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I diritti di chi soffre di pressione

11 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2017



Pressione alta e patologie cardiovascolari: il lavoratore ha diritto ad assentarsi per malattia e al riconoscimento dell’invalidità.

La pressione alta, o meglio l’ipertensione arteriosa, si verifica quando la pressione del sangue nelle arterie risulta elevata, causando un aumento di lavoro per il cuore. Chi soffre di pressione alta, se non la tiene sotto controllo, può subire delle conseguenze molto gravi: dall’insufficienza cardiaca all’infarto del miocardio, dagli aneurismi delle arterie (come l’aneurisma aortico) alla malattia renale cronica.

Ci si chiede, dunque, se il lavoratore che soffre di pressione alta abbia diritto ad assentarsi per malattia e al riconoscimento di una percentuale d’invalidità: a tal proposito, vediamo quali sono le tutele per chi soffre d’ipertensione, in questa breve guida.

Pressione alta: invalidità

Per quanto concerne la possibilità che sia riconosciuta una determinata percentuale d’invalidità, ossia una riduzione della capacità lavorativa, a chi soffre di pressione alta, bisogna aver riguardo a quanto previsto dalle linee guida dell’Inps. In particolare, le linee guida sul riconoscimento dell’invalidità prevedono le seguenti percentuali di riduzione della capacità lavorativa per chi soffre di ipertensione, crescenti secondo la gravità della patologia:

  • ipertensione arteriosa non complicata: 10%;
  • ipertensione arteriosa non complicata non controllata dalla terapia medica: dall’11% al 20%;
  • ipertensione arteriosa con iniziale impegno cardiaco: dal 21 al 30%;
  • cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado medio: dal 31 al 50%;
  • cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado medio-severo: dal 51% al 70%;
  • cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado severo: dal 71% all’80%;
  • cardiopatia ipertensiva scompensata: dall’81 al 100%.

Percentuali dal 5 al 100% d’invalidità sono poi previste per le arteriopatie ostruttive croniche, come arteriosclerosi e aterosclerosi, mentre in caso di aneurisma dell’aorta le percentuali vanno dal 21 all’80%.

Pressione alta: assenze per malattia

Il lavoratore che soffre di pressione alta, o di patologie dell’apparato cardiocircolatorio e, per questo, deve sottoporsi a delle cure, può assentarsi per malattia, non solo nel caso in cui debba subire un intervento chirurgico, ma anche se deve effettuare un trattamento non chirurgico in regime di day hospital, o se le tempistiche delle terapie o il luogo in cui devono essere effettuate sono tali da renderle incompatibili con l’orario di lavoro.

Perché le assenze siano indennizzabili come malattia, difatti, deve essere riconosciuta, in concreto, la sussistenza di uno stato di effettiva incapacità lavorativa; in particolare, secondo l’Inps, è verificato il requisito della temporanea incapacità lavorativa del dipendente quando:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • le tempistiche necessarie per rientrare dal luogo di cura non consentono la presenza in azienda del lavoratore;
  • la prestazione a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Perché l’assenza sia indennizzata come malattia è necessario, inoltre, che la struttura sanitaria o il centro medico producano un’apposita attestazione, che deve essere inviata on line all’Inps; se non è possibile la trasmissione telematica del documento, è necessario che il personale sanitario rilasci un certificato, redatto su carta intestata, da inviare all’Inps entro due giorni dal rilascio, recante:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Devono essere sempre indicati i dati del datore di lavoro, l’indirizzo di reperibilità ed un eventuale recapito per controlli.

Pressione alta: assenze per cure ricorrenti

Se il trattamento della pressione alta, o della patologia collegata, richiede cicli di cura ricorrenti, cioè terapie ambulatoriali alle quali l’interessato si deve sottoporre periodicamente, l’assenza per effettuarle può essere, anche in questo caso, assimilata alla malattia: per aver diritto al trattamento di malattia le cure ricorrenti, parallelamente a quanto appena osservato per le cure “semplici”, devono essere incompatibili con l’attività lavorativa, anche se temporaneamente.

Il medico può rilasciare anche un certificato unico per tutte le cure del ciclo, che attesti la necessità di prestazioni ricorrenti: in quest’ipotesi, il trattamento successivo viene qualificato come ricaduta del precedente, proprio come la ricaduta della malattia.

Il certificato medico, ad ogni modo, deve essere inviato all’inizio della terapia, con l’indicazione delle date in cui avverranno le prestazioni; una volta effettuate le cure, la struttura sanitaria deve rilasciare una dichiarazione che ne comprovi l’esecuzione, pena la perdita del diritto all’indennità.

I giorni che intercorrono tra una cura e la successiva, invece, se non debitamente certificati come malattia non sono indennizzabili.

Pressione alta: assenze per analisi

Gli esami relativi all’ipertensione e alle ulteriori patologie dell’apparato cardiocircolatorio, se di breve durata, solitamente non possono essere assimilate alle assenze per malattia, a meno che non si tratti di controlli:

  • urgenti e non effettuabili al di fuori dell’orario lavorativo;
  • talmente invasivi da richiedere una convalescenza.

Pressione alta: permessi per visita medica

Se le visite mediche, le analisi o i trattamenti non rientrano in alcuno dei casi esposti, l’assenza può essere comunque retribuita se lo prevede il contratto collettivo applicato: è il caso dei dipendenti pubblici.

Al di fuori delle ipotesi elencate, le assenze per visite mediche, esami o terapie possono essere indennizzate o meno, in base a quanto disposto dal contratto collettivo, anche territoriale o aziendale. In particolare, la contrattazione collettiva o aziendale può concedere, per queste situazioni:

  • dei permessi retribuiti: in questo caso, per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • lo scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • la concessione di permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo in cui deve essere effettuata la visita.


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