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Le sanzioni per l’emissione di assegni a vuoto

7 maggio 2017


Le sanzioni per l’emissione di assegni a vuoto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2017



Cosa succede a chi emette assegni senza provvista ossia “scoperti”? I termini entro cui il Prefetto deve emettere le sanzioni.

Emettere un assegno a vuoto non è solo un illecito civile, ma anche amministrativo. Sotto il primo aspetto viene in evidenza il rapporto con il creditore in possesso del titolo: questi potrà procedere al protesto dell’assegno (con tutte le sanzioni che da ciò scaturiscono come il divieto di emissione di assegni per 24 mesi e l’iscrizione nel «registro protesti») e al pignoramento dei beni del debitore senza bisogno di una previa causa (nei primi sei mesi dall’emissione, infatti, l’assegno è titolo esecutivo e può essere portato dall’ufficiale giudiziario per avviare l’esecuzione forzata senza bisogno di un decreto ingiuntivo o, peggio, di un giudizio). Sotto il secondo aspetto, invece (quello cioè amministrativo), l’emissione di assegno scoperto comporta l’applicazione di una sanzione emessa dal Prefetto.

Ma anche le sanzioni per l’emissione di assegni a vuoto è soggetta a termini perentori che, se violati, comportano l’illegittimità della stessa. E a ricordarlo è una sentenza del giudice di Pace di Taranto [1].

I termini per l’emissione delle sanzioni da «assegno a vuoto»

La materia dell’emissione degli assegni a vuoto (o, come spesso si dice, «assegni scoperti», circostanza che capita quando sul conto corrente non è depositata una somma sufficiente a coprire il titolo già emesso dal titolare del blocchetto) è stata depenalizzata e ora rientra nell’ambito dell’illecito amministrativo. In altre parole, chi emette un assegno senza avere sul conto corrente i soldi per coprirlo e pagarlo non rischia un procedimento penale, né una macchia sulla fedina, ma solo una sanzione economica, al pari di una multa per autovelox.

La legge che regola la procedura per l’emissione delle sanzioni per l’assegno a vuoto è la stessa che disciplina tutte le altre sanzioni amministrative, ivi comprese quelle – ad esempio – per la violazione delle regole del codice della strada [2]. Essa prevede uno specifico termine entro cui la sanzione pecuniaria può essere inflitta: tale termine è di novanta giorni [3]. Se non viene rispettato questo termine la sanzione è nulla e la “multa” non deve essere pagata (ma sempre previo ricorso al giudice di pace; diversamente la sanzione diventa definitiva e non c’è più modo di contestarla).

Viceversa, se il termine per la sanzione da assegno a vuoto viene rispettato, l’amministrazione deve procedere alla riscossione entro 5 anni. In termini pratici, il responsabile dell’emissione dell’assegno scoperto deve ricevere, entro il quinquennio successivo, la famigerata cartella di pagamento da parte dell’Agente della Riscossione (Equitalia fino al 1° luglio 2017; Agenzia delle Entrate-Riscossione per il periodo successivo).

note

[1] GdP Taranto, dott. Nicola Russo, sent. n. 1003/17 del 29.04.2017

[2] L. 689/81.

[3] Art. 2, co. 2. L. 689/81.

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