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Pedone investito: ha sempre ragione?

24 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2017



Il pedone può essere ritenuto responsabile esclusivo dell’incidente che ne ha provocato l’investimento se si pone improvvisamente e imprevedibilmente dinanzi alla traiettoria dell’automobile.

In caso di investimento di pedone il conducente non è responsabile quando quest’ultimo non aveva alcuna possibilità di prevenire l’evento, il che ricorre quando il pedone ha tenuto una condotta imprevedibile e anormale, tale cioè da impedire oggettivamente all’automobilista di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti [1]. Lo afferma il Tribunale di Macerata [2].

La vicenda

Tizio faceva causa a Caio e alla sua compagnia di assicurazioni, accusandoli del sinistro in cui era rimasto coinvolto: mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali era stato investito dall’auto di Caio. Chiedeva, quindi, il risarcimento del danno.

La compagnia di assicurazioni contestava la responsabilità del conducente, affermando che la causa dell’investimento era da addebitare alla condotta del danneggiato che si era immesso improvvisamente nel flusso della circolazione stradale in un punto in cui l’attraversamento non era autorizzato e proprio nel momento in cui stava sopraggiungendo la vettura di Caio, tanto da rendere imprevedibile e inevitabile l’impatto.

Sinistro stradale: responsabile il pedone o l’automobilista?

È risaputo che gli incidenti che hanno come vittime i pedoni sono molto frequenti. Ma la responsabilità è sempre e solo dell’automobilista? La risposta è no: il pedone può essere ritenuto responsabile esclusivo dell’incidente che ne ha provocato l’investimento se si pone improvvisamente e imprevedibilmente dinanzi alla traiettoria dell’automobile.

Dunque, il pedone non ha sempre ragione. Resta inteso che se l’automobilista lo investe, per non essere ritenuto responsabile, deve dimostrare di aver rispettato:

  • il codice della strada,
  • le normali regole di prudenza non scritte che vanno osservate soprattutto nei centri abitati,

provando che il pedone ha tenuto una condotta anomala, violando le regole del codice della strada e parandosi imprevedibilmente dinanzi alla traiettoria di marcia dell’auto.

Sarà il pedone, in tali casi, a dover rispondere.

Sinistro stradale: e se il pedone non attraversa sulle strisce?

Se il pedone non attraversa sulle strisce pedonali, l’automobilista non è comunque autorizzato ad investirlo ma, chiaramente, questo elemento incide sulla responsabilità dei soggetti coinvolti nell’incidente: è sicuramente più prevedibile un pedone che attraversa sulle strisce che uno che lo fa fuori, quindi, è più facile per l’automobilista dimostrare l’inevitabilità dell’urto, nonostante il rispetto, da parte di questi, di tutte le regole di prudenza.

Sinistro stradale: chi deve dare la precedenza?

È sempre l’automobilista a dover dare la precedenza al pedone, strisce o no, anche se quest’ultimo, se non ci sono deve aspettare che passino tutte le auto che sopraggiungono sulla strada prima di iniziare l’attraversamento. Ma questo non vuol dire che, se non lo fa, può ben essere investito. E lo stesso vale nel caso in cui c’è un mezzo che ostruisce la vista? Pensiamo all’autobus che sta facendo scendere i trasportati. L’automobilista deve sempre procedere con estrema cautela.

Nel caso di specie, né il proprietario conducente del veicolo, né la compagnia di assicurazione hanno dimostrato fatti relativi alla condotta di guida del conducente dell’autovettura o al comportamento imprevedibile o abnorme della vittima tali da consentire di non addebitare la responsabilità a guidatore. Nel dettaglio, il giuduce ha accertato che l’incidente si è verificato in presenza di scarsa illuminazione, in un giorno invernale, quando già era buio e su una sede stradale bagnata a causa della pioggia. Condizioni di tempo e di luogo che imponevano senz’altro una maggiore prudenza e cautela nella guida, incombendo sul conducente il dovere preciso di adeguare la propria velocità alle circostanze concrete e di mantenere in centro abitato un’andatura tale da consentire al veicolo di arrestarsi subito a fronte dell’interposizione di un ostacolo. Anche perché il punto in cui era avvenuto l’incidente, anche se scarsamente illuminato, consentiva comunque di poter avvistare tempestivamente il pedone al momento dell’attraversamento, tenendo una condotta di guida prudente e diligente, considerato che Tizio ha attraversato in un tratto di strada rettilineo, con un’unica carreggiata e in condizioni di traffico normale. E non è tutto: è vero che egli non ha attraversato sulle strisce pedonali ma si trovava comunque in prossimità e prima delle stesse (a soli sei metri di distanza): Caio, quindi, avrebbe dovuto rallentare ulteriormente vista la vicinanza della segnaletica di attraversamento pedonale. In altre parole, l’attraversamento al di fuori delle strisce pedonali non può essere considerato, per come concretamente avvenuto, un evento anomalo e imprevedibile tale da interrompere il nesso di causalità con il fatto lesivo. Infatti, se Caio avesse prestato la dovuta attenzione alla strada, per il luogo nel quale si è verificato l’incidente (rettilineo in un centro abitato e in prossimità delle strisce pedonali), rallentando debitamente, si sarebbe accorto dell’inizio dell’attraversamento del pedone e avrebbe potuto compiere qualche manovra per evitare l’impatto.

note

[1] Cass. sent. n. 2149 del 29.09.2006.

[2] Trib. Macerata sent. n. 410 del 20.04.2017.

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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