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Licenziamento: l’accordo con il datore di lavoro

8 maggio 2017


Licenziamento: l’accordo con il datore di lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2017



L’azienda che licenzia un dipendente, in caso di contestazione da parte di quest’ultimo, può evitare la causa offrendo una somma a titolo di conciliazione.

Se il tuo datore di lavoro ti ha licenziato e tu ritieni che il provvedimento sia illegittimo, puoi contestarlo con una lettera (preferibilmente di un avvocato, ma potresti farlo anche tu stesso) da inviare necessariamente entro 60 giorni. Alla contestazione, l’azienda può rispondere con un’offerta di indennizzo: se accetti l’offerta non potrai più fare causa (causa che, comunque, va avviata entro 180 giorni dalla contestazione). In altre parole il datore di lavoro può proporti un accordo in forza del quale, rinunciando alla causa, accetti il pagamento di una somma predeterminata dalla legge. È quanto prevede la nuova legge sui contratti a tutele crescenti, quelli cioè sottoscritti a partire dal 7 marzo 2015 [1].

Ma vediamo meglio come funziona, in caso di licenziamento, l’accordo con il datore di lavoro.

L’offerta di conciliazione dell’azienda

Entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, l’azienda può offrire, al proprio ex dipendente, un’indennità pari a una mensilità di retribuzione per ogni anno di anzianità, con un minimo di due mensilità, fino a un massimo di 18 mensilità (le indennità sono dimezzate in caso di azienda con meno di 16 dipendenti), entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento. In questo modo, da un lato il lavoratore ottiene subito un “risarcimento” per il licenziamento, senza dover attendere i tempi di una causa e pagare l’avvocato; dall’altro lato il datore evita il rischio di una causa e, soprattutto, di una condanna che, a volte, costituisce un rischio aziendale insopportabile per molte piccole realtà.

Sulla somma offerta dall’azienda a seguito dell’accordo (somma che non può comunque superare i limiti economici citati) il dipendente non deve neanche pagare le tasse: infatti essa non costituisce reddito imponibile e né vanno versati i contributi sulla stessa.

L’accordo non può essere stipulato in azienda o allo studio dell’avvocato del lavoratore, ma alternativamente presso la Direzione territoriale del Lavoro oppure presso i sindacati. Se il lavoratore accetta l’accordo e incassa la somma, il rapporto di lavoro si estingue alla data del licenziamento e l’impugnazione del recesso si intende rinunciata, anche se già proposta.

Con la firma dell’accordo il dipendente deve ricevere necessariamente un assegno circolare. È proprio in questo momento che l’azienda deve corrispondere i soldi dell’indennizzo, non potendo rinviare l’adempimento a un momento successivo o prescegliere la forma del bonifico bancario. Dunque, il metodo di pagamento è vincolato dalla legge.

L’accordo con l’azienda potrà coprire non solo le contestazioni sull’illegittimo licenziamento, ma anche eventuali straordinari o differenze retributive spettanti al dipendente; ma in quest’ultimo caso, le somme vengono tassate e sono soggette ai contributi previdenziali.

Sebbene non indicato espressamente dalla legge, l’offerta di accordo da parte dell’azienda deve avvenire per iscritto. Essa può contenere un termine alla scadenza del quale il datore di lavoro può ritenersi non più vincolato alla stessa.

note

[1] Art. 6 Dlgs 23/2015.

Autore immagine: 123rf com


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