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Come comprare un’auto e non avere problemi col fisco

4 Maggio 2017


Come comprare un’auto e non avere problemi col fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Maggio 2017



Il contribuente deve dimostrare l’origine della somma utilizzata per l’acquisto dell’automobile se questa non trova giustificazione nel proprio reddito.

Immaginiamo una persona con un reddito di poco meno di mille euro mensili, che però acquisti una vettura che ne vale circa 40mila. Non ci vuole un esperto per capire che la somma utilizzata per comprare l’auto non possa provenire solo dal reddito di lavoro dipendente, a meno che l’interessato non abbia evitato qualsiasi spesa per almeno 3 anni e mezzo. Ecco che allora, inevitabilmente, in questi casi il primo a chiedere chiarimenti è il fisco. Attraverso il redditometro, l’Agenzia delle Entrate rileva l’anomalia e l’incongruenza tra la dichiarazione dei redditi e l’acquisto del bene di lusso; così invia una lettera al contribuente per convocarlo o invitandolo a inoltrare documentazione giustificativa. In tali ipotesi come ci si deve difendere per evitare un – altrimenti sicuro – accertamento fiscale? Il chiarimento proviene dalla giurisprudenza e, in ultimo, da una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Potenza [1] che spiga come comprare un’auto e non avere problemi col fisco. Si tratta di due suggerimenti estremamente utili che possono comunque essere utilizzati tutte le volte in cui si sostiene una spesa particolarmente elevata, rilevabile dall’Agenzia delle Entrate, e incompatibile con il proprio reddito.

La prima regola per comprare un’auto e non avere problemi col fisco è dimostrare un’entrata estranea al rapporto di lavoro, anche una tantum come può essere:

  • una vincita al gioco o alle scommesse;
  • un risarcimento del danno da un’assicurazione;
  • un indennizzo dal datore di lavoro per un licenziamento illegittimo o per un infortunio sul lavoro;
  • una donazione da parte di un parente o di un amico;
  • un disinvestimento, come ad esempio la vendita di un altro bene (la precedente auto, un quadro di valore, un pezzo di antiquariato, ecc.).

L’elenco contiene solo alcuni esempi; l’importante è dimostrare che i soldi utilizzati per comprare l’auto provengano da una fonte lecita e, soprattutto, non soggetta a tassazione o già tassata alla fonte. Non è necessario – e qui interviene il chiarimento della sentenza in commento – dimostrare un aumento del reddito per mantenere tutte le successive spese connesse alla titolarità dell’auto (assicurazione, bollo, benzina, garage, ecc.). Per rendere nullo l’eventuale accertamento fiscale è sufficiente provare la percezione della somma necessaria al solo acquisto del mezzo. Tale circostanza è indice di capacità di spesa e, quindi, tale da escludere la presunzione di occultamento di redditi. La posizione reddituale del contribuente è condizionata favorevolmente dalla percezione di tale somma di denaro e di tale circostanza l’ufficio deve tener conto.

La seconda regola per comprare un’auto e non avere problemi col fisco è conseguente alla prima: la provenienza della somma utilizzata per l’acquisto del bene deve essere tracciabile. Non basta quindi dire che si è ricevuto dei soldi da un parente, ma bisogna anche dimostrarlo. E la dimostrazione non può che essere documentale, attraverso cioè un assegno non trasferibile o un bonifico bancario. Insomma, lo spostamento del denaro da un conto a un altro deve poter essere rilevato dall’amministrazione finanziaria senza giri particolari. Così, ad esempio, nel caso di:

  • una vincita al gioco o alle scommesse: il versamento dovrà provenire dalla società che gestisce il gioco o la scommessa;
  • un risarcimento del danno da un’assicurazione: il versamento dovrà provenire dalla compagnia (anche le compagnie sono più propense a utilizzare il bonifico per somme rilevanti);
  • un indennizzo dal datore di lavoro per un licenziamento illegittimo o per un infortunio sul lavoro: bisognerà farsi bonificare la somma direttamente sul conto corrente;
  • una donazione da parte di un parente o di un amico: in questo caso è bene accompagnare, al bonifico, anche una causale che chiarisca che si tratti di donazione e non di prestito o di altra prestazione.

note

[1] Ctr Potenza, sent. n. 106/17.


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