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Licenziamento lavoratore disabile, quando è possibile

29 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 maggio 2017



Il lavoratore disabile licenziato in seguito all’aggravamento delle condizioni di salute può opporsi se manca il parere della commissione medica.

 

Per il licenziamento del lavoratore disabile il giudizio d’inidoneità del medico del lavoro non basta più: è necessario, infatti, anche il giudizio della commissione medica che accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile in azienda. È quanto chiarito da una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], basata sulla nota Legge 68 [2], che contiene le norme per il diritto al lavoro dei disabili ed è stata oggetto di recenti aggiornamenti.

Licenziamento disabile: quando è possibile?

Bisogna innanzitutto chiarire che, in generale, è possibile licenziare il lavoratore invalido o portatore di handicap per l’aggravamento delle sue condizioni di salute, o meglio per l’aggravamento dell’infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, ma soltanto in questi casi:

  • perdita totale della capacità lavorativa;
  • situazione di pericolo per la salute e l’incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti.

Aggravamento delle condizioni del disabile: chi lo accerta?

L’aggravamento dell’infermità del lavoratore deve essere accertato non dal medico del lavoro responsabile della sorveglianza sanitaria in azienda, ma dall’apposita commissione medica.

In particolare, dev’essere la commissione medica ad accertare l’effettivo peggioramento delle condizioni di salute del disabile; se l’aggravamento dell’infermità determina la perdita completa della capacità lavorativa, o una situazione di pericolo per sé, gli altri lavoratori o gli impianti, ad ogni modo, il licenziamento non è “automatico”.

A questo proposito, la commissione stessa deve verificare l’impossibilità di reinserire il disabile all’interno dell’azienda, anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro [3].

Questo vale anche se l’aggravamento delle condizioni fisiche riguarda un’infermità diversa da quella che ha determinato l’assunzione: l’assunzione di invalidi, in quanto destinatari del cosiddetto collocamento obbligatorio e computati nelle quote di riserva, difatti, si riferisce alla qualità di invalido in generale e non alla particolare patologia di cui soffre il lavoratore assunto.

In buona sostanza, se si aggravano le condizioni di salute del disabile in modo tale da non poterlo più collocare in alcuna mansione, e solo se l’aggravamento è accertato dall’apposita commissione medica, il lavoratore può essere licenziato.

Aggravamento delle condizioni del disabile accertato dal medico del lavoro

Come anticipato e confermato dalla già citata sentenza della Cassazione [1], dunque, se è il medico del lavoro ad accertare l’incapacità lavorativa e l’impossibilità di collocare il dipendente in altre mansioni, e non la commissione medica, il licenziamento del lavoratore disabile risulta improprio. Lo scioglimento del contratto di lavoro, difatti, non può ritenersi valido con il solo giudizio d’inidoneità alla mansione specifica che viene rilasciato dal medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria, ma l’ultima parola spetta alla commissione medica. Il contratto può quindi risolversi solo se la commissione ritiene che non sia più possibile reinserire il lavoratore, neppure attuando tutti i possibili adattamenti all’organizzazione del lavoro. Una sentenza rigorosa da parte della Suprema Corte, che mira a garantire l’inserimento effettivo dei disabili nel mondo del lavoro.

note

[1] Cass. sent. n. 10576/2017.

[2] L. n.68/1999.

[3] Cass. sent. n. 15269/2012.


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