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Se pubblico delle registrazioni cosa rischio?

26 maggio 2017


Se pubblico delle registrazioni cosa rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 maggio 2017



Voglio pubblicare sui giornali tra virgolette delle conversazioni avvenute nell’ufficio del direttore di un consorzio intercomunale, ignaro di essere stato registrato. Cosa rischio?

Con riferimento al quesito posto, è utile evidenziare preliminarmente che chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. Se l’offesa è recata a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate [1].

L’oggetto di tutela del reato di diffamazione è la reputazione, intesa quale onore in senso oggettivo, consistente nella valutazione dei consociati rispetto al valore morale e sociale di un individuo.

Gli elementi che devono contemporaneamente sussistere affinchè il delitto si perfezioni sono perciò l’offesa all’onore o al decoro, più precisamente alla reputazione personale, di un soggetto, la comunicazione con più persone e, infine, l’assenza della persona offesa (altrimenti si avrebbe la configurazione del delitto di ingiuria [2]).

Tra le esimenti comuni, ossia le situazioni o i requisiti che escludono la punibilità, che generalmente si applicano alla fattispecie criminosa, troviamo l’esercizio di un proprio diritto [3], in particolare nell’esplicazione del diritto di cronaca o di critica. Tali diritti trovano fondamento nella Costituzione, la quale stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione [4]. Nasce perciò un contrasto tra due disposizioni di legge, ossia il diritto, sussistente in capo a ciascuno, all’onore e il diritto tutelato dalla Costituzione. La dottrina e la giurisprudenza hanno quindi delineato ciò che è comunemente indicato con la nozione di “limite del diritto”. Affinché il reato di diffamazione venga scriminato dalla causa di giustificazione, occorre:

  1. che vi sia un interesse pubblico alla notizia;
  2. che i fatti narrati corrispondano perfettamente a verità;
  3. che l’esposizione dei fatti sia corretta e lineare, ossia non volutamente offensiva, seguendo il principio della continenza.

Per fare un esempio pratico, se il lettore dovesse pubblicare il suo articolo su un quotidiano, e la dott.ssa Tizia lo querelasse per diffamazione, qualora fossero presenti i tre presupposti sopra citati, il giudice investito della questione dovrebbe valutare la non punibilità del reato facendo prevalere il diritto di cronaca.

Con riferimento alla registrazione della conversazione senza il consenso dell’interlocutore, nel caso in cui il soggetto intenzionato a registrare la conversazione o la telefonata sia parte di essa, come in questo caso, il cellulare, registratore o altro dispositivo utilizzato non farebbe altro che memorizzare digitalmente ciò che l’udito riesce a cogliere autonomamente. Per tale ragione, la comunicazione tra presenti, senza alcuna intrusione da parte di soggetti ad essa estranei, entra a fare parte del patrimonio di conoscenza degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito, con l’effetto che ognuno di essi ne può disporre. In questa prospettiva, la registrazione di una conversazione ambientale o di una telefonata costituisce un ottimo strumento di difesa, potendo rappresentare una forma di autotutela e garanzia contro abusi, minacce, insulti e ricatti. Dal punto di vista segnatamente penalistico, qualora la registrazione avvenga da parte di un partecipante alla stessa non è configurabile in alcun modo l’ipotesi di reato di interferenze illecite nella vita privata, conseguendone che la registrazione trova pieno utilizzo probatorio in un eventuale processo.

Tutto ciò viene confermato anche Codice della Privacy che prescrive espressamente l’utilizzo di quanto registrato occultamente per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento [5].

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Previsto dall’art. 594 cod. pen.

[3] Art. 51 cod. pen.

[4] Art. 21 Cost.

[5] Art. 615 bis cod. pen.

[6] Art. 13, co. 5, lett. b), Codice della Privacy.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 9337 del 2012. 

La Costituzione tutela il giornalismo di denuncia inteso come diritto alla libera manifestazione del pensiero, quando esso manifesti un sospetto verosimile e argomentato di illeciti con il suggerimento di una direzione di indagine agli organi inquirenti o una denuncia di situazioni oscure che richiedono interventi normativi per potere essere chiarite. Escluso, quindi, il caso in cui il sospetto sia obiettivamente del tutto assurdo, sempre che si sia in presenza di un interesse pubblico all’oggetto della indagine giornalistica, l’operato dell’autore è destinato a ricevere una tutela primaria rispetto all’interesse dell’operatore economico su cui il sospetto è destinato eventualmente a ricadere.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 4545 del 2012

Il diritto di critica può essere esercitato anche attraverso espressioni lesive della reputazione altrui, purché esse siano strumento di manifestazione di un ragionato dissenso e non si risolvano in una gratuita aggressione distruttiva dell’onore.

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