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Lo sai che? I debiti ereditari si dividono tra gli eredi

Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2017

Gli eredi rispondono dei debiti secondo la loro quota, anche se si tratta di debiti fiscali. Non c’è la solidarietà passiva: eccezioni alla regola.

 

Alla morte di una persona, si apre la successione e il patrimonio ereditario si confonde con quello degli eredi. In termini pratici, ciò significa che i successori saranno chiamati a rispondere dei debiti contratti dal defunto, come se fossero propri.

Per evitare questa spiacevole conseguenza dovrebbero:

  • non accettare l’eredità, perdendo quindi la possibilità di acquisire i beni ereditari;
  • accettare l’eredità col beneficio d’inventario.

Quindi, se i successori accettano l’eredità, in maniera pura e semplice, dovranno pagare i debiti lasciati dal deceduto. Ebbene, dovranno risponderne secondo le loro quote oppure saranno tenuti a pagare l’intero debito, salvo poi rivalersi sugli altri (solidarietà passiva)?

Gli eredi rispondono dei debiti pro quota?

Secondo la legge [1], gli eredi rispondono dei debiti e dei pesi ereditari secondo la loro quota. Se, ad esempio, alla persona defunta sono succeduti solo i suoi tre figli, e non c’è stato alcun testamento, appare evidente che essi avranno diritto al patrimonio ereditario nella misura di 1/3 a testa. Ebbene, tale proporzione varrà anche per i debiti ed i pesi ereditari. A tal proposito, un esempio di peso ereditario, potrebbero essere le spese funerarie, nel caso riportato, da dividersi per tre. Invece, un esempio di debito ereditario, potrebbe essere un prestito contratto dal proprio genitore e non ancora saldato. Nell’ipotesi dei tre figli eredi, il creditore potrebbe chiedere solo un 1/3 del dovuto ad ognuno dei successori.

Detto ciò, alla luce della descritta regola, appare evidente che il creditore di turno non potrà pretendere dal singolo erede, il pagamento dell’intero debito. Ove mai lo dovesse fare, incorrerebbe nell’opposizione sollevata dal successore, ingiustamente chiamato a rispondere per l’intero onere.

Tuttavia ci sono delle eccezioni alla regola poc’anzi descritta. Ad esempio, il defunto potrebbe aver stabilito diversamente con un testamento, sancendo la solidarietà passiva tra gli eredi. In tal caso, quest’ultimi dovrebbero pagare l’intero debito, salvo poi recuperare le altre quote dagli altri eredi. Oppure, il deceduto potrebbe aver stabilito, in sede di divisione patrimoniale, che un debito dovesse essere posto a carico di un solo erede. In tal caso, questi non potrebbe sottrarsi la pagamento dell’onere e non avrebbe alcuna possibilità di rivalersi, successivamente, sugli altri eredi.

Gli eredi rispondono dei debiti fiscali pro quota?

La risposta a questa domanda non è così semplice ed immediata, come quella precedente, ma necessita di alcune precisazioni.

Incominciamo col dire che le sanzioni previste in materia tributaria, non si trasmettono agli eredi per disposizione di legge [2], quindi, da questo punto di vista il problema non si pone nemmeno.

Per quanto riguarda, invece, gli altri debiti tributari, secondo opinione consolidata nella giurisprudenza [3], la regola di base applicabile è quella della responsabilità pro quota, mentre invece per riconoscere l’applicabilità della solidarietà passiva, è necessaria un esplicita previsione di legge. Ad esempio, in materia d’imposte sui redditi, un figlio risponde in solido con gli altri, delle obbligazioni tributarie sorte anteriormente alla morte del proprio genitore [4]. Oppure, anche in materia d’imposta di successione, gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento integrale del descritto tributo [5], salvo poi recuperare le quote dagli altri.

Quindi, al di là delle eccezioni alla regola stabilite esplicitamente dalla legge, l’erede, anche in materia fiscale, non è tenuto a pagare l’intero debito col fisco, ma soltanto nel rispetto della propria quota ereditaria. Ad esempio, la tassa sui rifiuti si trasmette ed è dovuta soltanto pro quota [6].

note

[1] Artt. 752 – 1295 cod. civ.

[2] Art 8 Dlvo 472/1997.

[3] Cass. sent. n. 22426/2014 – 780/2011 – Ctr Roma sent. n. 2957/2014.

[4] Art. 65 Dpr 600/1973.

[5] Art. 36 Dlvo 346/1990.

[6] Ctr Palermo sent. n. 439.2015.


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