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Lo sai che? Dichiarazione nutrizionale: si può omettere in alcuni cibi artigianali

Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2017

La dichiarazione nutrizionale di regola è obbligatoria nelle etichette di ogni alimento, ma è prevista un’eccezione per i prodotti artigianali commercializzati localmente direttamente dal produttore.

 

L’inserimento della dichiarazione nutrizionale in etichetta è uno degli obblighi più onerosi per le piccole imprese e per i produttori artigianali di alimenti: proprio per questi ultimi la legge ha previsto un’eccezione all’obbligo, ma a condizione che si rispettino taluni requisiti, illustrati di seguito.

La dichiarazione nutrizionale contiene le informazioni sul valore energetico e la quantità di grassi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale di un alimento ed è una delle indicazioni che i produttori, distributori e rivenditori di alimenti sono obbligati ad inserire in etichetta [1], a pena di sanzioni.

Per alcuni elementi è prevista l’esenzione dall’obbligo di inserire la dichiarazione nutrizionale [2]. Si tratta in particolare di alimenti non sottoposti a trasformazione o la cui composizione è tale da non rendere necessario informare il consumatore sulle caratteristiche nutrizionali:

  • alimenti non trasformati o sottoposti a sola maturazione composti di un solo ingrediente o categoria di ingredienti;
  • l’acqua, anche in caso di aggiunta di anidride carbonica o aromi;
  • piante aromatiche e spezie;
  • sale;
  • edulcoranti da tavola;
  • caffè (a chicchi o macinato), estratti di caffè ed estratti di cicoria;
  • infusioni a base di tè, erbe e frutta;
  • aceti di fermentazione;
  • aromi;
  • gelatina;
  • lieviti;
  • gomme da masticare;
  • alimenti confezionati in imballaggi o contenitori non più estesi di 25 cm2;
  • altri (additivi alimentari, coadiuvanti tecnologici, enzimi alimentari, composti di gelificazione per marmellate).

L’elenco si chiude con l’indicazione (n. 19), tra gli alimenti esclusi dall’obbligo, di quelli «anche confezionati in maniera artigianale, forniti direttamente dal fabbricante di piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che forniscono direttamente al consumatore finale».

A causa della scarsa chiarezza, proprio quest’ultima indicazione è stata oggetto di dubbi interpretativi e applicativi da parte di molti, specie produttori artigianali, che si sono chiesti in base a quali criteri si possa parlare di alimenti “confezionati in maniera artigianale”, “piccole quantità di prodotti”, “strutture locali” ecc.

Con una circolare dedicata proprio a questa specifica disposizione i Ministeri dello Sviluppo Economico e della Salute hanno cercato di chiarire quali prodotti rientrino nella definizione del punto 19 dell’elenco degli alimenti esenti dall’obbligo di dichiarazione nutrizionale [3].

Come chiarito dalla circolare si tratta degli alimenti che si soddisfano le seguenti condizioni:

  1. alimenti artigianali: nonostante la traduzione italiana parli di alimenti “confezionati in maniera artigianale”, la versione inglese parla semplicemente di “alimenti artigianali”. La circolare sembra limitare l’applicazione dell’esenzione ai solo alimenti artigianali, tuttavia il testo del regolamento europeo, parlando di “alimenti, anche confezionati in maniera artigianale”, sembra intendere che non siano esclusi gli alimenti non artigianali che soddisfino le altre condizioni richieste dalla norma;
  2. fornitura diretta dal produttore al consumatore: è necessario che non vi siano intermediari tra produttore e consumatore, quindi che gli alimenti vengano venduti a quest’ultimo direttamente dal fabbricante o, tuttalpiù, da strutture locali di vendita al dettaglio;
  3. fabbricante di piccole quantità di prodotti: il produttore deve rientrare nei limiti e requisiti delle microimprese, cioè deve occupare meno di dieci persone e realizzare un fatturato annuo non superiore a due milioni di euro [4];
  4. vendita a livello locale: deve essere garantita la presenza di un legame diretto tra il produttore e il consumatore. Per “livello locale” si intende il territorio della provincia in cui ha sede o stabilimento il produttore e quello delle province confinanti. Su questo punto l’interpretazione del Ministero è eccessivamente restrittiva, perché esclude ad esempio il commercio all’interno di una stessa regione quando le province di produzione e vendita non siano confinanti tra di esse;
  5. vendita al dettaglio: per vendita al dettaglio si intende l’attività di acquisto e rivendita di merce direttamente al consumatore. Sono esclusi quindi i prodotti forniti a rivenditori all’ingrosso o ad altri intermediari.

note

[1] Art. 9 Reg. UE n. 1169/2011.

[2] Allegato V Reg. UE n. 1169/2011.

[3] Min. Sviluppo Economico, circolare 16 novembre 2016, n. 0361078.

[4] Art. 2 All. Raccomandazione n. 2003/361/CE


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