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Lo sai che? Come licenziare un lavoratore domestico

Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2017

Colf e badanti: in quali casi si può interrompere il rapporto di lavoro, con quale preavviso e come si comunica il licenziamento? 

Il rapporto di lavoro domestico presenta molte particolarità rispetto all’ordinario rapporto di lavoro subordinato, in quanto la prestazione lavorativa è svolta nei confronti di privati, famiglie o piccole comunità, non di imprese e professionisti. Proprio per questo, la tutela di colf e badanti, per gli aspetti riguardanti il licenziamento, è più debole rispetto alla tutela spettante alla generalità dei dipendenti.

Colf e badanti: quando termina il rapporto di lavoro

Nel dettaglio, il rapporto di lavoro domestico può terminare per una delle seguenti cause:

  • interruzione durante il periodo di prova;
  • scadenza del termine;
  • risoluzione consensuale delle parti;
  • licenziamento;
  • dimissioni;
  • morte del lavoratore;
  • morte del datore di lavoro.

Colf e badanti: licenziamento

Il datore di lavoro può recedere liberamente dal rapporto, cioè può licenziare il lavoratore domestico senza necessità di giusta causa o giustificato motivo: si parla, infatti, di recesso “ad nutum”.

Questo, però, non significa che la colf o la badante possa essere licenziata dall’oggi al domani, in quanto si ha sempre il diritto al preavviso, ad eccezione dell’ipotesi di licenziamento per giusta causa.

Se il datore di lavoro licenzia (non per giusta causa) senza preavviso, è tenuto al pagamento dell’indennità sostitutiva.

Oltre al preavviso o all’indennità sostitutiva, devono essere riconosciuti al lavoratore domestico anche il Tfr (trattamento di fine rapporto), le ferie non ancora godute e i ratei di tredicesima maturati sino al momento della cessazione del rapporto.

Colf e badanti: preavviso

termini di preavviso, in caso di licenziamento di colf e badanti, sono diversi a seconda dell’anzianità di servizio maturata presso il datore di lavoro. In particolare:

  • se il contratto è superiore alle 25 ore settimanali, i termini di preavviso sono pari a:
    • 15 giorni (7,5 per dimissioni), sino a 5 anni di anzianità lavorativa;
    • 30 giorni (15 per dimissioni), oltre 5 anni di anzianità lavorativa;
  • se il contratto è inferiore alle 25 ore settimanali, invece, i termini di preavviso sono pari a:
    • 8 giorni, in caso di anzianità lavorativa inferiore a 2 anni;
    • 15 giorni, in caso di anzianità lavorativa superiore a 2 anni.

I termini raddoppiano, secondo il contratto collettivo dei lavoratori domestici, se il datore intima il licenziamento entro il 31° giorno dalla cessazione del congedo per maternità.
In caso di mancato o insufficiente preavviso, come anticipato, la parte che recede deve corrispondere un’indennità sostitutiva, pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso.

Se il lavoratore usufruisce, con la famiglia, di un alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, o da lui messo a disposizione (è il caso, ad esempio, dei portieri privati o dei custodi di villa), il preavviso è di:

  • 30 giorni di calendario sino ad un anno di anzianità;
  • 60 giorni di calendario per anzianità superiore.

In caso di morte del datore di lavoro, il rapporto, come accennato, può essere risolto con il rispetto dei termini di preavviso, tuttavia i componenti della famiglia possono manifestare la volontà di far proseguire il rapporto con l’adesione del lavoratore.

Colf e badanti: Tfr

Come anticipato, il trattamento di fine rapporto è sempre dovuto al lavoratore domestico, anche se licenziato per giusta causa o se dà le dimissioni, in quanto la liquidazione è una retribuzione differita.

Per determinare il Tfr maturato si applica lo stesso meccanismo di calcolo stabilito per la generalità dei lavoratori: la retribuzione annua, comprensiva dell’eventuale indennità di vitto e alloggio, viene divisa per 13,5. Deve essere applicata anche la rivalutazione annuale delle somme accantonate: a tal fine, le quote annue accantonate sono incrementate dell’1,5% annuo, mensilmente riproporzionato, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.

Licenziamento colf e badanti: adempimenti del datore di lavoro

Il datore di lavoro, dopo aver comunicato, con raccomandata (anche a mano) il licenziamento al lavoratore, deve comunicare la cessazione del rapporto di lavoro all’Inps. La comunicazione di cessazione all’Inps deve essere sempre inviata, anche in caso di dimissioni e nelle altre ipotesi in cui termina il rapporto di lavoro.

Nel dettaglio, la cessazione del rapporto di lavoro deve essere comunicata dal datore di lavoro all’Inps, attraverso i servizi telematici dell’Istituto (ai quali si può accedere con l’apposito codice Pin o con l’identità unica digitale Spid), servendosi del modello. COLD-VAR, entro 5 giorni dall’evento.

In base alle recenti modifiche del sito dell’Inps, il servizio è accessibile anche direttamente dalla maschera di ricerca, alla sezione Prestazioni e servizi, Cessazione lavoratore domestico.

In alternativa, la comunicazione di cessazione si può fare tramite:

  • Contact center, chiamando il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

L’Inps, ricevuta la comunicazione, provvede a trasmetterla ai servizi competenti, all’Inail, ai centri per l’impiego, al ministero del Lavoro ed alla prefettura in caso di lavoratori extracomunitari.

In buona sostanza, attraverso questa procedura si considerano assolti tutti gli obblighi legali nei confronti di tali Enti ed Istituti.


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