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Querela per minaccia

31 Maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Maggio 2017



Il reato di minaccia è perseguibile a querela o, nei casi più gravi, d’ufficio. E’ punito con la multa o il carcere, che sia fatto con parole, scritte o gesti.

«Ti spacco la faccia». Ecco il tipico esempio di un reato di minaccia. Un reato procedibile a querela e punito dal codice penale [1] con una multa da 51 a 1.032 euro o la reclusione fino a un anno (se non ci sono le aggravanti che vedremo in seguito). Nei casi più gravi, si procede d’ufficio.

La querela per minaccia può scattare nel momento in cui una persona viene intimidita «con la prospettazione di un danno ingiusto», per dirla in legalese. Cioè quando quella persona si sente dire che gli stanno per arrivare dei guai seri, alla sua persona come al suo patrimonio. Guai e danni in grado di limitare la sua libertà psichica.

Significa che il reato di minaccia viene compiuto non solo quando «si avverte» qualcuno che si sta per fargli del male, ma anche quando gli si dice «io ti rovino», «faccio affondare la tua attività» oppure «vedrai che da oggi non riuscirai più a dormire di notte». Non fanno parte delle minacce, dunque, gli insulti o le imprecazioni, qualificabili piuttosto come ingiuria (reato depenalizzato nel 2016 e diventato illecito civile).

La minaccia, infatti, è un reato che ha natura di pericolo, nel senso che si pone come anticamera di un atto lesivo. Bisogna, comunque, tenere conto del contesto e della reale capacità di chi pronuncia certe parole di fare concretamente del male prima di presentare una querela per minaccia.

Quando si può presentare una querela per minaccia

Per poter presentare querela per minaccia non serve che la vittima sia presente al momento in cui il minacciante esprime il suo desiderio di fargli del male: basta che il diretto interessato ne venga a conoscenza, anche indirettamente, da parte di qualcuno. Se, ad esempio, io minaccio Caio davanti a Tizio, e Tizio lo racconta a Caio, quest’ultimo può farmi una querela per minaccia.

Naturalmente, per compiere questo reato non servono soltanto le parole. E’ possibile prendersi una querela per minaccia anche per intimidire qualcuno attraverso un messaggio di Whatsapp, un sms, un’e-mail, un biglietto appeso alla sua porta, un gesto. Ci sono anche dei casi più macabri, come quelli utilizzati dalla malavita (una testa di agnello mozzata fuori dalla porta, un pupazzo impiccato, ecc.).

La scelta di uno di questi strumenti di minaccia e la capacità di turbare la vittima costituiscono la gravità del reato. Non è più grave dire «ti ammazzo» anziché «ti cambio i connotati»: è peggio riuscire a creare nella persona minacciata uno stato psicologico di ansia e di grave turbamento che condiziona irrimediabilmente la sua vita quotidiana.

Come presentare querela per minaccia

Come accennato all’inizio, il reato di minaccia è procedibile a querela, da presentare presso un qualsiasi posto di Polizia oppure, in forma scritta, al pubblico ministero.

In alcuni casi, però, il reato di minaccia è perseguibile d’ufficio. Succede quando la gravità del fatto è particolarmente importante, ad esempio quando la minaccia viene fatta con le armi, o da persona travisata (cioè che ha volutamente alterato il proprio aspetto esteriore per non essere riconoscibile) oppure da più persone insieme [2].

Sono circostanze aggravanti previste dal codice penale anche la minaccia mediante scritto anonimo o facendosi valere della forza di associazioni segrete.

Se la minaccia viene compiuta da più di cinque persone riunite e anche una sola di loro è armata, la pena aumenta alla reclusione da tre a 15 anni. Lo stesso vale per la minaccia compiuta da almeno 10 persone riunite pur non essendo armate. Se, in questo contesto, la minaccia è rivolta ad un pubblico ufficiale, il reato viene punito con la reclusione da due a otto anni oppure fino a tre anni se la vittima viene costretta a compiere un atto del proprio ufficio o servizio [3].

note

[1] Art. 612 cod. pen.

[2] Art. 339 cod. pen.

[3] Art. 336 cod. pen.


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