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Assegni scoperti dati al casino per le fiches: che si rischia?

13 maggio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 13 maggio 2017



Recupero dei crediti a seguito di debito di gioco: l’obbligazione naturale del giocatore che rilascia ai titolari del casino degli assegni scoperti.

Il quesito all’avvocato

Caio, durante un soggiorno turistico in Francia, si reca più volte presso un famoso casinò a giocare. Una sera, trovandosi in perdita, accetta il prestito da parte  dello stesso casinò di fiches che gli consentono di continuare a giocare. In cambio  di queste fiches versa degli assegni che si rivelano poi essere scoperti.

Una volta in Italia, gli viene notificato decreto ingiuntivo per i 5 assegni bancari rimasti insoluti, contro i quali fa opposizione che viene accolta con sentenza. La società francese propone appello adducendo che non può ritenersi che si rientri nel novero delle obbligazioni naturali dotate del rimedio della soluti retentio, dal momento che l’attività del casinò è legalmente autorizzata.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Caio, rediga parere motivato.

La risposta dell’avvocato

All’obbligazione civile, che nasce cioè all’interno di un rapporto giuridico, si contrappone l’obbligazione naturale (art. 2034), che ricorre quando una prestazione è dovuta in esecuzione di un dovere morale e sociale e non in forza di una delle fonti indicate dall’art. 1173 (negozio giuridico, fatto illecito e altri atti o     fatti  idonei  a  produrre  obbligazioni).

Il dovere morale o sociale è il dovere la cui violazione comporta un giudizio di riprovazione sociale, alla luce dell’etica dominante in un determinato momento storico.

Il debito di gioco che qui rileva è espressamente previsto come rientrante nel novero delle obbligazioni naturali (art. 1933 c.c.).

Mentre nell’obbligazione civile il debitore è giuridicamente obbligato ad eseguire la prestazione, nell’obbligazione naturale il debitore non è giuridicamente obbligato ad eseguirla, ma se la esegue non può chiederne la restituzione (soluti retentio). L’obbligazione naturale non produce effetti ulteriori rispetto alla soluti retentio. Pertanto, non è ammissibile una promessa di pagamento o una ricognizione di debito naturale, una novazione dell’obbligazione naturale in obbligazione civile, né una compensazione tra obbligazione naturale e obbligazione civile.

L’effetto della soluti retentio si produce se sussistono i seguenti presupposti:

—        la spontaneità dell’adempimento, cioè la prestazione deve essere eseguita senza coazione (art. 2034, c. 1). Secondo la dottrina dominante (BIANCA, GAZZONI, TRABUCCHI), la spontaneità non implica la coscienza di non essere legati da alcun vincolo  giuridico.

La maggior parte della dottrina (BIANCA, OPPO) ritiene che sia necessaria la forma scritta, ex art. 1350, quando l’adempimento ha ad oggetto l’attribuzione di un diritto reale immobiliare. In senso contrario si sostiene (GAZZONI) che è sufficiente la consegna, poiché l’art. 1350 è una norma dettata in materia di dichiarazioni di volontà mentre l’obbligazione naturale integra un comportamento esecutivo avente la natura di atto giuridico in senso  stretto;

—        la capacità di agire del soggetto che esegue la prestazione (art. 2034, c. 1). Peraltro, chi (come GAZZONI) ritiene che l’adempimento sia un atto giuridico in senso stretto, fondato sul principio di autoresponsabilità, considera sufficiente la capacità naturale;

—        la proporzionalità tra la prestazione eseguita, da un lato, e i mezzi di cui il soggetto dispone e l’interesse da soddisfare dall’altro, «poiché non può considerarsi doveroso ciò che va oltre quanto l’adempiente può ragionevolmente fare o quanto il beneficiario può ragionevolmente attendersi» (TORRENTE- SCHLESINGER).

Alcune obbligazioni naturali sono espressamente previste dalla legge, quali il debito di gioco (art. 1933), l’obbligo di eseguire la disposizione fiduciaria (art. 627) e il debito prescritto (art. 2940).

Non compete azione per il debito di gioco anche se si tratta di gioco o di scommessa non proibiti.

Altre obbligazioni, invece, sono considerate naturali alla luce delle ricostruzioni dottrinali e giurisprudenziali dominanti. È il caso, ad esempio, delle prestazioni gratuite (diverse dalla donazione) effettuate a favore del convivente  more uxorio, dell’adempimento spontaneo di una disposizione testamentaria orale, del pagamento effettuato a favore di un professionista non iscritto nell’apposito albo, del pagamento spontaneo di interessi superiori al tasso legale (purché  non usurari).

Secondo alcuni (BARBERO) l’obbligazione naturale è un’obbligazione civile. In particolare un’obbligazione civile incoercibile, la cui giuridicità risulta evidente dalla soluti retentio. La vera obbligazione non giuridica è quella che può essere ripetuta (art.  2033).

Tale teoria si scontra con l’opinione dominante che riconosce la coercibilità e la responsabilità patrimoniale, come elementi qualificanti l’obbligazione.

La maggior parte della dottrina (OPPO, TRABUCCHI, GIORGIANNI, MESSI- NEO) ritiene invece che l’obbligazione naturale non sia un’obbligazione civile.

Nelle obbligazioni naturali, più precisamente, ci si trova di fronte ad un obbligo morale che acquista rilevanza per il diritto solo con l’adempimento del dovere morale o sociale, mentre una relazione giuridica non esiste fino a tale momento. Questa tesi è ampiamente svolta da MESSINEO, il quale nega l’esistenza di un’autonoma figura di obbligazione naturale dal momento che, fino a quando non venga adempiuto il dovere morale e sociale, l’ordinamento giuridico ignora tale dovere; esso interviene soltanto in caso di adempimento dello stesso,  dal quale fa discendere l’effetto dell’irripetibilità.

Secondo BIANCA, l’obbligazione naturale è un obbligo non giuridico di natura morale e sociale, al quale la legge collega l’effetto dell’irripetibilità, poiché vi  riconosce  la  realizzazione  di  un  interesse  meritevole  di tutela.

Per ciò che riguarda la giurisprudenza, la  Corte  di  Cassazione  si  sofferma  sulla disciplina giuridica applicabile ai debiti di gioco. L’estensione della disciplina prevista dall’art. 1933 c.c. a fattispecie quali dazioni di denaro, di fiches, promesse di mutuo, riconoscimenti  di  debito,  è  possibile  unicamente  allorché  tali atti risultino funzionalmente collegati all’attuazione del gioco o della scommessa, di talché possa ritenersi sussistente un diretto interesse del mutuante  a favorire la partecipazione al gioco del mutuatario; con la reciproca e speculare conseguenza che, ove siffatto interesse manchi, per essere il mutuante del tutto estraneo all’uso che il mutuatario fa delle somme erogategli, le cause dei due negozi non hanno tra loro quel collegamento che solo giustifica la sottoposizione dell’uno alla disciplina dell’altro (Cass. 7694/2014)

Per quanto concerne il caso che ci riguarda, la Corte di Cassazione (Cass. 26-10-2015, n. 21712) ha statuito che se è pur vero che il cliente di un casinò la cui attività è autorizzata dalla legge e regolamentata dai pubblici poteri non può avvalersi del disposto dell’art. 1965 c.c., per paralizzare l’azione di pagamento proposta nei suoi confronti dalla casa da gioco deve, tuttavia, ritenersi che tale affermazione di principio non si attagli al caso in cui il debito in questione si riferisca ad un contratto di mutuo concesso dal casinò per alimentare il gioco   («se rapporte a des prets consentis par le casino pour alimenter le jeu»). In questo caso la Cassazione si è fatta interprete del diritto straniero, accogliendo il ricorso  del  giocatore moroso.

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