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Che succede se qualcuno usa la firma digitale altrui?

5 maggio 2017


Che succede se qualcuno usa la firma digitale altrui?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 maggio 2017



Utilizzo di firma digitale altrui senza il consenso: il contratto è nullo se la firma è falsa. Ma al titolare della smart-card spetta l’onere della prova.

Se qualcuno utilizza la tua email, spacciandosi per te e inviando – al posto tuo – una comunicazione ad altre persone, tale messaggio non ha alcun valore di prova documentale nei tuoi confronti. Difatti, la mail ordinaria non ha, in Italia, efficacia di prova legale come invece potrebbe averla un atto notarile. Ma che succede se, all’interno della mail, viene allegato un documento firmato digitalmente. In altri termini che succede se qualcuno usa la tua firma digitale senza il tuo consenso? La risposta è stata data da una recente sentenza del Tribunale di Roma [1].

La firma digitale, al pari di una firma autenticata dal notaio, è un’attestazione informatica che garantisce la certezza circa la provenienza del documento e, quindi – al pari di una sottoscrizione avvenuta davanti a un pubblico ufficiale – offre massima sicurezza circa la sua genuinità e sulla volontà dell’autore di far proprio quel documento. Ma ben potrebbe essere che qualche malintenzionato utilizzi, di nascosto, il dispositivo della firma digitale di un’altra persona, senza il consenso di quest’ultima. La situazione potrebbe essere equiparata, metaforicamente, a chi è in grado di riprodurre in modo perfetto la firma di un altro soggetto, tanto da riuscire a ingannare i più esperti periti in grafologia; oppure alla situazione in cui un soggetto, con una pistola puntata alla tempia di un altro, costringa quest’ultimo a sottoscrivere un foglio. Che succede in questi casi quando dalla carta tradizionale si passa al documento informatico con firma digitale?

Secondo il tribunale di Roma, se un contratto di compravendita viene sottoscritto con una firma digitale abusivamente utilizzata (cioè senza il consenso del titolare della smart-card contenente il dispositivo che consente di apporre tale firma), quel contratto è nullo. Poiché però la firma digitale ha la caratteristica di dimostrare la provenienza dell’atto da parte del suo “apparente” autore, è quest’ultimo a dover dimostrare l’utilizzo indebito della smart-card da parte di terzi. Se tale prova manca, la firma digitale continua a fare piena prova.

Al riguardo, la legge [2] sancisce che l’utilizzo del dispositivo di firma «si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria». La norma dunque non stabilisce che la firma digitale è una prova incontrovertibile e mai contestabile, ma prevede solo una inversione dell’onere della prova. In altre parole, in via automatica, la firma digitale si considera proveniente dal suo titolare, ma quest’ultimo può sempre disconoscere la sottoscrizione, per smentire di avere egli sottoscritto con firma digitale l’atto. Egli insomma deve riuscire a provare di non avere apposto la propria firma digitale, ma che essa è stata abusivamente utilizzata da terzi. Una prova tutt’altro che facile da fornire. Potrebbe essere questo il caso, ad esempio, del precedente deposito di una denuncia di smarrimento del dispositivo elettronico. Oppure si pensi all’ipotesi in cui il proprietario della smart-card dimostri che, nel giorno e nell’ora in cui l’atto risultava firmato digitalmente si trovava in un luogo incompatibile con quello ove poteva essere sottoscritto tale documento informatico.

Insomma, tutte le volte in cui si riesce a dimostrare l’abusivo utilizzo della smart-card contenente la firma digitale, il contratto sottoscritto con firma digitale è nullo e, quindi, privo di qualsiasi effetto.

 

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 1127/17 del 23.01.2017.

[2] Art. 21, co. 2, del Codice dell’amministrazione digitale (Cad).

Autore immagine: Pixabay.com

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