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Lo sai che? Burqa vietato sul lavoro e nelle amministrazioni

Lo sai che? Pubblicato il 9 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 maggio 2017

Divieto di utilizzare il velo islamico all’interno della pubblica amministrazione dove è più frequente il contatto con il pubblico.

È dello scorso mese di marzo la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha legittimato il divieto, da parte del datore di lavoro, di indossare in azienda il velo islamico tipo burqa e niqab (leggi Velo islamico sul lavoro: legittimo il divieto). Ed ora le ripercussioni si avvertono anche all’interno della pubblica amministrazione. Secondo una recente sentenza del Tribunale di Milano [1] ben fa la Regione Lombardia a inibire il velo islamico all’interno di pubbliche amministrazioni come Asl e ospedali. Non è tanto una questione di discriminazione o razzismo, ma di sicurezza dell’utenza.

Secondo i giudici milanesi, dopo la strage di Parigi al Bataclan è legittimo imporre il riconoscimento del volto dell’utente nelle sedi degli enti pubblici più frequentati. Compito dell’amministrazione è anche garantire la sicurezza dei cittadini e questo obiettivo, di certo, visti i tempi, non può dirsi realizzato quando, dall’altro lato del bureau, c’è una persona coperta da testa a piedi. Del resto, anche agli stessi cittadini è fatto divieto, in determinate occasioni come cortei e manifestazioni, di camminare a volto coperto con sciarpe, cappucci e passamontagna (leggi Coprire il volto con la sciarpa durante un corteo è reato). Ciò deve dunque valere, a maggior ragione, per i pubblici ufficiali.

Risultato: le donne di religione islamica dovranno rinunciare al burqa non solo presso il luogo di lavoro privato, ma anche nella pubblica amministrazione, sempre che – in entrambi i casi – ci sia un apposito provvedimento del datore di lavoro.

L’ordine pubblico prevale sulle tradizioni religiose e non può neanche invocarsi la laicità dello Stato italiano che, in questo caso, non c’entra nulla con la tutela della sicurezza della cittadinanza.

Nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto legittima la delibera della Regione Lombardia che vieta di entrare in alcune sedi istituzionali con il casco, il passamontagna e tutti gli altri copricapi che non consentono di riconoscere in viso l’utente del servizio. E nel divieto finiscono anche il burqa e il niqab.

Una penalizzazione per chi è musulmano, ma giustificata dall’esigenza dei controlli ai fini della pubblica sicurezza. Sebbene in passato la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia ritenuto sproporzionato il divieto di vestire il burqa in tutti gli spazi pubblici, in questo caso il provvedimento si limita a imporre la restrizione solo nei luoghi più frequentati di pertinenza della P.a., come l’agenzia per le case popolari, l’agenzia di protezione ambientale e le aziende sociosanitarie territoriali, dove accedono ogni giorno migliaia di utenti.

note

[1] Trib. Milano, ord. del 20.04.2017.


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