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Lo sai che? Cosa comporta una denuncia per minacce

Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2017

Se subisci una denuncia per minacce può nascere un’indagine nei tuoi confronti all’esito della quale potresti essere processato e condannato.

Se qualcuno presenta una denuncia per minaccia nei tuoi confronti (ai carabinieri o, direttamente, alla procura della Repubblica) le conseguenze dipendono dalla gravità della minaccia. Se si tratta di una minaccia aggravata (come può essere la minaccia di morte), essa comporterà il sorgere di un procedimento penale nei tuoi confronti. Se, però, il fatto denunciato è qualificato dal pubblico ministero come minaccia lieve, allora si potrà procedere nei tuoi confronti solo se il denunciante avrà sporto una formale querela. La minaccia aggravata, infatti, è un reato procedibile d’ufficio (punito con pena della reclusione fino ad un anno), per cui basterà una semplice denuncia e contro di te sarà celebrato un processo dinanzi al giudice monocratico. La minaccia semplice, al contrario, è un reato procedibile a querela di parte (punito con  la multa fino ad euro 1.032), per cui il processo sarà celebrato dinanzi al giudice di pace penale solo se vi sarà querela.

 

Cos’è la minaccia?

La minaccia è un delitto previsto e punito dal nostro ordinamento e si realizza quando:

  • un individuo viene intimidito con la prospettazione di un danno ingiusto;
  • il danno è rivolto alla persona o al suo patrimonio;
  • il danno è di entità tale da limitare la libertà morale e psichica del soggetto che subisce la minaccia [1].

Ciò che rileva non è tanto la forma della minaccia, ma il fatto che chi la rivolge (definito tecnicamente soggetto agente) prospetti alla vittima un male futuro ed ingiusto e che effettivamente abbia il potere di determinarlo; sicuramente semplici imprecazioni o insulti non rientrano nella categoria delle minacce.

Affinché la minaccia sia penalmente perseguibile, non è necessario che (al compimento della stessa) sia presente la persona interessata (cioè la vittima), ma è sufficiente che:

  • quest’ultima ne risulti informata, anche indirettamente da altri soggetti;
  • effettivamente l’agente voglia intimorire la vittima.

Il reato di minaccia, inoltre, non si realizza soltanto con parole intimidatorie, essendo sufficiente un qualsiasi comportamento idoneo ad incutere timore (anche semplici scritti, gesti, sms o e-mail).

La minaccia può essere esplicita o implicita e può consistere (anche) in un semplice atteggiamento dell’agente che si manifesti senza parole e senza gesti espliciti di intimidazione.

Per integrare il reato di minaccia è necessario che il danno minacciato sia realizzabile e verosimile e che non sia un danno indeterminato o generico.

La gravità della minaccia, infine, deve essere intesa con riferimento all’entità del turbamento psichico che l’atto intimidatorio può determinare nel soggetto che la subisce e può essere desunta dal complesso di circostanze soggettive e oggettive che accompagnano il fatto.

 

La procedibilità del reato

Il reato di minaccia è (per i casi meno gravi) procedibile a querela di parte, che può essere sporta (in forma orale o scritta) presso qualsiasi autorità giudiziaria oppure presentata direttamente al pubblico ministero.

Il termine per proporre la querela è di tre mesi, decorsi i quali non si potrà più procedere nei confronti del colpevole.

Tuttavia, si procede d’ufficio (e quindi senza limite di tempo) se la minaccia:

  • è grave;
  • è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite o con scritto anonimo o in modo simbolico o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte;
  • è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi [2].

 

La pena

La denuncia per minaccia, nei casi e nei modi indicati, determina il sorgere di un processo penale che può concludersi con una sentenza di assoluzione o con una sentenza di condanna.

Per i casi di minore gravità, il processo si svolgerà dinanzi al giudice di pace penale, mentre per i casi più gravi (prima indicati) sarà celebrato dinanzi al tribunale in composizione monocratica.

La minaccia lieve è punita con la multa fino ad euro 1.032, mentre la minaccia aggravata con la reclusione fino ad un anno.

Se dici al tuo ex fidanzato una frase del tipo «se mi lasci te la faccio pagare» si tratta di minaccia semplice (punita con la sola multa), ma se dici alla tua ex fidanzata una frase del tipo «se mi lasci prendo una pistola e ti sparo», si tratta di minaccia grave (punibile con la reclusione).

Attento dunque!

note


[1] Art. 612 cod. pen.

[2] Art. 339 cod. pen.


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2 Commenti

  1. tenete presente che certi pseudo tentativi di apparire super partes nella guerra contr un genere(maschile) sono alquanto patetici… ovviamente avete usato l esempio piu grave(minaccia di morte) attribuendolo al maschio, concludendo pure con “attento” …. si capisce benissimi che siete donne e probabilmente femministe…sappiamo bene come funziona la “giustizia” in italia per quanto riguarda le questioni di genere , e quindi la cambieremo.Cordiali Saluti

  2. Quello che non sopporto è il fatto che spesso le denunce di questo tipo sono false e chi commette un reato di denunciare il falso non è mai punito specie se sono donne che denunciano uomini, eppure le donne minacciano e poi come…….è vergognoso che oggi ormai si possa usare tranquillamente la denuncia come arma di ritorsione…..
    Poi volevo dire che gli esempi finali che avete fatto come al solito sono tendenti alla solita criminalizzazione maschile, infatti minacce gravi di donne contro gli uomini capitano ma non vengono mai denunciate, potevate parlare di persona generica invece di specificare il genere sessuale…..

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