaticamente collegati a determinate malattie o patologie, come l’anemia. Perché sia riconosciuta una disabilità o uno stato invalidante, difatti, devono essere effettuati degli accertamenti sanitari dall’apposita commissione Asl, volti a verificare la riduzione della capacità lavorativa (per l’invalidità) o la condizione di svantaggio (per l’handicap). Esistono, comunque, delle tabelle che collegano la gravità di una patologia ad una percentuale d’invalidità, alle quali la commissione medica deve far riferimento negli accertamenti.

Le tabelle ministeriali, secondo i criteri della normativa vigente, individuano l’incidenza delle infermità sulla capacità lavorativa, esprimendo l’invalidità in forma percentuale per ciascuna menomazione anatomica o funzionale.

Le tabelle prevedono sia infermità alle quali è attribuita una percentuale “fissa”, sia infermità per le quali è indicata una percentuale d’invalidità minima o massima, definite in base a criteri di evidenza clinica.

Quando una patologia non è inserita nelle apposite tabelle, il personale medico deve valutarne i danni riferendosi ad infermità analoghe tabellate e di pari gravità.

La valutazione della commissione sanitaria non può invece basarsi, per analogia ed in proporzione, alle infermità che risultino tabellate ma con diversa gravità.

Vediamo che cosa prevedono le tabelle ministeriali in rapporto all’anemia o alle patologie più frequentemente connesse:

  • se l’anemia è causata dalla sindrome da malassorbimento enterogeno, derivante da patologia pancreatica o intestinale stenotica, o infiammatoria, o da resezione (iv classe bmi < 16), è riconosciuta, per la sindrome da malassorbimento, un’invalidità dal 61 all’80%;
  • se l’anemia è causata da malattie infiammatorie croniche intestinali (III e IV classe), è riconosciuta, per queste patologie, un’invalidità dal 61 al 100%;
  • se l’anemia grave determina un’insufficienza renale terminale, curata in emodialisi trisettimanale, è riconosciuto il 100% d’invalidità.

L’anemia può risultare comunque collegata ad ulteriori patologie: in questo caso, bisogna dunque aver riguardo alla percentuale d’invalidità prevista per la specifica patologia. Un elenco completo delle percentuali d’invalidità è presente nella nostra guida: Legge 104 e invalidità, con quali malattie?

Ad ogni modo, per quanto riguarda il riconoscimento dei benefici della Legge 104, questi non sono collegati ad una determinata percentuale d’invalidità, ma allo stato di handicap dell’interessato, quindi allo svantaggio sociale determinato dalla patologia o dalla menomazione.

Anemia: assenza per malattia

Se il lavoratore ha difficoltà a svolgere la sua attività per via dell’anemia, deve recarsi dal proprio medico curante: questi, dopo una visita, sarà in grado di stabilire se la gravità dei sintomi è tale da essere incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa e ad assegnare i dovuti giorni di riposo. A tal proposito, deve trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e fornire il numero di protocollo al lavoratore, che quest’ultimo deve inviare al datore di lavoro.

Anemia: assenza per cure

Il lavoratore che soffre di anemia e deve sottoporsi a terapie può assentarsi per malattia, se deve effettuare un trattamento in regime di day hospital, o se le tempistiche delle cure o il luogo in cui devono essere effettuate sono tali da renderle incompatibili con l’orario di lavoro.

Perché le assenze siano indennizzabili come malattia, difatti, deve essere riconosciuta, in concreto, la sussistenza di uno stato di effettiva incapacità lavorativa; in particolare, secondo l’Inps, è verificato il requisito della temporanea incapacità lavorativa del dipendente quando:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • le tempistiche necessarie per rientrare dal luogo di cura non consentono la presenza in azienda del lavoratore;
  • la prestazione a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Perché l’assenza sia indennizzata come malattia occorre che la struttura o il centro medico producano un’apposita certificazione, da inviare telematicamente all’Inps; se non è possibile la trasmissione via web dell’attestazione, è necessario che il personale sanitario rilasci un certificato, redatto su carta intestata, che indichi:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Il documento deve essere inviato all’Inps entro due giorni dal rilascio.

In ogni caso devono essere indicati i dati del datore di lavoro, l’indirizzo di reperibilità ed un eventuale recapito per controlli.

Anemia: assenza per cicli di cura ricorrenti

Se il trattamento dell’anemia richiede cicli di cura ricorrenti, cioè terapie ambulatoriali alle quali l’interessato si deve sottoporre periodicamente, è possibile, anche in questo caso, assentarsi dal lavoro.

Il medico può certificare separatamente ogni ciclo di cura, oppure rilasciare una documentazione unica, che attesti la necessità di prestazioni ricorrenti: in quest’ipotesi, il trattamento successivo viene qualificato come ricaduta del precedente, proprio come la ricaduta della malattia.

Il certificato medico, in queste situazioni, deve essere inviato all’inizio della terapia, con l’indicazione delle date in cui avverranno le prestazioni; una volta effettuate le cure, la struttura sanitaria deve rilasciare una dichiarazione che ne comprovi l’esecuzione, pena la perdita del diritto all’indennità.

I giorni che intercorrono tra una cura e la successiva, invece, se non debitamente certificati come malattia non sono indennizzabili.

Anemia: assenza per analisi

Gli esami relativi all’anemia (solitamente analisi del sangue), se di breve durata, generalmente non sono assimilabili alle assenze per malattia, a meno che non si tratti, per casistiche particolari (come l’anemia emorragica) di controlli:

  • urgenti e non effettuabili al di fuori dell’orario lavorativo;
  • talmente invasivi da richiedere una convalescenza.

Anemia: permessi per visita medica

Se le visite mediche, le analisi o i trattamenti non rientrano in alcuno dei casi esposti, l’assenza può essere comunque retribuita se lo prevede il contratto collettivo applicato: è il caso dei dipendenti pubblici.

Al di fuori delle ipotesi elencate, le assenze per visite mediche, analisi o terapie possono essere indennizzate o meno, in base a quanto disposto dal contratto collettivo, anche territoriale o aziendale. In particolare, la contrattazione collettiva o aziendale può concedere, per queste situazioni:

  • dei permessi retribuiti: per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • lo scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • la concessione di permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo di effettuazione della visita.

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