Diritto e Fisco | Articoli

Come funziona il pagamento della malattia

23 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2017



Chi ne ha diritto, quando paga l’Inps, quando paga il datore di lavoro ed in quali percentuali. Che succede nel periodo di carenza. Le nuove visite fiscali.

Che paghi l’Inps, che paghi il datore di lavoro o che paghino entrambi, a seconda delle quote stabilite dal contratto nazionale di lavoro, il fatto è che l’indennità di malattia qualcuno la paga ed il lavoratore può starsene a casa per cercare di guarire il più in fretta possibile. Sapendo che, comunque, la sua retribuzione sarà invariata entro certi limiti, anche se non si reca in ufficio o in fabbrica.

Guarire, dicevamo, il più presto possibile. E, comunque, entro 180 giorni nell’anno solare perché, in caso contrario, nella maggior parte dei casi, la malattia non viene più pagata. Ad eccezione dei contratti collettivi che ve prevedono un prolungamento.

Ci sono, poi, delle regole diverse tra i settori pubblico e privato anche se, per quanto riguarda la visita fiscale.

Vediamo allora come funziona il pagamento della malattia e a chi spetta l’indennità.

A carico di chi è il pagamento della malattia

Non è soltanto l’Inps l’incaricato del pagamento della malattia al 100%, anche se una parte dei contributi del lavoratore sono destinati a coprire la sua assicurazione contro il rischio di restare a casa col termometro in bocca o con la gamba ingessata. Al suo posto subentra il datore di lavoro in alcuni casi. Quelli che vediamo di seguito.

Il periodo di carenza

E’ quello che riguarda le quattro lineette di febbre, l’indisposizione intestinale, insomma: il malessere che rientra e che si risolve nei primi 3 giorni di riposo a casa. Il pagamento della malattia, in questo caso, non è retribuito dall’Inps ma dal datore di lavoro. Tutto o una sola parte, dipende dal contratto di categoria.

Se il lavoratore fa la visita medica il giorno in cui si sente male o quello immediatamente successivo, i 3 giorni non pagati dall’Inps coincideranno con i primi 3 giorni della malattia. Se, invece, si farà visitare dopo il terzo giorno («tanto mi passa domani», ma poi non passa affatto), i primi 3 giorni di assenza (o di carenza) saranno computati dal certificato telematico di malattia inviato all’Inps dal medico che ha effettuato l’accertamento.

Questo periodo di carenza è coperto dal datore di lavoro con il 100% della retribuzione ma soltanto per le due prime malattie nell’anno solare. La terza è coperta al 66%, la quarta al 50%. Dalla quinta in poi, il datore di lavoro non copre più alcunché.

Nel periodo di carenza non sono calcolati:

  • il ricovero ospedaliero, il day hospital e l’emodialisi;
  • l’evento di malattia certificato con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni;
  • la sclerosi multipla o progressiva e patologie documentate da specialisti del Servizio sanitario nazionale;
  • gli eventi morbosi delle lavoratrici che si verificano durante il periodo di gravidanza.

 

Le altre giornate di malattia non indennizzate dall’Inps

Oltre ai primi 3 giorni di malattia, cioè al periodo di carenza, ci sono altre giornate che l’Inps non indennizza. Si tratta di:

  • tutte le festività del periodo di malattia, per i dipendenti con la qualifica di operai e apprendisti operai;
  • le festività cadenti di domenica per gli impiegati del Terziario e gli apprendisti impiegati;
  • le giornate del santo patrono, in quanto retribuite dal datore di lavoro.

 

Le categorie di lavoratori non indennizzati dall’Inps

Infine, per alcune categorie di lavoratori l’Inps non riconosce l’indennità di malattia. Al posto dell’Istituto subentra il datore di lavoro quando la malattia interessa:

  • impiegati, quadri e dirigenti, nel settore industria e artigianato;
  • impiegati da proprietari di stabili, portieri, viaggiatori/piazzisti/rappresentanti, dipendenti di partiti politici e organizzazioni sindacali, dirigenti, inquadrati nel settore commercio;
  • impiegati, operai e dirigenti, nel settore Credito, assicurazioni e servizi tributari appaltati.

 

Come funziona il pagamento della malattia nei primi 3 giorni di ricaduta

Se la malattia che ci ha lasciati a casa per 3 giorni si ripresenta, oppure si presenta una nuova patologia come conseguenza della prima (un’influenza che degenera in bronchite, tanto per fare un esempio), non viene riconosciuto il periodo di carenza e, quindi, tocca all’Inps retribuire anche i primi 3 giorni di malattia. Purché la ricaduta avvenga entro 30 giorni dalla guarigione.

Come funziona il pagamento della malattia per i lavoratori a termine

Per i dipendenti a tempo determinato, il pagamento della malattia viene eseguito così:

  • dal datore di lavoro, per un numero di giorni pari a quelli di attività effettuata alle sue dipendenze;
  • direttamente da parte dell’Inps, per le giornate di lavoro svolte presso precedenti datori di lavoro;
  • direttamente da parte dell’Inps, se nei 12 mesi precedenti la patologia il dipendente ha lavorato almeno 30 giorni; il periodo indennizzabile massimo, in quest’ipotesi, è pari a 30 giorni nell’anno solare.

Il pagamento della malattia viene eseguito in base ad una percentuale della retribuzione media giornaliera, calcolata a seconda dell’inquadramento del lavoratore.

Per gli impiegati, si somma la retribuzione lorda del mese precedente ai ratei di mensilità aggiuntive. Ad esempio: se la malattia viene registrata a maggio, alla retribuzione lorda di aprile verranno sommati i ratei di tredicesima e dell’eventuale quattordicesima dei quattro mesi precedenti (da gennaio ad aprile, calcolati sulla retribuzione base). Il risultato viene diviso per 30 (come i giorni del mese).

Per gli operai, invece, bisogna dividere la retribuzione lorda del mese precedente per le giornate retribuite. Il risultato verrà sommato ai ratei di mensilità aggiuntiva (tredicesima o quattordicesima) diviso per 25. In sostanza:

(Retribuzione lorda/giornate retribuite) + (ratei mensilità aggiuntive/25).

L’indennità di malattia è distribuita in questo modo:

  • non è dovuta nei primi 3 giorni di assenza (corrispondono al periodo di carenza);
  • il 50% fino al 20° giorno di assenza;
  • il 66,66% dal 21° Al 180° giorno.

Se il contratto prevede un orario di lavoro distribuito in 5 giorni è necessario un ultimo accorgimento: le giornate retribuite del mese precedente devono essere moltiplicate per 1,20; ad esempio, se le giornate lavorate del mese precedente sono 20, la retribuzione lorda andrà divisa per 24 (20 x 1,20).

Cambia tra impiegati e operai anche il criterio con cui l’Inps calcola le giornate indennizzabili. Nello specifico:

  • per gli impiegati, le giornate indennizzabili sono tutte quelle comprese nel periodo indennizzato (solitamente nel mese), escluse le festività nazionali che cadono di domenica e le festività infrasettimanali;
  • per gli operai, le giornate indennizzabili sono pari a tutte quelle comprese nel periodo, con esclusione delle domeniche e delle festività nazionali (anche se non cadono di domenica) ed infrasettimanali.

A carico del datore di lavoro, come sottoscritto nei contratti collettivi, c’è una parte della retribuzione destinata al pagamento della malattia, cioè una percentuale:

  • di tutte le categorie di lavoratori esclusi dal trattamento a carico dell’Inps;
  • dei primi 3 giorni dell’evento di malattia (carenza);
  • delle festività nel caso degli operai;
  • delle festività cadenti di domenica per gli impiegati;
  • dell’integrazione stabilita dal contratto collettivo del settore.

Come funziona il pagamento della malattia per i dipendenti pubblici

I dipendenti statali che restano a casa in malattia avranno una decurtazione dello stipendio in base al periodo di assenza dal lavoro. Nello specifico:

  • nei primi 9 mesi di malattia, lo stipendio viene pagato al 100% con esclusione di ogni altro compenso accessorio;
  • nei successivi 3 mesi (dal 10° al 12°), si percepisce il 90% della retribuzione fissa mensile;
  • negli ultimi 6 mesi (dal 13° al 18°), lo stipendio arriva al 50% della retribuzione fissa mensile.

Ma, in realtà, la decurtazione dello stipendio per i dipendenti pubblici è prevista anche per i primi 10 giorni di malattia: vengono esclusi qualsiasi indennità o emolumento e trattamenti economici accessori [1]. A meno che il lavoratore abbia subìto un infortunio sul lavoro, una malattia professionale, un ricovero ospedaliero o in day-hospital, o una patologia grave che richieda terapie salvavita. Allo scattare dell’11°giorno si applicano le disposizioni previste dai contratto collettivo per le assenze per malattia.

Ovvio che il tutto deve essere certificato dall’Azienda sanitaria locale o da una struttura convenzionata. In tali giornate il dipendente ha diritto, in ogni caso, all’intera retribuzione.

Come deve comunicare il dipendente pubblico la malattia

I dipendenti statali che si assentano per malattia devono avvertire tempestivamente dell’assenza il responsabile della struttura presso cui prestano servizio entro le ore 8.30 o entro l’inizio del turno di lavoro, in modo da permettere la riorganizzazione del lavoro senza creare dei disagi all’utenza. La comunicazione deve essere completa (non basta una telefonata per dire «non mi sento bene, oggi non vengo a lavorare»). Bisogna specificare l’indirizzo presso cui si è in degenza, se diverso da quello del domicilio, e la durata presunta dell’assenza non appena se ne viene a conoscenza. A questo punto, è la struttura a riportare tale circostanza entro le ore 9.00 all’Ufficio gestione del rapporto di lavoro del personale, per consentire l’eventuale accertamento medico-fiscale.

La malattia, indipendentemente dalla sua durata (anche se dura un solo giorno), va documentata, mediante certificato medico, inviato per via telematica all’Inps direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria pubblica che lo rilascia. L’Istituto di previdenza lo inoltrerà all’amministrazione o all’ente presso il quale il dipendente pubblico presta servizio.

Se il dipendente intende riprendere il lavoro prima della scadenza indicata sul certificato medico, potrà chiedere al suo medico curante di attivare la procedura prevista per la rettifica del certificato telematico: in pratica, si indicherà una nuova prognosi che andrà a sostituire o limitare la precedente.

La malattia lunga dei dipendenti pubblici

Come al dipendente privato, anche al lavoratore statale può capitare di dover prolungare il periodo di malattia. Con le dovute cautele, però: ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi nell’arco dell’ultimo triennio, chiedendone ulteriori 18 non retribuiti in presenza di malattie particolarmente gravi. In quest’ultimo caso, l’Amministrazione, prima di concederli, può voler accertare le condizioni di salute del dipendente sottoponendolo a visita medico-collegiale al fine di verificare se è il caso che continui a svolgere l’attività lavorativa.

Tuttavia, quei 18 mesi in cui ha diritto a rientrare nel proprio posto di lavoro vengono calcolati sommando le assenze dovute all’ultimo episodio di malattia e quelle del triennio precedente, ad eccezione di:

  • assenze per terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, compresi i giorni di ricovero ospedaliero o in day-hospital. Le assenze in questione devono essere dovute a una grave patologia, comprovata da un certificato medico rilasciato dalla competente struttura sanitaria pubblica, in cui si attesta sia la gravità della patologia sia il carattere invalidante delle necessarie terapie;
  • assenze per infortunio sul lavoro.

La visita fiscale per i dipendenti pubblici e privati

Con la riforma Madia del pubblico impiego, dal 2017 le visite fiscali sono gestite dal Polo unico dell’Inps che si occupa dei controlli a domicilio dei lavoratori in malattia sia del settore pubblico sia di quello privato. Controlli che avvengono nei periodi più «sospetti».

Il medico fiscale può passare anche tre volte nell’arco dello stesso periodo di malattia. La reperibilità è unica per privati e statali, e cioè: a ridosso del weekend o delle giornate di riposo, nonché alle brevi assenze per malattia reiterate. Chiaro che per le patologie particolari che richiedono delle assenze corte e frequenti l’Inps avrà un particolare riguardo. Negli altri casi, invece, gli accertamenti potranno essere disposti anche tutti i giorni. E se il lavoratore in malattia viene «beccato» in gita al lago o in montagna, può essere licenziato in tronco.

Le fasce di reperibilità sono:

  • dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 17 alle 19 per i dipendenti del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, per i dipendenti pubblici 7 giorni su 7.

In pratica, mentre la disponibilità, per i lavoratori privati, è pari a 4 ore, per i dipendenti pubblici è pari a 7 ore. Il divario dovrebbe essere superato stabilendo una fascia oraria uguale per tutti, probabilmente non inferiore alle 7 ore, per garantire un maggior numero di controlli.

Un’ultima considerazione, fondamentale per quanto curiosa: se il medico che suona al campanello del dipendente non riceve risposta perché il citofono è guasto, scriverà sul verbale che il lavoratore era assente dal domicilio. Conviene, in caso di malattia, fare delle prove tecniche di chiamata ogni tanto. Ed avere sotto mano il numero dell’elettricista. Oppure passare la degenza in quella stanza la cui finestra dà direttamente sull’ingresso. Non si sa mai.

note

[1] Dl n. 112/2008, n. 78/2009 e n. 150/2009.

[2] Legge n. 124/2015.

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

5 Commenti

  1. Se lascio il posto di lavoro in un giorno in cui il medico di famiglia non c’è vedi il sabato sera e vado in guardia medica la mattina dopo ossia la domenica e mi viene fatto un certificato con prognosi dal sabato al lunedì quindi tre giorni. La malattia mi viene pagata per intero dal mio datore di lavoro? Turnista di azienda privata Spa

  2. Buongiorno, sono un dipendente privato. Durante le festività dell’8 dicembre ero in malattia ma quel giorno mi è stato incluso sia nella malattia INPS sia nelle festività godute. E’ corretto?

  3. Sono impiegato a tempo indeterminato da 33 anni.l’attiero caseario come settore. Ho fatto una protesi al ginocchio. Per quanto tempo sarò retribuito Al 100%.come funziona.grazie

  4. Buona sera
    Sono in malattia da circa 30 giorni
    lavoro nel settore agricolo forestale
    come operaio comune privato.
    Come mi verrà pagata la malattia e in che tempi!
    Saluti

  5. Buon giorno sono in malattia da un mese e dovrò fare un paio di interventi chirurgici lavoro in un albergo nelle camere a tempo determinato non ho avuto nessuna retribuzione né dal dottore di lavoro neanche dal Inps a chi mi devo rivolgere? E cosa mi aspetta ? Grazie.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI