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Lo sai che? Assegno di mantenimento all’ex moglie: nuove regole

Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2017

Dopo ventisette anni, la Cassazione supera l’orientamento sul mantenimento che collegava la misura dell’assegno in favore del coniuge debole al parametro del tenore di vita matrimoniale.

Rivoluzione in materia di assegno di mantenimento all’ex moglie (o, anche se più raramente, al marito). Con una sentenza di poche ore fa la Cassazione [1] ha cambiato le regole sulla quantificazione del mantenimento, superando un orientamento che ormai teneva da diverse decine di anni. L’assegno in favore del coniuge più “povero”, da oggi, non sarà più determinato in base al tenore di vita che la coppia aveva durante il matrimonio, ma in base «all’indipendenza o autosufficienza economica» dell’ex coniuge che lo richiede. A comunicarlo è la stessa Cassazione con una nota indirizzata alla stampa, a testimonianza della svolta storica che il nuovo orientamento rappresenta. Ma che significa nei fatti? Cerchiamo di capire, alla luce della sentenza della Cassazione, come cambiano le regole dell’assegno di mantenimento.

Che in materia di assegno di mantenimento all’ex moglie fosse necessario una riforma radicale si sentiva già nell’aria. Sarà la crisi, il fatto che le famiglie sono sempre più povere e che un solo reddito è insufficiente per mantenere l’intero nucleo, o che l’età lavorativa si è allungata, da qualche anno i giudici hanno sposato un orientamento sempre meno garantista per l’ex coniuge che chiede l’assegno di mantenimento (leggi sul punto Niente più assegno di mantenimento alla donna separata e Addio mantenimento all’ex moglie che può lavorare).

È un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve fare, avrà pensato la Cassazione; così, se non ci pensa il legislatore sarà bene che se ne occupino i giudici. Così, con la sentenza di questa mattina, la prima sezione civile della Cassazione ha superato il precedente consolidato orientamento che collegava la misura dell’assegno al parametro del «tenore di vita matrimoniale». Parametro che da oggi non varrà più. In altri termini, l’assegno – che riveste sempre natura assistenziale – non dovrà essere quantificato in modo tale da garantire al coniuge più debole il medesimo tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, cosa peraltro impossibile da realizzare visto che, con la separazione, i costi e le spese vive della famiglia raddoppiano (doppie utenze, doppio affitto, doppie tasse, ecc.).

Ma allora come verrà determinato da oggi l’assegno di mantenimento? Il parametro sarà l’indipendenza o l’autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. Che significa in termini pratici? Che conterà il reddito che quest’ultimo già ha o che è in grado di procurarsi sulla base della propria età, capacità di lavorare e formazione. Il che non è altro che la conseguenza dell’orientamento sposato, in questi ultimi anni, dai supremi giudici: ossia che non basta dimostrare la propria debolezza economica per ottenere l’assegno di mantenimento, ma anche di non essere in grado di mantenersi trovando un nuovo lavoro o per avere un’età avanzata ed essersi sempre dedicati alla famiglia.

Per un approfondimento leggi Addio mantenimento a chi può mantenersi da solo.

Il nuovo parametro per calcolare l’assegno di mantenimento viene individuato nel raggiungimento dell’indipendenza economica del richiedente: se quest’ultimo è economicamente indipendente o è effettivamente in grado di esserlo, non ha più diritto, da oggi in poi, ad ottenere l’assegno di mantenimento. E quanto del resto avviene già con i figli maggiorenni: la legge infatti dispone che «il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico». Il diritto dell’ex moglie a ottenere il mantenimento verrà quindi giudicato al pari del diritto dei figli.

È del resto il principio di autoresponsabilità economica a governare l’attribuzione e la quantificazione dell’assegno di mantenimento. Il semplice stato di disoccupazione, quindi, non rileva più per ottenere il mantenimento se risulta che il richiedente è comunque rimasto inerte e non ha fatto nulla per procurarsi un’occupazione. Ebbene, tale principio di autoresponsabilità vale anche per il divorzio in quanto è frutto di scelte definitive che ineriscono alla dimensione della libertà della persona ed implicano per ciò stesso l’accettazione da parte di ciascuno degli ex coniugi – irrilevante, sul piano giuridico, se consapevole o no – delle relative conseguenze economiche.

Tutto più difficile, dunque, per chi vorrà l’assegno di mantenimento. E da ora innanzi, probabilmente, separazioni e divorzi troveranno forse una soluzione più pacifica.

Va negato l’assegno quando l’ex coniuge ha la possibilità concreta di raggiungere «l’autosufficienza economica».
Questa visione comporta anche, spiegano i magistrati, che «non è configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale». Ciò perché «l’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica».
Ulteriore conseguenza, in questa ottica, è che sono inutili anche «valutazioni di tipo comparativo tra le condizioni economiche degli ex coniugi, dovendosi invece avere riguardo, successivamente al divorzio, esclusivamente alle condizioni del soggetto richiedente l’assegno».

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

Autore immagine: 123rf com


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15 Commenti

  1. Buona sera a tutti era ora che le cose cambiano riguardo il mantenimento non è comprensibile che un uomo venga distrutto economicamente moralmente dal ex specie per un assurdo capriccio o diffidenza chiedo grazie alla Cassazione per questa nuova legge.

    .

  2. Salve dal 2005 passo un assegno di mantenimento di euro 750 alla ex , mi sono risposato trovando la vera donna della mia vita.
    Mi chiedo è possibile che io e la mia consorte viviamo con un importo pari a 1.450…con affitto da pagare, medicinali perché malati .mi può aiutare a capire?grazie

  3. meglio tardi che mai..era ora
    ora si sveglieranno a trovarsi
    un lavoro per capire cosa sono i sacrifici

  4. Credo che la parità sui sessi è stata una cosa giusta….. Quindi Nn vedo il motivo per cui il gentil sesso deve sopravvivere alle spalle dell’ex consorte! Buon lavoro mie care!

    1. Anche io la penso come te , peccato che poi sia quasi sempre e solo la donna a provvedere a tutte le incombenze familiari e della casa, senza dimenticare che i salari al femminile non sono esattamente come quelli maschili. Per la parità troppo si deve ancora lavorare !!

  5. era ora, un uomo se ha due figli, una ex che non lavora(o meglio lavora in nero) e si separa è rovinato. deve passare alimenti a 3 lasciare casa quindi trovarsi casa con relative spese….macchina e relative spese, stipendio se va bene di 1500 euro,,,,,,in poche parole rovinato……
    basta era ora.

  6. Era ora che si pensasse anche ai poveri mariti . Io 68 anni con 907 euro di pensione al mese mi vengono trattenute ben 400 euro al mese x il mantenimento di una figlia e 150 x la moglie lei lavora part taim è anche in nero . Lei 38enne con figlia 14 enne ! Extra comunitaria con poca voglia di lavorare. X mia figlia si @ ma anche x la x moglie ? Non mi sembra giusto !! Come posso vivere con 507 euro al mese ?

    1. Speriamo in questanuova legge ma ci credo poco non ho più fiducia in questi nostri chiamai governanti !!!

  7. Non sono d’accordo, ancora l allevamento dei figli rappresenta un grosso limite nella carriera di una donna. Bisogna tenerne conto

    1. ma falla finita perfavore anche l uomo alleva i figli ed ad oggi anche piu delle donne siamo diventati lavoratori e schiavi mentre voi state sedute davanti alla tv a crogiolarvi con programmi demenziali era ora .

  8. Ho 70 ani voglio separazione sono malattia quanto asenio aspetto da mio marito. Lui ha una pensione 1600euro.

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