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Stalking: anche su Facebook è reato. Attenti alle persecuzioni

25 Ottobre 2011
Stalking: anche su Facebook è reato. Attenti alle persecuzioni

Anche su Facebook o su internet in generale sono possibili gli atti persecutori: la Cassazione allarga le maglie del reato di stalking agli strumenti del nuovo millennio.

Anche gli atti persecutori su Facebook possono integrare il reato di stalking.

Succede a L’Aquila, non molte settimane fa. Il protagonista è S.C., un siciliano trapiantato in Abruzzo. Durante l’inverno, vive una relazione sentimentale con una donna che poi lo abbandona. Lui non accetta la fine della relazione e inizia a infastidire l’ex compagna. È un moltiplicarsi di telefonate, sms, appostamenti sotto casa, pedinamenti; fino alla divulgazione sul web, mediante email, di immagini della donna ritratta in atteggiamenti intimi. S.C. crea addirittura un profilo falso su Facebook spacciandolo per quello della vittima.

Dopo alcuni mesi di indagini, i carabinieri di Paganica denunciano S.C. per stalking.

Come spiega la Corte di Cassazione [1], lo stalking può essere attuato, non solo con comportamenti materiali all’interno della realtà fenomenica, ma anche attraverso video e messaggi privati sui social network. Pure la mail può diventare atto persecutorio, dunque, se minacciosa o insistente.

La diffusione di materiale privato e l’invio spropositato di messaggi di posta elettronica sono atti suscettibili di generare ansia nella vittima, alimentano in essa un senso di persecuzione, rendendola peraltro oggetto di un accanimento che, seppur virtuale, deve considerarsi fastidioso e pericoloso.

L’ossessione, inoltre, può realizzarsi anche nei confronti di una persona incontrata solo virtualmente: una previsione del tutto nuova rispetto allo stalking tradizionale (che colpisce invece persone che già si conoscono, soprattutto nell’ambito familiare e sentimentale).

Un provvedimento importante quello della Cassazione, che porta la nostra giurisprudenza a confrontarsi con i nuovi mezzi di comunicazione di massa e gli strumenti tecnologici. Si potrebbe dunque parlare, d’ora innanzi, di cyberstalking, intendendo con tale termine una condotta di stalking commessa mediante l’utilizzo della rete.
Si sappia in ogni caso che, contro reati simili a quello descritto, ci si può tutelare usufruendo di una funzione predisposta da Facebook. Dal menu “Privacy”, presente in ciascuna pagina personale, è possibile inserire il nome del molestatore, bloccandone ogni attività. In tal modo non ci potrà più essere alcuna relazione tra i due utenti.

 di NICOLA POSTERARO


note

[1] La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 30 agosto 2010, n. 32404 ha confermato la custodia cautelare per atti persecutori pronunciata in primo grado nei confronti di un uomo che molestava la sua ex tramite facebook, inviandole continui messaggi di posta elettronica e  divulgando su internet suoi video personali e sue immagini private.


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