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Si all’uso di telecamere per provare la giusta causa di licenziamento

25 Ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Ottobre 2011



Le riprese effettuate con videocamere di sorveglianza legittimamente installate possono essere utilizzate in giudizio dal datore di lavoro per provare il comportamento illecito del dipendente che costituisce giusta causa di licenziamento [1].

E’ quanto espresso dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6498 del 22 Marzo 2011, ha concesso a un istituto di vigilanza la possibilità di provare la legittimità del licenziamento di un proprio dipendente tramite le registrazioni audiovisive che lo riprendevano mentre commetteva un furto di denaro dal portavalori.

I giudici hanno precisato che, affinché le riprese audiovisive possano costituire prova in giudizio, le telecamere devono essere state legittimamente installate (come era avvenuto nel caso di specie).

Ricordiamo infatti che lo Statuto dei lavoratori [2] prescrive che gli impianti audiovisivi possono essere utilizzati dal datore di lavoro solo se:

1) non sono direttamente finalizzati al controllo a distanza dei dipendenti;

2) hanno la finalità specifica di tutelare l’organizzazione e la produttività dell’impresa o garantire la sicurezza del lavoro;

3) sussiste un previo accordo con le rappresentanze sindacali o con la commissione interna o in mancanza un’apposita autorizzazione della Direzione Provinciale del Lavoro.

Inoltre per l’installazione e l’utilizzo dei suddetti impianti è necessario rispettare anche le regole imposte dal Garante della Privacy riguardanti l’obbligo di segnalazione dell’area videosorvegliata con apposito cartello, la durata di conservazione delle registrazioni, la regolamentazione dell’utilizzo dei dati personali dei dipendenti e tutti gli obblighi informativi circa il loro trattamento [3].

E’ evidente che il legislatore, al fine di bilanciare l’interesse del datore di lavoro alla tutela patrimoniale dell’azienda e l’interesse dei lavoratori a non essere controllati a distanza, vieta l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza specificamente diretti alla vigilanza sulle prestazioni lavorative dei dipendenti. Tuttavia se le telecamere, legittimamente installate per ragioni di organizzazione e sicurezza, consentono inevitabilmente e in via indiretta la scoperta di un comportamento illecito del dipendente, potranno costituire un vero e proprio strumento di prova da portare in giudizio per sostenere la giusta causa di licenziamento.

[1] Art.  2119 cod. civ: “Recesso per giusta causa”.

[2] Art. 4 Statuto dei lavoratori (L. 1970 n. 300).

[3] Art. 13 Codice della Privacy e provvedimento del Garante della Privacy in materia di videosorveglianza, 8 aprile 2010.


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