Diritto e Fisco | Articoli

Cartella esattoriale: notifica al vicino valida?

21 maggio 2017


Cartella esattoriale: notifica al vicino valida?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2017



Equitalia mi ha notificato una cartella di pagamento dandola a un signore che si è qualificato come mio vicino. Tale notifica è nulla o valida?

La notificazione delle cartelle esattoriale va fatta seguendo le norme fissate dal codice di procedura civile.

La modalità fissata in via prioritaria dal codice è la notifica a mani proprie del destinatario [1]. Ove ciò non sia possibile, come sembrerebbe nel caso in esame, il codice [2] fissa un ordine tassativo per la consegna dell’atto: ricerca del destinatario nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace. In mancanza delle persone indicate, la copia è consegnata al portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla. Il portiere o il vicino deve sottoscrivere una ricevuta, e l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto, a mezzo di lettera raccomandata.

La risposta al quesito posto con la richiesta di consulenza è la seguente: il notificante ha seguito queste modalità tassative e progressive fissate dalle norme? È stato dato atto nella “Relazione di notifica” dell’avvenuta esecuzione delle ricerche secondo l’ordine fissato? La risposta è affermativa: sebbene mediante l’uso di stampati, la “spunta” sulle voci interessate soddisfa i requisiti richiesti.

Passiamo adesso all’altra questione.

Posto che il notificante ha seguito l’ordine indicato e che delle ricerche sia stata fatta menzione nella “Relata”, è valida la notifica eseguita a mani di un vicino? Occorre, preliminarmente, sapere se nello stabile nel quale il destinatario dell’atto vive, vi sia – o meno – un portiere; se vi è un portiere, la norma appare abbastanza chiara: solo quando anche il portiere manca, la consegna dell’atto può avvenire a mani di un vicino di casa che accetti di riceverla.

Ovviamente altri problemi si affacciano a complicare un po’ la questione. L’illeggibilità della firma del ricevente; la veridicità – o meno – dell’affermazione secondo cui egli è un “vicino di casa”; l’effettivo ricevimento dell’atto da parte del destinatario; cosa occorre fare se si accerta la nullità della notifica.

Affrontiamoli singolarmente.

 

Illegibilità della firma del consegnatario

Chi notifica l’atto riveste la qualifica di pubblico ufficiale: le sue affermazioni contenute nella “Relazione di notifica” fanno fede fino a querela di falso. Se, dunque, egli afferma di aver consegnato l’atto al vicino, ciò deve darsi per certo, a meno di poter dimostrare che non è vero. Una prova alquanto difficile da procurarsi; per cui, diamo per scontato che la consegna sia avvenuta a mani di un vicino.

Nel caso della lettrice, la parola indicante il cognome sembra abbastanza leggibile, dalla copia della notifica che mi ha inviato.

A questo punto è necessario che siano indicate le sue generalità: basta l’indicazione del cognome? Presupposto indispensabile per la valutazione della ritualità della notifica è l’identificazione certa della persona cui viene eseguita la consegna e la semplice indicazione del cognome non sembra rispondere a questo canone desumibile dai principi generali, oltre che da alcune pronunce della Corte di Cassazione che, per analogia, possono applicarsi al nostro caso [3].

Anche la circostanza che la raccomandata ricevuta dalla lettrice non indica esattamente se si tratti di “Signor” o di “Signora”, lascia non pochi dubbi, in mancanza di indicazione del nome.

Qualità di “vicino di casa”

Tale qualità si presume se chi ha ricevuto l’atto lo ha dichiarato ed il notificante abbia fatto menzione di tale dichiarazione. Non si potrà, pertanto, opporre al notificante che la circostanza non sia vera. Piuttosto si potrà dimostrare, nel caso che interessa, se nessun vicino di casa porti il cognome indicato sulla relata.

L’effettivo ricevimento dell’atto da parte del destinatario della notifica

Questa è una questione che riguarda solo i rapporti tra chi ha preso in consegna il plico ed il destinatario della notifica: si potrà al limite agire nei confronti del vicino che ha omesso di consegnarlo al destinatario, ma non già nei confronti del notificante. Poco importa che il plico sia stato inserito nella casella postale: nessuno potrà dimostrare che la lettrice lo abbia prelevato. Ma neppure interesserebbe al giudice di sapere in che modo il vicino abbia informato la lettrice: la notifica sarebbe comunque formalmente valida.

Cosa occorre fare se, come sembra nel caso in esame, si accerta la nullità della notifica? Questo è il nocciolo della questione.

Posto che la notifica sia nulla – e vi possono essere buone ragioni per sostenerlo – è indispensabile tener presente che un eventuale ricorso per far dichiarare tale nullità è controproducente. In sostanza, bisogna capire che se si agisce immediatamente per far dichiarare la nullità della notifica, si dà per scontato di essere a conoscenza del contenuto dell’atto, avendone preso visione.

Nel caso, invece, apparirebbe più opportuno non far nulla ed attendere l’atto successivo alla notifica della cartella in questione, sollevando l’eccezione che l’atto presupposto non è giunto a conoscenza del destinatario proprio perché le modalità di notificazione sono state erronee [4].

La decisione su che cosa fare deve rispondere ad un’altra domanda: vi sono buoni motivi di merito per impugnare la cartella, a parte il vizio di notifica? È una questione essenziale: se la risposta è affermativa, normalmente si evita di non impugnare per la nullità e si preferisce andare invece al merito dei presupposti della cartella senza rischiare una decisione sempre imprevedibile sulle formalità; e possibile, è meglio cercare, invece, di impugnare la fondatezza della cartella.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Art. 138 cod. proc. civ.

[2] Art. 139 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. n. 12545 del 22.05.2013.

[4] Cass. sent. n. 1676 del 29.01.2015.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI