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Fondo patrimoniale: estesa l’ipoteca del Fisco

10 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 maggio 2017



Debiti tributari e fondo patrimoniale: quando è legittima l’ipoteca?

L’Agenzia delle Entrate o Equitalia possono iscrivere ipoteca sui beni inseriti nel fondo patrimoniale ma a condizione che si tratti di debiti fiscali contratti per i bisogni della famiglia. Tutti i crediti che siano estranei a tali bisogni non possono essere soddisfatti con l’esecuzione sui beni del fondo.

Tale principio, più volte espresso dalla giurisprudenza di legittimità, è stato ribadito da una recente sentenza della Cassazione [1].

In particolare, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale ma solo se l’obbligazione tributaria è strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità a tali bisogni.

In ogni caso grava sul debitore che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza in tal senso del creditore.

Dunque, per verificare se l’iscrizione ipotecaria sui beni del fondo è legittima, va accertato se il debito possa dirsi contratto o meno per soddisfare i bisogni della famiglia.

Il criterio identificativo dei crediti che possono essere recuperati esecutivamente sui beni conferiti nel fondo va ricercato non nella natura delle obbligazioni, ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia. Ecco perché anche i debiti di natura tributaria possono essere correlati alle esigenze della famiglia e superare lo scudo del fondo patrimoniale.

Certamente, in tema di imposte tale verifica si rivela particolarmente complessa e potrebbe legittimare un’estensione impropria della relazione con le esigenze familiari: potrebbero infatti essere considerate strumentali alle esigenze della famiglia le imposte sulla casa, ma, secondo una certa interpretazione, anche quelle sul reddito dal momento che la persona lavora per mantenere la famiglia.

Per esempio, la Cassazione, con una nota pronuncia [2], ha ritenuto che anche i debiti tributari derivanti dall’attività professionale o di impresa di uno dei coniugi possono considerarsi strumentali al mantenimento e allo sviluppo armonico della famiglia qualora il fatto generatore dell’obbligazione sia stato appunto il soddisfacimento di tali bisogni.

Non può però affermarsi in via assoluta che le imposte sul reddito o sulla casa siano correlate alle esigenze della famiglia.

La verifica sulla riconducibilità dei debiti alle esigenze della famiglia deve essere effettuata caso per caso e costituisce un accertamento istituzionale rimesso al giudice di merito. Questi deve attenersi a tale parametro: sono ricomprese nei bisogni della famiglia anche le esigenze volte al pieno mantenimento e all’armonico sviluppo della famiglia nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzata da interessi meramente speculativi.

note

[1] Cass. sent. n. 10975 del 5.05.2017.

[2] Cass. ord. n. 3738/2015.

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