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Si può querelare senza testimoni?

8 maggio 2017


Si può querelare senza testimoni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2017



A differenza della causa civile, le dichiarazioni della vittima di un reato possono essere utilizzate dal giudice come fondamento della sentenza di condanna.

Per sporgere una querela non c’è bisogno di avere testimoni, né è necessario procurarseli in un secondo momento. Questo perché, nell’ambito del processo penale, le dichiarazioni della vittima del reato possono essere utilizzate dal giudice a fondamento della propria decisione. In termini pratici, la vittima può testimoniare a favore di sé stessa. E se il giudice ritiene la prova attendibile, perché non contraddetta da altri elementi risultati nel corso del giudizio, può basarsi solo su questa per condannare il soggetto accusato. È questo l’orientamento oramai sposato in modo stabile dalla Cassazione. Questo vuol dire che si può querelare senza testimoni e, solo per questo, «mandare in carcere una persona». Ma procediamo con ordine.

Leggi anche Si può mandare in galera una persona solo con una denuncia?

Se hai letto il nostro articolo Cosa fare per querelare una persona, avrai chiari tutti i passaggi pratici da seguire per far valere i tuoi diritti davanti a una pubblica autorità come i carabinieri, la polizia oppure direttamente depositando l’atto in procura, quando in gioco c’è la commissione di un reato. Per sporgere la querela inoltre non hai bisogno dell’avvocato, potendoti recare personalmente presso le autorità e far verbalizzare le tue dichiarazioni. Inoltre si può querelare senza testimoni; questo perché – secondo l’orientamento della giurisprudenza – ai fini della valutazione della prova nel processo penale, le dichiarazioni della vittima di un reato possono essere assunte, anche da sole, come fonte di prova, quando siano sottoposte ad un vaglio positivo di credibilità oggettiva (le dichiarazioni non devono essere contraddette da altri elementi emersi nel corso del giudizio) e soggettiva (la vittima deve apparire credibile, ossia attendibile). Tale controllo, deve essere condotto dal giudice con la necessaria cautela, attraverso un esame particolarmente rigoroso e penetrante che tenga conto anche degli altri elementi eventualmente emergenti dagli atti.

A tal proposito, la giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni sottolineato la necessità di una valutazione globale, basata sull’insieme delle dichiarazioni e circostanze del caso concreto e degli elementi acquisiti al processo.

Ciò vale anche quando la vittima del reato è un minorenne. Secondo la giurisprudenza, infatti, in tema di dichiarazioni rese dal testimone minore vittima di reati sessuali, la valutazione della sua attendibilità è compito esclusivo del giudice, che deve procedere direttamente all’analisi della condotta del dichiarante, della linearità del suo racconto e dell’esistenza di riscontri esterni allo stesso, non potendo limitarsi a richiamare il giudizio al riguardo espresso da periti e consulenti tecnici, cui non è delegabile tale verifica, ma solo l’accertamento dell’idoneità mentale del teste, diretta ad appurare se questi sia stato capace di rendersi conto dei comportamenti subiti, e se sia attualmente in grado di riferirne senza influenze dovute ad alterazioni psichiche.

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Autore immagine: 123rf com

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