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Che fare se il giudice ce l’ha con me?

3 maggio 2017


Che fare se il giudice ce l’ha con me?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2017



La ricusazione del giudice può riguardare una situazione di inimicizia che deve però trovare ragione in questioni non attinenti alla causa.

 

Ti è mai capitato, nel fare una causa, di subire, ad ogni udienza, una sonora bocciatura di tutte le tue richieste, istanze, eccezioni, controdeduzioni, produzioni documentali e di qualsiasi altra cosa tu dica o faccia? Insomma, hai mai avuto l’impressione che il giudice ce l’abbia con te per qualche oscura e ignora ragione, che magari attribuisci ad antipatia nei tuoi confronti o a una spiccata “preferenza” per il tuo avversario? Come puoi difenderti se, inspiegabilmente e immotivatamente, il magistrato non vuol sentire ciò che tu o tuoi testimoni avete da esporgli e, magari, rigetta ogni istanza del tuo avvocato? È possibile chiedere la sostituzione del giudice? Di questo si è occupata una recente ordinanza della Cassazione [1].

Il codice di procedura civile prevede [2] la possibilità di ricusare il giudice – ossia di chiederne la sostituzione al presidente del Tribunale – tutte le volte in cui la sua decisione può essere influenzata da fattori esterni e non presentare quel carattere di imparzialità richiesto dalla Costituzione. I motivi per chiedere la sostituzione del giudice elencati dal codice sono i seguenti:

  • se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;
  • se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori;
  • se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori;
  • se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;
  • se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un ente, di un’associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa.

Se dunque il tuo sospetto è che il giudice ce l’ha con te per uno dei predetti motivi ne puoi chiedere la ricusazione.

Grave inimicizia: cosa si intende?

Tra le condizioni appena elencate un aspetto particolare assume quello della «grave inimicizia». Cosa si intende? Può rientrare in questo caso l’atteggiamento del giudice che, nel corso di uno scontro verbale avuto con il tuo avvocato durante qualche udienza, ti abbia “preso in antipatia”? La risposta è negativa. Infatti per grave inimicizia si intende ogni situazione attinente a rapporti estranei al processo e non quando invece consiste in comportamenti processuali del giudice ritenuti «anomali» dalla parte. Insomma, per ottenere la sostituzione del giudice non ti basterà far presente e dimostrare che, senza una ragione fondata, questi rigetta ogni tua istanza e ti dà puntualmente torto; ma devi indicare fatti e circostanze tali da rivelare l’esistenza di rancori o avversione da parte del magistrato per fatti anteriori o comunque estranei al processo. La causa deve essere insomma non la ragione della grave inimicizia ma solo il «sintomatico momento dimostrativo», la prova che corrobora la tua sensazione per un fatto differente alla causa stessa.

Ma allora che fare se il giudice ce l’ha con te (o almeno così ti sembra)? L’unica soluzione che ti consente il codice di procedura civile è l’appello o, se sei già in appello, il ricorso per cassazione. Insomma, la soluzione è impugnare la sentenza: se infatti questa risulta immotivata o basata su presupposti giuridici o di fatto errati il processo andrà rifatto o, comunque, la sentenza verrà sostituita da una più corretta.

note

[1] Cass. sent. n. 10659/17 del 2.05.2017.

[2] Art. 51 cod. proc. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 12 aprile – 2 maggio 2017, n. 10659
Presidente/Relatore Scoditti

Fatto e diritto

Rilevato che:
l’avv. S.S. ha proposto, in relazione al regolamento di competenza n.r.g. 1174/2015, istanza di ricusazione del dott. F.R. per i seguenti motivi: a) è stata proposta azione di responsabilità ai sensi della legge 13 aprile 1988, n. 117 anche per la condotta professionale del magistrato ricusato; b) il dott. F. si è reso responsabile delle condotte nell’atto di citazione relativo al giudizio menzionato, ed in particolare per essere stato nella veste di relatore componente di collegio che aveva deciso in ordine ad un ricorso proposto dall’odierno istante sia in violazione dell’obbligo di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia sia, anziché nel merito, una volta che la causa era stata fissata per la trattazione in pubblica udienza, sulla base delle ragioni di inammissibilità indicate in precedente relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. previgente depositata dal medesimo dott. F. , ragioni erronee stante la ritualità dei quesiti di diritto formulati; c) l’operato del giudice così illustrato (peraltro nella causa per la responsabilità ai sensi della legge 13 aprile 1988, n. 117 era stata anche proposta querela di falso) si spiegava in termini di grave inimicizia; d) il dott. F. aveva omesso di astenersi e la mancata astensione deponeva per l’esistenza di un interesse nella causa.
L’istante ha quindi sollevato eccezione d’illegittimità costituzionale dell’art. 53 cod. proc. civ., per violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost., nella parte in cui attribuisce ad un collegio composto di soli giudici togati, senza il correttivo della presenza quantomeno di rappresentanti della collettività (sul modello della Corte d’assise), la decisione della ricusazione del giudice.
È stata fissata l’adunanza camerale di discussione del ricorso per ricusazione. Il ricorrente ha depositato memoria difensiva. Per la detta adunanza è stato convocato anche il giudice ricusato, che non è comparso. Il ricorrente ha partecipato personalmente alla discussione orale.
Considerato che:
va premesso che il contraddittorio, stante la natura giurisdizionale del procedimento, risulta garantito dalle comunicazioni disposte e dalla partecipazione all’adunanza camerale dello stesso istante. L’audizione del giudice ricusato è obbligatoria se richiesta dal medesimo ricusato o nell’eventualità che risulti necessaria per ragioni probatorie (Cass. Sez. U. 22 luglio 2014, n. 16627). Nessuno dei due presupposti ricorre nel caso di specie, anche alla luce della documentazione in atti, sufficiente per l’esame dell’istanza.
Entrando nel merito dei singoli motivi a base dell’istanza di ricusazione, va riaffermato, con riferimento al motivo sub a), che in tema di ricusazione del giudice, non è “causa pendente” tra ricusato e ricusante, ai sensi dell’art. 51, n. 3, cod. proc. civ., il giudizio di responsabilità di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117, atteso che il magistrato non assume mai la qualità di debitore di chi abbia proposto la relativa domanda, questa potendo essere rivolta, anche dopo la legge 27 febbraio 2015, n. 18, nei soli confronti dello Stato (Cass. Sez. U. 23 giugno 2015, n. 13018; Sez. U. 22 luglio 2014, n. 16627).
L’istanza di ricusazione non è tuttavia fondata sulla mera deduzione del giudizio di responsabilità menzionato, ma anche sulla concreta condotta adottata dal magistrato ricusato nel processo tale, secondo l’istante, da integrare il presupposto della grave inimicizia. Si passa così ai motivi sub b) e sub c). Sul punto va subito precisato che la condotta denunciata, ascritta dall’istante al magistrato ricusato, è in realtà riconducibile al collegio di cui il ricusato faceva parte. Anche con riferimento a tale motivo di ricusazione va comunque riaffermato che l’inimicizia deve riguardare rapporti estranei al processo, e non può, in linea di principio, consistere in comportamenti processuali del giudice, ritenuti anomali dalla parte, la quale è tenuta a indicare fatti e circostanze concrete, che rivelino l’esistenza di ragioni di rancore o di avversione (Cass. Sez. U. del 8 ottobre 2001, n. 12345). Come ulteriormente chiarito, la grave inimicizia del magistrato deve comunque trovare ancoraggio in dati di fatto concreti e precisi estranei alla realtà processuale, autonomi rispetto a questa, la quale deve solo costituire un sintomatico momento dimostrativo – per induzione – della sussistenza del citato presupposto di fatto rilevante per la ricusazione. (Cass. pen. del 19 gennaio 2000, n. 316). L’istante non ha indicato alcuna circostanza esterna al processo sulla cui base desumere che il contegno processuale, asseritamente illegittimo secondo la prospettazione del medesimo istante, costituisca sintomo della grave inimicizia.
Da ultimo si denuncia l’esistenza di interesse nella causa desunto dalla mancata astensione del giudice ricusato. A fronte del carattere personale e diretto dell’interesse alla decisione della causa, rilevante ai sensi dell’art. 51, comma 1, n. 1 cod. proc. civ., la mancata astensione da parte del giudice ricusato è di per sé sola priva di significato ai fini della dimostrazione dell’esistenza dell’interesse in discorso. L’obbligo di astensione, quale effetto dell’esistenza dell’interesse nella causa, presuppone la ricorrenza delle circostanze di fatto alla base del detto interesse e non può, pena la circolarità dell’argomento, dimostrare ciò che ne costituisce la premessa. L’istante deve dunque denunciare il presupposto di fatto dell’interesse nella causa, e non l’inottemperanza al dovere di astensione, che di quel presupposto rappresenta la conseguenza. Nel caso di specie il presupposto di fatto dell’interesse nella causa non risulta neanche allegato. Ovviamente privo di rilievo è il mancato esercizio della facoltà di astensione ai sensi dell’art. 51, comma 2, in quanto estranea all’ambito normativo della ricusazione.
Manifestamente infondata è infine la questione di legittimità dell’art. 53, primo comma, cod. proc. civ., per violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost., nella parte in cui attribuisce la decisione sulla ricusazione del giudice togato ad un collegio di soli giudici togati, atteso che il procedimento di ricusazione non è un procedimento “a carico” del giudice ricusato, e neppure un procedimento del quale egli sia “parte”, sicché non rileva il generico sospetto di parzialità del giudice della ricusazione in ragione della mera “colleganza” col giudice ricusato (Cass. Sez. U. 22 luglio 2014, n. 16627, ed altre successive conformi). La materia resta così riservata alla discrezionalità del legislatore.
La parte che ha proposto infondatamente l’istanza di ricusazione va condannata al pagamento di una pena pecuniaria che, stante la specificità ed i connotati del giudizio, si stima equo irrogare nell’ammontare di Euro 150,00.

P.Q.M.

Rigetta l’istanza di ricusazione del dott. F.R. e condanna la parte ricusante al pagamento della pena pecuniaria di Euro 150,00.

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2 Commenti

  1. che possibilità ci sono di difendersi da un giudice che emette sentenze e le motiva adducendo dinamiche dei fatti non corrispondenti al vero, non desumibili da prove documentali o documentazione agli atti raccolta in fase di indagine e quindi giudica con inobbiettività, arbitrarietà e pregiudizio eventualmente formatosi con dinamiche extra tribunalizie? POSSO DENUNCIARLO?

  2. che possibilità ci sono di difendersi da un giudice che emette sentenze e le motiva adducendo dinamiche dei fatti non corrispondenti al vero, non desumibili da prove documentali o documentazione agli atti raccolta in fase di indagine e quindi giudica con inobbiettività, arbitrarietà e pregiudizio eventualmente formatosi con dinamiche extra tribunalizie? POSSO DENUNCIARLO?

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