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Ripresa video: è legale se una persona non lo sa?

9 maggio 2017


Ripresa video: è legale se una persona non lo sa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 maggio 2017



Riprendere una persona a sua insaputa è legale solo a condizione che chi usa la telecamera sia presente.

La sentenza di ieri della Cassazione che ha ritenuto legale utilizzare una telecamera per filmare il proprio rapporto sessuale con una persona all’insaputa di ciò – e, quindi, senza il suo consenso – riapre la discussione sull’utilizzo dei nuovi mezzi informatici per carpire momenti della vita privata delle persone, anche a loro insaputa. È legittimo registrare una conversazione tra presenti che non ne sono al corrente? E se invece del registratore si utilizza una telecamera e, pertanto, oltre alle voci, a finire nell’obiettivo indiscreto sono anche i volti, i movimenti ed, eventualmente, parti del corpo più intime come una scollatura? La questione assume aspetti grotteschi quando si finisce per fare una ripresa video di un proprio rapporto sessuale all’insaputa dell’altro. Tuttavia, se per i giudici supremi è legittimo filmare un amplesso con una persona che non ha mai fornito alcun consenso a farsi immortalare, lo è ancora di più se la ripresa video riguarda altri momenti della quotidianità. L’importante – dicono i giudici supremi – è che il proprietario della telecamera sia presente e non, invece, da un’altra parte. In altre parole la ripresa video è legale anche se una persona non lo sa a condizione che chi filma sia partecipe. Così, è lecito filmare una persona che si fa la doccia a condizione che chi ha acceso la telecamera sia anch’egli dentro il bagno; non è lecito invece lasciare la telecamera accesa e andare in un’altra stanza, facendo ritenere a chi invece rimane nel bagno di essere solo.

Al pari di chi registra una conversazione all’insaputa degli altri partecipanti alla discussione non commette reato (Leggi Registrare di nascosto quello che dice una persona è reato?), secondo la Cassazione non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata la condotta di chi, con una telecamera o altri strumenti di ripresa video, provveda a filmare in casa propria rapporti intimi avvenuti con la convivente o con altre donne anche estranee e occasionali. Perché si possa configurare il reato di interferenza illecita è necessario che la ripresa sia eseguita da un terzo estraneo alla vita privata, e non già quella del soggetto che invece sia ammesso, sia pure per quel preciso frangente (il rapporto sessuale), a farne parte [1].

Ma quando, concretamente, una ripresa video è legale anche se una persona non lo sa? Il codice penale sanziona i soli comportamenti di interferenza posti in essere da chi, rispetto agli atti della vita privata che sono oggetto della ripresa video, risulti estraneo: pertanto, chi partecipa, con l’assenso di un’altra persona, alla scena in questione (sia essa domestica, intima, o comunque tale da non rendersi percepibile ad una generalità indeterminata di persone) non può essere punito penalmente (né civilmente).

Facciamo qualche esempio, alla luce delle sentenze della Cassazione, per comprendere meglio quando è lecito fare una ripresa video senza il consenso altrui. Commette reato chi, con l’uso di una macchina fotografica, si procuri indebitamente immagini di ragazze, partecipanti a un concorso di bellezza ritratte nude o seminude nel camerino appositamente adibito per consentire loro di cambiarsi d’abito, in quanto detto camerino rientra nei luoghi di privata dimora (si tratta cioè di un luogo che consente una sia pur temporanea, esclusiva disponibilità dello spazio, nel quale sia temporaneamente garantita un’area di intimità e riservatezza) [2]. Al contrario non è reato lo stesso comportamento quando la ripresa video o le foto avvengono in spazi che, pur di pertinenza di una privata abitazione, sono però, di fatto, non protetti dalla vista degli estranei [3].

Per parlare di reato di interferenze nella vita privata non conta che la condotta venga posta nel domicilio del proprietario della telecamera. Questi, in buona sostanza, non è autorizzato a utilizzare le telecamere in casa propria, all’oscuro degli ospiti, se tali obiettivi vengono collocati in posti strategici dove il padrone di casa non può essere presente, come ad esempio nel bagno. Pertanto commette reato anche chi predispone una videocamera nel bagno di casa sua per carpire immagini di chi (convivente od ospite che sia) vi si trattenga per le proprie esigenze fisiologiche; non ne risponde, invece, il padrone di casa che si fa la doccia insieme con il suddetto convivente od ospite, con il consenso di entrambi a condividere quella dimensione privata, e pur decida di riprendere la scena all’insaputa dell’altro.

Il reato di interferenze nella vita privata scatta anche nei confronti di chi predispone strumenti per registrare le telefonate che il coniuge effettui dall’apparecchio installato presso il comune domicilio [4]. Rischia anche il penale il titolare di uno studio professionale che occulti un cellulare nella toilette per spiare le impiegate, senza l’assenso del personale [5]. Nei casi appena evidenziati, il soggetto attivo non poteva intendersi partecipe delle telefonate o dei contesti di intimità in questione.

In sintesi, non è la «privatezza» della scena ripresa ad essere il punto di confine tra il lecito e l’illecito quando si decide di fare una ripresa video all’insaputa dell’altro, bensì la circostanza che il soggetto attivo sia o meno estraneo alla scena.

note

[1] Cass., sent. n. 1766/2008 del 28.11.2007.

[2] Cass., sent. n. 36032 dell’11.06.2008.

[3] Cass., sent. n. 44156 del 21.10.2008.

[4] Cass., sent. n. 8762/2013 del 16.10.2012.

[5] Cass., sent. n. 27847 del 30.04.2015.

Autore immagine: 123rf com

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