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Lo sai che? Piano del consumatore: no in caso di troppi finanziamenti

Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2017

Inammissibile il ricorso al piano del consumatore se il debitore sottoscrive più finanziamenti pur sapendo di non poter pagare.

Il piano del consumatore, nell’ambito delle procedure di superamento della crisi da sovraindebitamento (previste dalla cosiddetta Legge Salva Suicidi”), consente al debitore di fare una proposta di ripartizione del proprio patrimonio per soddisfare i creditori ed estinguere i propri debiti.

La proposta viene depositata in Tribunale dove il giudice verifica la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi richiesti dalla legge e riserva alla fase del contraddittorio l’esame della meritevolezza del debitore (assenza di iniziative o atti in frode ai creditori).

Il giudice, prima di omologare il piano del consumatore, deve, innanzitutto, escludere che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere o che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali [1].

Il debitore può accedere al piano del consumatore ogni volta che la consistenza del suo patrimonio e dei suoi redditi gli avrebbe ragionevolmente consentito via via l’assunzione di debiti; il sovraindebitamento finale, che ciononostante si verifichi, deve essere conseguenza di eventi non prevedibili.

Per esempio, secondo il Tribunale di Udine [2],  non sussiste il requisito della meritevolezza (e quindi il piano del consumatore è inammissibile) quando il debitore, anziché estinguere il finanziamento precedente, di cui non può più sostenere il pagamento, ne sottoscrive un altro di durata maggiore e rata inferiore, così da avere più margini di liquidità. In tal modo egli fa ricorso a nuovo credito aggiuntivo, superando la regola prudenziale che richiede di non far sì che il reddito mensile di una persona sia assorbito per oltre un terzo dal rimborso di rate di finanziamento.

Inoltre, sempre secondo i giudici di Udine, ove siano attive assegnazione forzata o cessione del quinto dello stipendio, il piano del consumatore non può prevedere “ristrutturazione” riguardo agli importi, perché i crediti relativi sono ormai fuoriusciti dal patrimonio del debitore, a prescindere dal futuro pagamento.

Dunque, l’accesso al piano del consumatore è negato non solo a chi si indebita dolosamente (in frode ai creditori) ma anche a chi, colposamente, assume impegni e finanziamenti senza prevedere la possibilità o meno di onorarli.

La normativa in esame presuppone quindi un’attenta e scrupolosa valutazione da parte del giudice sul grado di accortezza con cui si è fatto ricorso al credito e se ne è fatto impiego. L’accumulazione ingiustificata di prestiti, anche senza intenti fraudolenti o abusivi, dovrebbe considerarsi elemento ostativo all’accesso alle procedure di ristrutturazione della crisi da sovraindebitamento.

Dunque, se nel momento in cui il debitore assume un’obbligazione (per esempio contro il mutuo per l’acquisto di una casa) non ha ragionevole prospettiva di poter adempiere (perché per esempio disoccupato o in grave crisi economica), vengono meno i presupposti per l’accesso al piano del consumatore.

D’altronde la legge [3] è molto chiara nello stabilire che, in sede di omologa, il giudice deve verificare la fattibilità del piano e l’idoneità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, e, risolta ogni altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontare dei crediti, deve escludere che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Se tali ultime situazioni vengono accertate successivamente all’omologa del piano, i creditori possono contestarle impugnando il decreto con reclamo, in accoglimento del quale Tribunale può revocare l’omologa già concessa.

note

[1] Trib. di Pistoia, sent. del 3.1.14, Trib. di Reggio Emilia sent. del 11.3.15.

[2] Trib. di Udine, Dott. Lorenzo Massarelli, decreto del 04.01.2017: << Ove emerga prima facie dal ricorso, dai documenti e dalla relazione dell’OCC la carenza di un presupposto (come ad esempio: il difetto di meritevolezza) va dichiarata l’inammissibilità senza necessità di fissare comunque l’udienza, essendo tale carenza rilevabile d’ufficio e non avendo senso avviare il procedimento di omologa con quel che ne consegue in termine di compressione medio tempore dei diritti dei creditori >>.

[3] Art. 12-bis, L. n. 3/2012.


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