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Visita fiscale, posso fare un viaggio durante la malattia?

27 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 maggio 2017



Il dipendente assente per malattia può andare in vacanza, se il viaggio giova alla sua guarigione?

 

Soffro di sindrome ansioso-depressiva e il medico mi ha consigliato di uscire e allontanarmi dall’abitazione: posso partire senza rischiare sanzioni per assenza alla visita fiscale?

In caso di sindrome ansioso-depressiva, la giurisprudenza [1] ammette l’assenza del lavoratore dipendente durante le fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale per recarsi all’aperto, ad esempio in spiaggia: questo, perché la permanenza in un luogo chiuso potrebbe essere nociva al particolare stato dell’interessato, che normalmente trae, al contrario, giovamento dalle attività effettuate in spazi aperti.

Assenza alla visita fiscale per chi soffre di ansia e depressione

Un conto, però, è la semplice assenza dovuta a un allontanamento temporaneo, un conto è assentarsi per un vero e proprio viaggio durante il periodo di malattia: per capire se la partenza durante la malattia è legittima, difatti, bisogna bilanciare l’esigenza del lavoratore malato a trarre giovamento dalle attività all’aria aperta, col dovere di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto di lavoro, nonché con gli obblighi, ulteriori alla mera disponibilità durante gli orari della visita fiscale, previsti dal contratto collettivo applicato.

La stessa sentenza inizialmente citata, che “concede” al lavoratore con sindrome ansioso-depressiva la possibilità di assentarsi durante le fasce di reperibilità per la visita fiscale, specifica infatti che il comportamento del dipendente debba essere valutato sulla base dei criteri di buona fede e correttezza. Criteri che, nel caso di specie affrontato dalla sentenza, non erano stati violati, in quanto il lavoratore, pur assente alla visita fiscale domiciliare, si era comunque presentato alla visita ambulatoriale. Il dipendente, dunque, non si era sottratto ai controlli medici, ma aveva dimostrato, sottoponendosi agli accertamenti sanitari, la veridicità di quanto esposto nel certificato di malattia.

Inoltre, nella stessa sentenza è specificata l’importanza di adempiere agli ulteriori obblighi, in materia di reperibilità alla visita fiscale, previsti dalla contrattazione collettiva o aziendale: in particolare il lavoratore, quando si assenta dal domicilio indicato per il controllo del medico fiscale, ha l’obbligo di avvertire immediatamente l’azienda.

In buona sostanza, ciò che dice la sentenza della Cassazione non è che il lavoratore subordinato affetto da sindrome ansioso-depressiva sia automaticamente esonerato dall’obbligo di reperibilità durante le fasce orarie della visita fiscale, ma che, se reputato opportuno dal medico curante, il dipendente possa astenersi dalla lunga permanenza in un luogo chiuso, che potrebbe essere controproducente alla guarigione.

Il tutto, però, consentendo comunque la sottoposizione agli accertamenti medici e preavvertendo l’azienda delle assenze.

Visita fiscale: partire durante la malattia

Assentarsi durante il periodo di malattia per un viaggio, invece, pur potendo giovare alla situazione dell’affetto da sindrome ansioso-depressiva, comporterebbe sicuramente delle difficoltà non solo nella reperibilità presso il proprio domicilio, che ovviamente non ci sarebbe, ma anche nella sottoposizione ad accertamenti medici.

Viaggio durante la malattia: cure termali

Ancora non esistono sentenze della Cassazione che si pronuncino sul caso particolare del dipendente che, durante l’assenza per malattia, si rechi a fare un viaggio: vi sono, è vero, le particolari casistiche delle cure termali e climatiche.

Tuttavia, queste terapie, tranne i casi eccezionali in cui il medico curante prescriva un trattamento tempestivo, ed escluso il caso in cui sia il medico dell’Inail a prescriverle, devono essere fruite durante i periodi di ferie. Nei casi in cui sia previsto il trattamento tempestivo, i trattamenti climatici possono essere equiparati alla malattia: il soggiorno deve essere finalizzato, però, alla cura di una delle malattie indicate dal decreto ministeriale in materia [2]; inoltre, le terapie non devono avere finalità “preventiva” di patologie non ancora in essere, devono essere effettuate presso stabilimenti termali convenzionati e non possono eccedere i 15 giorni all’anno.

Partire durante la malattia per curare ansia e depressione

In base a quanto esposto, dunque, non è possibile assimilare il viaggio intrapreso per “curare” la sindrome ansioso depressiva alla partenza per recarsi presso gli stabilimenti climatici: Inps e datore di lavoro, difatti, potrebbero comminare una sanzione disciplinare affermando che per giovare alla sindrome in questione sia sufficiente una semplice permanenza all’aria aperta e non una vacanza vera e propria, lontana dal Comune di residenza.

Vero è che, in materia di salute, l’ultima parola spetta sempre al medico: ma è bene dire che, stante la delicatezza del caso, il fatto che manchino pronunce sulla situazione prospettata, e stanti le severe sanzioni disciplinari comminate al personale sanitario in caso di esoneri dalla visita fiscale riconosciuti con “leggerezza” e al di fuori dei casi previsti dalle circolari Inps, è assai difficile che un medico prescriva al paziente un vero e proprio viaggio e lo esoneri dalla visita fiscale per questo.

In conclusione, anche se “cambiare aria”, in caso di sindrome ansioso depressiva, giova sicuramente alla guarigione, è consigliabile intraprendere un viaggio durante i periodi di ferie, o, al limite, utilizzare eventuali permessi retribuiti cumulativamente.

Appare rischioso, in quanto esporrebbe al rischio di sanzioni disciplinari, invece, intraprendere un viaggio durante il periodo di malattia, a meno che non si tratti di una trasferta veramente breve, magari nelle vicinanze del Comune di residenza: le particolarità del luogo presso cui ci si reca devono essere ovviamente compatibili col miglioramento delle condizioni di salute. Sicuramente, ad esempio, non appare sanzionabile l’essersi recati presso il parco o il lago fuori città, mentre sarebbe più facilmente contestabile l’essersi recati presso un caotico e affollato centro commerciale.

Certamente, è auspicabile una pronuncia in materia, per fornire una maggiore certezza sulle modalità di comportamento per gli assenti per malattia a causa di ansia e depressione. In assenza di regolamentazione, il consiglio è quello di non rischiare sanzioni disciplinari e limitarsi ad assenze non prolungate e trasferte non distanti.

note

[1] C. Cass, sent. n. 21621/2010.

[2] DM 15.12.1994.

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2 Commenti

  1. Il medico ortopedico mi ha detto che posso camminare in acqua o altra Fkt e ha scritto sul referto che il pomeriggio potevo uscire . il medico curante no cosa devo fare?

  2. Se io ho subito una frattura a una mano, fuori dall’orario di lavoro, sono esente a visite fiscali?

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