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Muro divisorio: si può senza il mio consenso?

27 maggio 2017


Muro divisorio: si può senza il mio consenso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 maggio 2017



Ho una casa con giardino i cui confini sono muri e aree verdi. Il mio confinante vuole sostituire una parte della aiuola di confine costruendo un muro divisorio. Lo può fare senza il mio consenso?

Ogni comproprietario può alzare il muro comune, ma sono a suo carico tutte le spese di costruzione e conservazione della parte sopra edificata [1]. Pertanto, ciascuno dei proprietari può, senza chiedere il consenso al comproprietario, sopraelevare il muro comune, o sostituire la parte di siepe con un muro, diventando però proprietario esclusivo della parte sopraelevata.

Ai sensi del codice civile [2] – che determina l’altezza dei muri divisori posti tra le diverse proprietà – l’altezza di essi, se non è diversamente determinata dai regolamenti locali o dalla convenzione, non può superare il limite di tre metri.

Infine, con riferimento alla possibilità dell’utilizzazione del muro divisorio come ampliamento, il vicino, pur affiancando la sua costruzione a quella preesistente, non dovrà in nessun modo caricare il peso della propria su quella altrui [3]. Chi intende costruire in aderenza alla costruzione preesistente, non è obbligato a chiedere la comunione del muro ma è tenuto solamente a pagare il valore del suolo, di proprietà del vicino, che sarà occupato con la costruzione in aderenza.

La Corte di Cassazione [4] ha statuito che il muro comune divisorio può essere sopraelevato – anche abbattendo una preesistente rete metallica – senza necessità di consenso dell’altro comproprietario perché la relativa facoltà è svincolata dal regime normale della comunione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 885 cod. civ.

[2] Art. 886 cod. civ.

[3] Art. 877 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 237 dell’11.01.1997.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 24.02.2012, n. 2485

Il proprietario di un fondo, che innalzi il muro di confine sino a portarlo all’altezza di tre metri ex art. 886 c.c., sopporta per intero le spese di sopraelevazione e non può pretendere che vi concorra il proprietario del fondo contiguo, atteso che quest’ultimo, ai sensi degli art. 874 e 885 c.c., ha soltanto la facoltà, e non l’obbligo, di entrare in comunione della parte sopraedificata.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 08.07.2014, n. 15547

Il principio della prevenzione comporta che il confinante, che costruisce per primo, può edificare sia alla distanza minima imposta dalla legge, sia sul confine, sia a distanza inferiore alla metà di quella prescritta per le costruzioni su fondi finitimi, salvo in tale ultimo caso la possibilità per il vicino, che elevi un fabbricato successivamente, di avanzare la propria fabbrica fino a quella preesistente, chiedendo la comunione forzosa del muro ex art. 875 cod. civ., oppure costruendo in aderenza, ex art. 877.


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