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Lo sai che? Come funziona la ripartizione delle spese d’acqua in condominio

Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2017

Ripartizione acqua tra i condomini: se non ci sono i contatori, il consumo va calcolato sui millesimi.

La divisione delle spese di condominio avviene, di regola, in base ai millesimi di proprietà, ossia in proporzione al valore di ciascun appartamento (calcolato sulla scorta di apposite tabelle approvate dal condomino medesimo o fatte redigere dal costruttore). Ma come ci si regola con le utenze, laddove è possibile calcolare il diverso consumo di ogni singolo proprietario. Nel dettaglio, come funziona la ripartizione delle spese d’acqua in condominio? La risposta è stata fornita, in modo molto chiaro e semplice, da una recente sentenza del Tribunale di Roma [1]. I giudici dettano un vero e proprio vademecum su come debbano essere divisi i costi delle bollette condominiali di acqua. Vediamo cosa hanno detto i giudici della capitale.

Come si dividono le spese di acqua in un condominio?

Il primo e imprescindibile aspetto da considerare è se il condominio è dotato di contatori che segnano il consumo di ogni singolo appartamento (cosiddetti «contatori a discarica»). In tal caso, il codice civile [2] stabilisce che la divisione delle spese di acqua in condominio debba avvenire in base al consumo individuale. La norma, infatti, stabilisce che «se si tratta di cose destinate a servire i condòmini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne».

Dunque, saranno gli stessi contatori a segnare quanto ogni singolo proprietario deve pagare per il consumo idrico fatto. Tale sistema, quindi, non dovrebbe creare alcun problema. Se vi dovesse essere una contestazione sul criterio di rilevazione, l’utente è tenuto a dimostrare il non corretto funzionamento del proprio contatore le cui indicazioni, invece, fino a prova contraria, si considerano corrette.

Ma come si dividono le spese di acqua se il condominio non è dotato di contatori a discarica? Anche in questo caso – chiarisce la sentenza in commento – bisogna far riferimento al codice civile [3] e, in particolare, al criterio di riparto generale: quello secondo millesimi. Per cui, se mancano i contatori a discarica per la lettura dei consumi individuali, la ripartizione delle spese per il consumo d’acqua in condominio va fatta in proporzione al valore della proprietà di ciascuno.

Ma attenzione: se la ripartizione delle spese viene deliberata dall’assemblea, chi intende contestare l’importo che è tenuto a pagare deve impugnare detta delibera condominiale nei termini (30 giorni dal voto o, per gli assenti, dalla comunicazione del relativo verbale). Diversamente, non potrà più fare opposizione al decreto ingiuntivo che l’amministratore, eventualmente, gli notificherà in caso di mancato versamento della propria quota.

Sintetizzando, la ripartizione delle spese di acqua in condominio deve avvenire in base a millesimi solo se non ci sono i contatori individuali in ciascun appartamento che utilizza il sistema di distribuzione dell’acqua interno all’edificio condominiale. L’installazione in ogni singola unità immobiliare di un tale strumento consente, infatti, di utilizzare la lettura di esso come base certa per l’addebito di costi individuali, salva l’applicazione del criterio di riparto per millesimi per le utenze che fanno capo a tutti i condòmini.

Resta sempre la possibilità, per i condomini, di decidere in assemblea approvata all’unanimità un criterio diverso di ripartizione delle spese di acqua.

note

[1] Trib. Roma, sent. del 30.01.2017 sulla causa r.g. 47965/2015.

[2] Art. 1123, co. 2 cod. civ.

[3] Art. 1123, co. 1 cod. civ.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

QUINTA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Antonella Zanchetta ha pronunciato

la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 47965/2015 promossa da:

MA.D’I. (…), con il patrocinio dell’avv. RE.VI., elettivamente domiciliato in PIAZZA (…) ROMA presso il difensore avv. RE.VI.

RA.CA. (…), elettivamente domiciliato in PIAZZA (…) ROMA presso il difensore avv. RE.VI.;

MA.D’I. (…) con il patrocinio dell’avv. RE.VI. e dell’avv. (…), elettivamente dom. in PIAZZA (…) ROMA presso il difensore avv. RE.VI.;

LU.D’I. (…), con il patrocinio dell’avv. RE.VI., elettivamente dom. in PIAZZA (…) ROMA presso il difensore avv. RE.VI.

contro

CONDOMINIO Via (…) ROMA (…), con il patrocinio dell’avv. DE.EU. e dell’avv. DE.AL. PIAZZA (…) 00165 ROMA presso il difensore avv. DE.EU.

CONVENUTO

CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

D’I.Ma., Ca.Ra., D’I.Lu. e D’I.Ma. hanno convenuto in giudizio il Condominio Via (…) Roma al fine di ottenere declaratoria di nullità della delibera del 18/05/2015 e in subordine ha chiesto l’accertamento della sua annullabilità deducendo l’illegittimità in quanto in sede di delibera è stato votato su un oggetto non indicato nell’ordine del giorno relativo al criterio di riparto delle spese di acqua;

in quanto contraria a norme imperative ed al disposto di cui all’art. 1123 CC, hanno chiesto il rigetto delle domande ed eccezioni avanzate dal convenuto in quanto sollevate con la comparsa di costituzione e risposta del 12/01/2016 e quindi tardive.

Nel costituirsi in giudizio, il Condominio ha contestato la domanda ed ha chiesto in via riconvenzionale accertarsi la legittimità della delibera impugnata ed il rigetto della domanda attorca.

Concessi i termini ex art. 183 CFC, la causa di natura documentale è stata rinviata per la discussione orale e provvedimento ex art. 281 sexies CPC all’udienza del 17/06/2016, differita successivamente all’udienza del 14/10/2016 e trattenuta in decisione senza termini alla udienza medesima.

Dalla lettura degli atti e dei documenti di causa è emerso che la domanda merita accoglimento.

Secondo l’indirizzo giurisprudenziale previsto in materia (Sez. Cass. Sez. II, Civile, 01/08/2014 n. 17557) nel condominio le spese relative al consumo di acqua devono essere ripartite in base all’effettivo consumo se questo è rilevabile oggettivamente con strumentazioni tecniche; l’installazione in ogni singola unità immobiliare di apposito contatore consente, da un lato, di utilizzare la lettura di esso come base certa per l’addebito di costi, salva l’applicazione del criterio di riparto per millesimi pelle parti comuni dell’edificio. Deve rilevare che l’installazione dei contatori per il consumo dell’acqua in ogni singola unità

abitativa costituisce misura alla quale il legislatore guarda con particolare favore in quanto volta a razionalizzare i consumi ed ad eliminare gli sprechi e quindi a conseguire in una prospettiva di tutela ambientale, il risparmio della ricorsa idrica. La disposizione di cui all’art. 1123 c.c. stabilisce comma 2 stabilisce che se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa le spese sono ripartite in proporzione all’uso che ciascuno può farne.

Nel caso in esame il riparto della spesa come deliberato e cioè in parti uguali è contrastante con i principi normativi in materia ed esposti nella surrichiamata sentenza.

In verità, seppure i condomini possono stabilire delle diverse modalità di ripartizione della spesa del consumo idrico che meglio si adattano alle circostanze del caso e rivedere le statuizioni precedentemente fissate nelle assemblee; tuttavia le spese di riparto dell’acqua nel condominio nel quale non sono installati in ogni abitazione singola i “cc, Dd. Contatori di sottrazione” – peraltro previsti come obbligatori – va effettuata HI sensi dell’art. 1123 c.c. comma 1 in base ai valori millesimali di proprietà; diversamente il più corretto ed oggettivo metodo posto sulla rilevazione dei contatori consentirebbe il riparto della spesa secondo l’uso che ogni unità singola fa del servizio.

Ne consegue la rilevanza del vizio lamentato dalle parti attrici cui la parte convenuta in sede di comparsa di costituzione e risposta non opposto validi elementi di contrasto anzi rappresentando che gli attori non avrebbero aderito alla richiesta di una nuova convocazione assembleare destinata alla revisione del precedente modello di riparto di spesa oggetto di impugnativa.

P.Q.M.

1)accoglie la domanda e, per l’effetto, dichiara la nullità della delibera assembleare impugnata in ordine all’ordine del giorno relativo all’approvazione riparto acqua per contrasto con la norma di cui all’art. 1123 I co. CC;

2)Condanna altresì la parte convenuta a rimborsare alla parte attrice le spese di lite, che si liquidano in Euro 300,00, incluso contributo unificato, per spese ed Euro 2.500,00 per competenze professionali i.v.a., c.p.a. e spese generali.

Così deciso in Roma il 27 gennaio 2017.

Depositata in Cancelleria il 30 gennaio 2017.

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