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Lo sai che? Quanto vale un precedente in Italia?

Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2017

Che valore ha una precedente sentenza emessa da un altro giudice, in una causa tra altre persone? Il vincolo “relativo” dell’interpretazione della Cassazione.

Nelle scuole, l’insegnamento del diritto ha ancora un ruolo marginale e spesso chi non intraprende gli studi in giurisprudenza non conosce la distinzione tra legge, costituzione e sentenze. Così, confusi anche dalla cinematografia anglosassone, non poche volte le persone si chiedono quanto vale un precedente in Italia. Quale validità può avere la sentenza di un giudice? vincola tutte le successive decisioni vertenti su questioni simili oppure è un caso a sé, che non riveste alcuna importanza e rilievo per tutti gli altri giudizi? Di questo ci occuperemo in questo breve chiarimento.

Prima però di capire quanto vale un precedente, cerchiamo di spiegare cos’è un precedente, ossia cosa si intende con questa parola. Il «precedente» è una sentenza ormai definitiva e, quindi, non modificabile. Non si tratta di una definizione contenuta nella legge, che mai usa questa espressione, ma piuttosto di un gergo comune. La legge piuttosto usa la parola «giudicato»: la sentenza «passata in giudicato» è quella decisione orami divenuta incontrovertibile e non più impugnabile.

Un precedente è quindi una sentenza che non può più essere modificata perché sono scaduti i termini per l’impugnazione o perché tutti i mezzi di impugnazione sono stati ormai esperiti.

Detto ciò, possiamo ora rispondere al quesito da cui siamo partiti. In verità, se hai letto il nostro articolo Quando il giudice se ne frega di ciò che dice la Cassazione, un’idea te la dovresti essere fatta e potresti già rispondere alla domanda quanto vale un precedente in Italia. Nulla, o poco più, se si tratta di un giudice di primo o secondo grado (cosiddetto giudice di merito); un poco, ma non tantissimo, se si tratta della Cassazione; molto se si tratta della Cassazione a Sezioni Unite. Di fatto, però, c’è una sola cosa: nel nostro Paese – a differenza di quelli inglesi e americani – il precedente non è vincolante e ogni giudice può decidere “di testa sua”, discostandosi dalle interpretazioni della stessa Cassazione. Cassazione che, peraltro, è sempre pronta a dire il contrario di quanto da essa stessa affermato in precedenza; non poche volte infatti si assiste a sentenze, emesse da alcune sezioni della Corte Suprema, completamente diverse da quelle emesse da altre. Così, in questi casi, per dirimere le divergenze interpretative sulle questioni più importanti, intervengono le Sezioni Unite. Ma, nel frattempo, è il caos.

Cosa dice la legge? «Il giudice è soggetto solo alla legge» recita la nostra costituzione; e con ciò si vuole anche dire che nessun precedente di un magistrato può obbligare il collega a decidere per come da quest’ultimo già fatto in passato. In altri termini, ogni giudice ha la sua interpretazione, che può essere difforme dalla stessa Cassazione, salvo l’obbligo di motivare le ragioni del proprio convincimento (obbligo che però riguarda qualsiasi tipo di sentenza).

Incertezza del diritto. In questo marasma, non è facile poter prevedere l’esito del giudizio: anche le ragioni più evidenti, spesso, possono trovare l’ostacolo in un particolare e singolare convincimento del giudice. È vero che, volendo proseguire il giudizio nei successivi gradi, è verosimile che si arrivi alla Cassazione e che questa decida per come in precedenza fatto, ma come detto anche la Suprema Corte è libera di prendere le distanze da sé stessa.

Per potersi barcamenare e trovare un minimo appiglio, è però possibile fare una certa “graduatoria” e, pur con le dovute precauzioni del caso, stabilire quando un precedente è vincolante. Ecco quindi alcune regole:

  • il precedente della Cassazione è più vincolante di quello di un tribunale o di un giudice di pace;
  • il precedente delle Sezioni Unite della Cassazione è più vincolante di quello di una sezione ordinaria della stessa Cassazione;
  • un precedente più recente della Cassazione è, di solito, più seguito rispetto a quello più vecchio;
  • un precedente attinente a una vertenza simile è più convincente rispetto a quello adottato in una controversia di natura differente;
  • un precedente di un tribunale straniero non ha valore nel nostro Paese, salvo si tratti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea o della Corte dei diritti dell’Uomo.

Compreso ciò, sarà anche più facile capire la differenza tra sentenze e leggi; se le prime non hanno valore che tra le parti e solo per queste ultime sono obbligatorie, le leggi invece hanno efficacia su tutto il territorio nazionale e vincolano tutti i cittadini. Proprio per questo le leggi, a differenza delle sentenze, vengono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, in modo che tutti ne abbiano conoscenza e non possano invocare l’ignoranza a propria giustificazione.


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