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Cosa succede se si smette di pagare le tasse?


Cosa succede se si smette di pagare le tasse?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2017



L’evasione fiscale non è sempre reato: per gli importi più bassi si rischia l’arrivo della cartella di pagamento, il pignoramento, il fermo auto o l’ipoteca.

«Ci sono solo due cose certe nella vita», diceva Benjamin Franklin: «la morte e le tasse». Ma Franklin era statunitense. Nel nostro Paese, invece, le tasse non sempre sono così certe. Tanto è vero che, per costringere gli italiani a pagarle, a volte si danno premi ed altre si riesuma il vecchio baratto come in epoca antica si faceva con i capponi e gli ortaggi. Oggi, però, cosa rischia chi non paga le tasse? Verrebbe di dire, a primo acchito, che l’evasione fiscale è un reato e, pertanto, a chi si chiede cosa succede se si smette di pagare le tasse si risponde «il carcere». E invece non è così. Il penale scatta solo per le evasioni più gravi: parliamo di quelle sopra i 150mila euro e a condizione che i redditi non dichiarati superino il 10% del totale o comunque i tre milioni di euro. Questo almeno quando non si dichiara al fisco un reddito percepito (cosiddetto reato di «dichiarazione infedele»). Molto più tenui sono invece le conseguenze per chi fa la dichiarazione dei redditi, ma poi non versa materialmente le imposte. In tal caso, scatta il penale solo se l’evasione riguarda l’Iva e a condizione che l’importo evaso sia almeno di 250mila euro (per tutte le altre sanzioni leggi L’evasione fiscale è reato?).

Ma allora, per tutte le soglie inferiori cosa si rischia?

Immaginiamo un erede che non versi l’imposta di successione; il padrone di casa che non dichiari il canone di affitto o che non abbia registrato il contratto di locazione; il proprietario di casa che non paghi le tasse sulla casa o quelle sulla spazzatura. Questi sono i tipici casi in cui il piccolo contribuente si chiede «cosa succede se si smette di pagare le tasse?» e la risposta è piuttosto semplice: si rischia il pignoramento dei beni e/o le misure cautelari quali l’ipoteca o il fermo dell’auto. Queste ultime due nascono come mezzi di tutela del credito, per impedire la dispersione dei beni da parte del debitore (che potrebbe venderli o donarli onde sottrarli all’esecuzione forzata): infatti, dopo il fermo e l’ipoteca, il bene, anche se ceduto a terzi, può ugualmente essere pignorato; di fatto, però, le misure cautelari vengono utilizzate più come pressione psicologica per ottenere il pagamento delle tasse in tempi celeri.

Quindi, per entrare più nel dettaglio, chi smette di pagare le tasse rischia innanzitutto l’arrivo della famigerata cartella di pagamento e, in secondo luogo, l’avvio dell’esecuzione forzata. In alcuni rari casi, vengono comminate ulteriori sanzioni come nell’ipotesi dell’affitto: il contratto non registrato si considera nullo, con la conseguenza che il padrone di casa non può più sfrattare l’inquilino con la procedura celere e quest’ultimo è legittimato anche a non versare più i canoni (leggi Affitto in nero, rischi). In altri casi, chi avanza crediti dalla pubblica amministrazione superiori a 10mila euro se li vede congelati finché non paga il proprio debito con l’erario. In altre ipotesi ancora si rischia l’esclusione da gare di appalto per chi è tenuto a presentare il Durc (documento unico di regolarità fiscale).

Ma, a differenza del procedimento penale per evasione, quello di riscossione esattoriale non compare in alcun casellario giudiziario o in altri registri pubblici.

Poi, paradossalmente, per i debiti inferiori a 120mila euro si rischia ancora meno: per tali importi infatti non è possibile iscrivere ipoteca sugli immobili di proprietà e, per chi ha solo una casa, neanche questo benché il debito superi i 120mila euro. Invece se il debito è inferiore a 20mila euro, non si rischia neanche l’ipoteca.

Quanto al conto corrente esistono limiti ben precisi solo per chi vi accredita lo stipendio (al massimo si può pignorare un quinto della mensilità e, per le somme accreditate alla data della notifica del pignoramento, solo la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale, pari a circa 1.344,21 euro). Negli altri casi il conto può essere pignorato per intero; ma anche in questo caso esistono numerosi mezzi di tutela (leggi Blocco del conto corrente: tutele).

A tutte queste attività ci pensa l’agente della riscossione, ossia l’ente titolato della delega, da parte dello Stato, a riscuotere i propri crediti. Questo, fino al 1° luglio 2017, è Equitalia mentre, per il periodo successivo, è l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il passaggio delle consegne dalla società privata all’ente pubblico però non ha cambiato le regole, per cui chi smette di pagare le tasse potrà attendersi, anche per il futuro, le stesse conseguenze di cui abbiamo parlato approfonditamente in Cartella Equitalia: le conseguenze del mancato pagamento.

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Autore immagine: 123rf

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1 Commento

  1. Buongiorno, faccio l agente di commercio, gradirei sapere se si possono effettuare le ganasce fiscali sull auto utilizzata per il lavoro, ed in caso se fosssero state applicate, come posso fare ricorso? In attesa, vi ringrazio.

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