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I nonni e il diritto di frequentare i nipoti

5 maggio 2017


I nonni e il diritto di frequentare i nipoti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 maggio 2017



In caso di separazione o divorzio tra marito e moglie, i figli devono mantenere rapporti significativi con i nonni.

Nel caso in cui i coniugi si separino e la coppia abbia avuto uno o più figli, i nonni hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. I genitori non possono quindi impedire ai nonni il diritto di frequentare i nipoti. Lo prescrive la legge e lo ribadiscono spesso i giudici (leggi Diritto dei nonni di vedere i nipoti). Il codice civile [1] stabilisce infatti che l’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore. Il diritto è quindi riferito ai nonni, titolari di tale tutela, sia pure nell’interesse del minore.

Gli ascendenti che vedono impedito l’esercizio del loro diritto ad un rapporto significativo con i nipoti, possono esperire un’azione legale con conseguenze anche sul piano risarcitorio, da valutare caso per caso.

Immaginiamo una coppia separata da non molto, con un figlio piccolo. L’accesa conflittualità tra madre e padre, che ha portato alla separazione, continua anche nella gestione del bambino e quest’ultimo, provato dai tanti cambiamenti, trova conforto e accudimento dai nonni materni. Da quelli paterni, invece, non va altrettanto volentieri e quindi la madre, per evitare capricci, declina spesso i loro inviti.

I nonni paterni, dal canto loro, sostengono sia la madre la causa di quel rifiuto e rivendicano il loro diritto a frequentare il nipote. La madre prova a spiegar loro che il bambino è piccolo e non può essere obbligato a fare qualcosa di cui non ha voglia, soprattutto in un momento così delicato qual è la separazione dei genitori. Ma i nonni protestano… Continuano ad accampare pretese e ne nasce una discussione. Chi ha ragione?

I nonni paterni? Che ritengono sia loro diritto vedere il nipote, nonostante quello che dice la madre? Oppure la madre? Che, invece, ritiene non sia possibile obbligare il bambino a fare qualcosa contro la sua volontà? La soluzione è stata più volte prospettata dalla giurisprudenza ed è la seguente.

I nonni hanno diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Se i genitori ostacolano l’esercizio di tale diritto, il nonno può rivolgersi al Tribunale e chiedere al giudice di adottare tutti i provvedimenti opportuni a realizzare l’interesse del minore.

Se, però, i nipoti esprimono una volontà contraria, anche se condizionata dai genitori, il diritto di visita non può essere tutelato.

Quindi, se il bambino di genitori separati o divorziati non vuole andare dai nonni, paterni o materni che siano, non può in questo atto essere forzato.

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4 Commenti

  1. MOLTO interessante questo articolo visto che il mio figliolo ha deciso di troncare di netto i rapporti con la sua famiglia d’origine 7 anni fa! Risulto nonna di 3 bambini di cui il primogenito l’ho visto forse 7/8 volte…le altre due nate successivamente non so neanche che faccia abbiano. Buono a sapersi quindi, è come ho sempre pensato. Vorrà dire che pagherà caro sto giochetto…a tempo debito. Non elemosinerò affetti come ho fatto i primi anni non capendo da subito le sue intenzioni (ben d’accordo con la moglie e la famiglia di lei)…!!
    Grazie per tutte le info mail quotidiane siete un vero e proprio servizio pubblico!

    1. Gentile Anonimo, (Anonimo 07/05/2017 alle 13:03)
      certamente un esterno che legge il mio commento si pone mille domande…ma mi creda, se avevo qualcosa da nascondere o celare comportamenti lesivi verso mio figlio non avrei messo nome e cognome. Il fatto che il ragazzo abbia un comportamento meschino altamente condizionato dalla moglie e relativa famiglia di lei è conosciuta praticamente a tutti nel nostro circondario. Per allontanare definitivamente una madre e l’intera famiglia credo debbano esistere presupposti di estrema gravità e pericolosità tali da dover prendere questo tipo di precauzione, specie per la tutela dei bimbi. NON è assolutamente il nostro caso e NON avrei perso tempo a scrivere.

  2. Gentile Signora Nicoletta chi meglio di me può comprenderla. Mia figlia, una ragazza bella, affettuosa e con un buon livello di istruzione, tre anni fa, in un detto e un fatto ha lasciato casa per andare a vivere insieme al fidanzato e con la famiglia di lui. Premetto che si erano appena conosciuti su internet ed essendo mia figlia diciannovenne, io non ho potuto proprio farci nulla . Oggi, nonostante tutti i miei tentativi e sforzi per riavvicinarla, volendo anche accondiscendere alle loro decisioni, per mia figlia non solo non devo esistere io ma nemmeno il fratello i nonni e il resto della famiglia, parente e amici. Lui, le ha fatto terreno bruciato ovunque, la tiene sempre in casa e se esce è per portarla a lavorare come sguattera in qualche pizzeria. Ora, attraverso i social, ho saputo che è incinta e la mia grossa preoccupazione è che nessuno lavora in quella casa. Lui, che si ritiene un grande pizzaiolo, non riesce mai a superare i tre mesi di lavoro perchè viene mandato via. Il padre è disoccupato e ha seri problemi al cuore, dunque io che potrei aiutarla e starle vicino, specialmente in un momento per lei così delicato, devo rimanerle distante e per quanto il dolore mi stia lacerando, dato che è lampante una certa chiusura anche da parte di mia figlia, il mio pensiero ricorre al piccolo che già da ora non riceve l’assistenza dovuta e che nascerà in una situazione di disagio e consentitemelo, di totale incoscienza.
    Signor Anonimo, non sempre c’è una spiegazione a tutto, a volte la vita può essere strana o anche crudele, mi creda.

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