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Le Guide I diritti di chi soffre di emicrania

Le Guide Pubblicato il 9 maggio 2017

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Lavoratore che soffre di emicrania e cefalea cronica: invalidità, Legge 104, diritto di assentarsi per malattia, cure, analisi.

 

Soffri spesso di forti mal di testa e per questo non riesci a lavorare? Forse non sai che il mal di testa, o, più precisamente, la cefalea o l’emicrania, non sono soltanto un problema conseguente a determinate patologie. Cefalea ed emicrania, difatti, possono essere delle malattie “autonome” a tutti gli effetti, in diversi casi anche considerate invalidanti: se ne soffri frequentemente e i dolori sono tali da rendere impossibile o molto difficile l’attività lavorativa, hai dunque il pieno diritto di assentarti per malattia. Naturalmente, deve essere il medico curante a valutare se la cefalea o l’emicrania sono così intense da risultare incompatibili con l’attività lavorativa; inoltre, in determinati casi, il medico può anche valutare l’opportunità di fare domanda perché ti sia riconosciuta l’invalidità.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sul mal di testa: in quali casi possiamo parlare di cefalea ed emicrania invalidante, quando ci si può assentare dal lavoro e quando si può chiedere l’invalidità.

Cefalea: che cos’è

La cefalea, genericamente nota come mal di testa, può essere sia il sintomo di diverse patologie (come l’ipertensione, l’artrosi, un’allergia, l’anemia, una malattia oculare…), sia una malattia autonoma.

Nel primo caso, parliamo di cefalea secondaria, mentre nel secondo di cefalea primaria.

La cefalea primaria, pur non essendo una patologia che causa morte o deficit neurologici, può manifestarsi comunque in una forma talmente grave da compromettere seriamente la qualità della vita del malato in ambito familiare, lavorativo e sociale.

A tal proposito, il servizio sanitario della Lombardia, prima regione in Italia, ha riconosciuto la valutazione percentuale delle cefalee nell’ambito dell’invalidità civile.

Emicrania: che cos’è

L’emicrania è un tipo di cefalea che presenta delle particolarità. Nel dettaglio, il dolore deve durare tra le 4 e le 72 ore e presentare almeno due delle seguenti quattro caratteristiche:

  • essere localizzato solo da una parte della testa;
  • risultare di tipo pulsante;
  • essere percepito come mediamente o molto intenso;
  • risultare aggravato da attività fisiche di routine come camminare o salire le scale;
  • a queste caratteristiche possono aggiungersi nausea o vomito, fotofobia (fastidio alla luce) e fonofobia (fastidio al rumore).

L’emicrania può essere con o senza aura: quando l’emicrania è con aura, si presentano disturbi visivi, motori, della parola e della sensibilità e motori, solitamente durano tra i 20 e i 60 minuti, per poi lasciare spazio alla comparsa del mal di testa.

Cefalea e emicrania: assenza per malattia

Se hai difficoltà a svolgere la tua attività lavorativa per via dell’emicrania, o del diverso tipo di cefalea, la prima cosa da fare è recarti dal tuo medico curante.

Questi, dopo una visita, sarà in grado di stabilire se la gravità dei tuoi dolori alla testa è tale da essere incompatibile con lo svolgimento della tua attività lavorativa e ad assegnarti i dovuti giorni di riposo. A tal proposito, deve trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e fornirti il numero di protocollo, che ti dovrai inviare al datore di lavoro.

Cefalea ed emicrania: visita fiscale

Come per tutte le assenze per malattia, in quanto lavoratore dipendente sei tenuto alla reperibilità durante le fasce orarie previste per la visita fiscale:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, se sei un lavoratore subordinato del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, se sei un dipendente pubblico.

A breve, con una normativa attualmente in lavorazione, le fasce orarie saranno unificate per i lavoratori pubblici e privati.

Generalmente, ci si può allontanare dal proprio domicilio, durante le fasce di reperibilità per la visita fiscale, solo se l’assenza è dovuta all’effettuazione di terapie o visite specialistiche (per le quali si deve comunque avvertire l’azienda e fornire idonea attestazione), oppure se l’assenza è necessitata.

Visto che cefalea ed emicrania, però, a differenza delle ordinarie patologie, possono peggiorare a causa della permanenza in luoghi chiusi, come appunto l’abitazione, non potrai essere sanzionato nel caso in cui ti rechi ad effettuare attività all’aperto, anche di svago, durante il periodo di malattia: è quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1]. La disposizione, in particolare, chiarisce che, per determinate patologie, le attività ludiche all’aperto non compromettono la guarigione ma possono, al contrario, aiutarla. Per questo motivo, non è meritevole di sanzione il lavoratore assente per malattia che effettua attività di svago, se la patologia trae giovamento dalle attività stesse.

Ad ogni modo, non esiste obbligo di reperibilità in caso di ricovero ospedaliero e patologie collegate all’invalidità attestata, se questa è almeno pari al 67%. Pertanto, se dalla cefalea deriva una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta (ossia se ti è già stata riconosciuta una percentuale d’invalidità dal 67% in su) e l’assenza è dovuta all’acutizzarsi della patologia stessa o ad una malattia connessa, non puoi essere sanzionato per la mancata disponibilità alla visita fiscale.

Cefalea e invalidità

Per quanto riguarda il riconoscimento dell’invalidità a causa della cefalea, come già esposto questo è possibile non solo quando la cefalea è la conseguenza di un’altra patologia (quindi nel caso in cui, in parole semplici, l’invalidità sia riconosciuta per la malattia che causa il mal di testa), ma anche quando si tratta di un’infermità autonoma.

Il servizio sanitario della regione Lombardia, in particolare, riconosce le seguenti percentuali d’invalidità, in merito alla cefalea:

  • dallo 0 al 15%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-bassa e soddisfacente risposta al trattamento;
  • dal 16 al 30%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-alta e scarsa risposta al trattamento e forme croniche con risposta parziale al trattamento;
  • dal 31 al 46%, per forme croniche refrattarie al trattamento: dal 45% in su, l’invalidità consente di rientrare nelle categorie protette per il lavoro.

Cefalea ed emicrania: assenza per cure ricorrenti

Se il trattamento della cefalea o dell’emicrania richiede cicli di cura ricorrenti, cioè terapie ambulatoriali alle quali devi sottoporti periodicamente, puoi assentarti, anche in questo caso, per malattia.

Il medico può certificare separatamente ogni ciclo di cura, oppure rilasciare una documentazione unica, che attesti la necessità di terapie ricorrenti: in quest’ipotesi, il trattamento successivo viene qualificato come ricaduta del precedente, proprio come la ricaduta della malattia.

Il certificato medico, nel dettaglio, deve essere inviato all’inizio della terapia, con l’indicazione delle date in cui avverranno le prestazioni; una volta effettuate le cure, la struttura sanitaria deve rilasciare una dichiarazione che ne provi l’esecuzione, diversamente l’assenza non può essere indennizzata.

I giorni che intercorrono tra una cura e la successiva, invece, se non debitamente certificati come malattia non sono indennizzabili.

Cefalea ed emicrania: assenza per analisi

Se devi sottoporti a degli esami in merito alla cefalea o all’emicrania (accertamenti diagnostici) questi, se di breve durata, solitamente non sono assimilabili alle assenze per malattia, a meno che non si tratti di controlli:

  • urgenti e non effettuabili al di fuori dell’orario lavorativo;
  • talmente invasivi da richiedere una convalescenza.

Cefalea ed emicrania: permessi per visita medica

Se le visite mediche, le analisi o i trattamenti non rientrano in alcuno dei casi esposti, puoi aver diritto comunque a un’assenza retribuita se lo prevede il contratto collettivo applicato: è il caso dei dipendenti pubblici.

Al di fuori delle ipotesi elencate, le assenze per visite mediche, analisi o terapie possono essere indennizzate o meno, in base a quanto disposto dal contratto collettivo, anche territoriale o aziendale. In particolare, la contrattazione collettiva o aziendale può concedere, per queste situazioni:

  • dei permessi retribuiti: in questo caso, per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • lo scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • la concessione di permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo di effettuazione della visita.

note

[1] Cass. sent. n. 21621/2010.


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