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Lo sai che? A quali donne spetta il mantenimento

Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2017

Addio mantenimento per gran parte delle ex mogli. Restano in piedi le casalinghe attempate. L’assegno verrà negato a chi riesce a mantenersi da sola o è ancora giovane e pur potendo badare a sé stessa, non lo vuole fare.

Dopo quasi trent’anni la Cassazione ha modificato le regole sull’assegno divorzile, ossia il mantenimento che viene pagato dal coniuge più “benestante” (che di norma è l’uomo) nei confronti di quello che guadagna di meno o che non guadagna affatto (che di norma è la donna). Si parla di rivoluzione epocale, di una “riforma” adeguata al mutato atteggiamento della società verso forme di parassitario sostegno in favore di chi ha avuto la fortuna di sposare una persona con un reddito più elevato del proprio. Chi ha letto il nostro articolo Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo saprà già a cosa va incontro l’ex moglie che voglia chiedere il mantenimento dopo il divorzio. E probabilmente, se ha già divorziato o lo sta facendo, starà già pensando di ricorrere al giudice per chiedergli di modificare le condizioni di divorzio. Pertanto, alla luce delle nuove regole è normale chiedersi in quali circostanze e a quali donne spetta il mantenimento. Ma prima facciamo un passo indietro e vediamo, nel dettaglio, cosa cambierà da oggi in poi quando marito e moglie intenderanno divorziare.

 

Come cambia l’assegno di mantenimento

Prima di spiegare a quali donne spetta il mantenimento dopo la sentenza di ieri della Cassazione, facciamo qualche precisazione. In passato, scopo del mantenimento era quello di equilibrare la sproporzione tra i redditi dei due ex coniugi, garantendo a quello più “povero” di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. In questo modo, il reddito più elevato veniva di fatto quasi diviso tra i due ex coniugi. Si aveva, insomma, una situazione di sostanziale uguaglianza. Oggi non è più così: il divorzio – dice la Cassazione – recide ogni legame tra i coniugi, ivi compreso l’obbligo di garantire all’ex il tenore di vita di cui quest’ultimo godeva durante l’unione. Risultato? L’assegno deve ormai garantire il solo «mantenimento» ossia le esigenze necessarie a sostenersi. Qualcosa in più della semplice sopravvivenza, ma sicuramente qualcosa di molto meno rispetto al tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Il mantenimento sarà dovuto non più se chi lo richiede non è in grado di mantenere il precedente tenore di vita matrimoniale, ma solo se quest’ultimo non è in grado di provvedere a se stesso per “raggiunti limiti di età” oppure perché non è in grado di trovare un lavoro o di rendersi economicamente indipendente. E di ciò dovrà darne prova al giudice poiché, in difetto, qualsiasi contributo gli verrà negato. Non è più come un tempo in cui l’assegno era quasi una conseguenza immediata e diretta del divorzio. Di converso, il mantenimento non spetta a chi è in grado di mantenersi o a chi, pur potendolo fare, non vuol lavorare per propria scelta.

A quali donne spetta il mantenimento?

Due sono i gradini che segue il giudice nel determinare il diritto al mantenimento. Il primo è volto a verificare “se” spetta il diritto; in caso positivo, si passa al secondo, diretto a determinarne la misura.

Iniziamo dal primo gradino, quello relativo alla sussistenza del diritto al contributo. Poiché scopo del mantenimento non è più trovare un equilibrio tra i due redditi, ma solo garantire il sostentamento del coniuge più debole, esso è dovuto tutte le volte in cui quest’ultimo non è in grado di badare a sé stesso. Il che avviene ad esempio:

  • quando è ancora troppo giovane per trovare un’occupazione (si pensi alla ragazza che si sposa mentre sta ultimando il corso di laurea);
  • quando è troppo anziano per impiegarsi;
  • quando è gravemente malata o invalida e incapace di poter guadagnare;
  • oppure quando non ha maturato una formazione e un’esperienza lavorativa per dedicarsi – d’accordo con il coniuge – al ménage familiare. In altri termini, la figura tipo è la casalinga che ha dedicato una vita alla famiglia, occupandosi dei figli e consentendo al coniuge di dedicarsi a una carriera. Per quest’ultima l’accesso al mondo del lavoro è sicuramente più difficile, se non impossibile, rispetto a qualsiasi altra donna che, magari, pur occupandosi della casa, si è accontentata di un part time o ha continuato a svolgere una professione non “a tempo pieno”. Ebbene, la casalinga attempata è sicuramente l’esempio più lampante di donna a cui continua a spettare l’assegno di mantenimento anche dopo la rivoluzionaria sentenza della Cassazione.

Dunque, nella prima fase di verifica del diritto all’assegno di mantenimento il giudice dovrà valutare la mancanza di mezzi adeguati o l’impossibilità di procurarseli. In questo contesto pesano: l’esistenza di altri redditi, la capacità lavorativa, la disponibilità di una casa di abitazione. Tutto deve essere dimostrato dal coniuge richiedente, ferma la possibilità di prova contraria.

Il secondo gradino è invece rivolto a quantificare l’assegno di mantenimento e ciò dipenderà da una serie di fattori, che non saranno più, come in passato, il tenore di vita della coppia durante il matrimonio ossia la maggiore o minore ricchezza del marito. Ad esempio, una donna che sposi un facoltoso milionario potrà avere lo stesso mantenimento di una donna che abbia sposato invece un professionista, a parità delle altre condizioni.

Nella determinazione dell’entità dell’assegno peserà: il contributo dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio il reddito e la durata del matrimonio.

A incidere peraltro nella misura del mantenimento sarà anche la disponibilità di una casa a favore della moglie che, certo, le eviterà di dover ricorrere al marito per pagare l’affitto.

Il mantenimento per la moglie con cui vivono i figli

Il fatto che vi siano figli non muta i termini della questione poiché la Suprema Corte si è espressa solo con riferimento al mantenimento alla moglie e non quello della prole. Per cui, ai figli sarà sempre dovuto il mantenimento – come sino ad oggi – fino all’indipendenza economica o fino a quando non saranno in grado di camminare con le proprie gambe (si pensi al figlio di 35 anni che, pur avendo terminato gli studi, è ancora alla ricerca di un’occupazione che lo soddisfi). Non rileva che il mantenimento dei ragazzi venga versato alla madre: tale importo non subirà riduzioni.

E se c’è l’addebito?

Le nuove regole fissate dalla Cassazione non cambiano neanche se il giudice dovesse pronunciare l’addebito a carico del marito. Il mantenimento non è infatti una sanzione per la violazione dei doveri di matrimonio ma una misura assistenziale in favore di chi non ha redditi a sufficienza. Con o senza addebito, il marito resta tenuto – se sussistono le condizioni – a versare il mantenimento. Ben potrebbe avvenire che il marito con addebito non debba versare il mantenimento se l’ex moglie riesce a mantenersi da sola.

A chi spetta il mantenimento? Qualche esempio

Poiché lo scopo del “nuovo” assegno di mantenimento non è più quello di eliminare le disuguaglianze di reddito dei coniugi, ben potrà avvenire che, in una situazione in cui il marito sia benestante e la moglie no, anche con il versamento del predetto mantenimento la situazione non cambi.

Immaginiamo una moglie con un posto di insegnante. Il suo reddito è di circa 1.500 euro al mese. Il marito, invece, ne guadagna circa 15mila perché ha un’attività imprenditoriale. Con le vecchie regole, verosimilmente l’uomo avrebbe dovuto versare alla donna circa 5 o 6mila euro. Con le nuove regole potrebbe invece non dover versare alcunché se la donna, con il proprio reddito, riesce a mantenersi. Invece se questa riesce a provare di aver bisogno di un contributo, il giudice liquiderà la misura di tale importo nei limiti delle necessità della ex moglie (e non delle capacità del marito).

Immaginiamo una donna che divorzi a 55 anni dopo essersi sempre dedicata alla casa, d’accordo con il marito. La casalinga in questo caso avrà ancora diritto al mantenimento se è rimasta tutto il tempo lontana dal mondo di lavoro, non avendo maturato esperienze e formazione.

Diversa la soluzione se il divorzio interviene dopo poco tempo dalle nozze: la casalinga giovane, con una formazione scolastica e nel pieno delle proprie forze, potrà sempre trovare un’occupazione e mantenersi da sola. In tal caso l’assegno le potrà essere garantito finché questa non riesca a raggiungere l’indipendenza economica. Proprio al pari delle regole che valgono per il mantenimento dei figli.

Non cambia nulla per chi guadagna poco

Le cose potrebbero però non essere così rivoluzionarie per chi ha redditi bassi, per i quali, infatti, il contributo rimarrà sempre limitato allo stretto necessario. In buona sostanza, se lui percepisce un reddito di 1.500/2.000 euro mensili e risulta proprietario di un immobile, è giusto corrisponda un assegno mensile alla ex senza un impiego fisso e che neppure beneficia interamente della casa coniugale. Assegno che, quindi, verrà valutato sempre secondo una somma necessaria al mantenimento: 300 euro circa, non molto meno di quanto già oggi è.

Onere della prova

Inoltre, con una sentenza di questa mattina la Cassazione ha detto [1] che non si può pretendere dalla ex moglie la «difficile prova» dell’«inesistenza assoluta» della possibilità di recuperare un lavoro.

Secondo i giudici supremi, «non è corretto interpretare la normativa vigente nel senso che la stessa esige sia fornita, dal richiedente l’attribuzione di un assegno divorzile, la ben difficile prova dell’inesistenza assoluta di ogni possibilità di lavoro». L’assegno divorzile ha «indubbiamente natura assistenziale» e deve essere disposto in favore della parte che dispone di redditi insufficienti a condurre «un’esistenza libera e dignitosa», e deve essere contenuto nella misura che permetta di raggiungere lo scopo «senza provocare illegittime locupletazioni».

Come fa il giudice a stabilire a quali donne spetta il mantenimento? 

Nel determinare a quali donne spetta il mantenimento il giudice valuterà i seguenti quattro elementi:

  1. il possesso di redditi di qualsiasi specie;
  2. il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri e del costo della vita nel luogo di residenza di chi pretenda l’assegno;
  3. le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;
  4. la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

note

[1] Cass. sent. n. 11538/17.

Autore immagine: 123rf com


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33 Commenti

  1. è uno schifo. Evidentemente si tratta di giudici uomini. Che hanno così tanti soldi che non sanno che si può vivere con una miseria di 300 euro al mese. Vergogna. Ora tolgono anche il mantenimento. Dovremo prendere la pensione secondo loro?
    La trovo una sentenza assurda. Non c’è giustizia. E gli uomini campano grazie alle loro evasioni fiscali e noi che già abbiamo un taglio perché ci danno quello che risulta nella dichiarazione dei redditi ora neanche quello.

    1. Beh, non si puo’ che rispondere: ma visto che e’ cosi’ facile, fallo tu l’evasore e paga a me un mantenimento!

      Ma che significa? Le donne giustamente pretendono l’uguaglianza di diritti, ma i doveri pure,Spero!!

      Il punto dolente, a parer mio, sara’ la difficolta’ di mantenersi, visto che il lavoro e’ pagato troppo poco, le tasse sono troppo alte, ma almeno ‘sti poveri uomini si tolgono la schiavitu’ di una ex moglie parassita!

    2. Infatti.. la legge di prima probabilmente era stata fatta da donne 🙂
      Finalmente un pò di giustizia per chi si trova cornuto e mazziato.

    3. vai a lavorare! dove c’è scritto che qualcuno ti debba mantenere! parassita. è giusto mantere figli o persone che non sono in grado di lavorare, ma questo non è stato cancellato dalla legge

      1. Sei proprio un grandissimo s……..o!!! Però i soldi per andare a “mignotte” e con “escort” ce li avete, grandissimi figli di p……a!!!!!!!

    4. Sino ad ora lo schifo è stato che gli uomini si sono fatti carico di mantenere dei parassiti che non hanno voglia di lavorare, ognuno pensi per se!

    5. Finalmente!! Ci sono troppe donne che non vanno a lavorare proprio perchè tanto hanno l’assegno e l’uomo paga!! E’ finita la pacchia, andate a lavorare!!!

    6. Ma io sono separata da settembre scorso 2 anni di matrimonio e lo mantenevo io mio marito appena saputo che ero in gravidanza se ne lavato le mani..fatto sta io non prendo niente di mantenimento solo per mia figlia e vivo con i miei genitori lui vive con i suoi genitori ha un posto fisso e io non lavoro piu schifo di così….

    7. hanno fatto bene così prima di sposarsi le donne riflettano bene cosa vanno incontro, o lavorano e vivono sole senza famiglia oppure rispettano il matrimonio a vita senza trauma ai figli e con il pensiero TANTO MI DEVE DARE IL MANTENIMENTO E MAGARI HA ANCHE L’AMANTE ……..mentre il marito senza guida deve rimanere miserabile per colpadella libertina della moglie che non cucina non lava non stira per il marito vuole solo il mantenimento e allora hanno fatto bene se è giovane va a lavorare i figli sono anche suoi non solo del marito, perciò donne riflettete o vivete da loe o per sempre con il marito e figli.

  2. E secondo voi si trova così facilmente il lavoro? Se io cerco un lavoro me lo prendo. Il fatto è che oggi non lavorano più i mariti, figuriamoci le donne. E quindi è giusto essere mantenuti. Questo governo ha rotto. Sta togliendo tutti i benefici

    1. Ma io sono separata da settembre scorso 2 anni di matrimonio e lo mantenevo io mio marito appena saputo che ero in gravidanza se ne lavato le mani..fatto sta io non prendo niente di mantenimento solo per mia figlia e vivo con i miei genitori lui vive con i suoi genitori ha un posto fisso e io non lavoro piu schifo di così….

  3. Ogni episodio di divorzio/separazione e’ una storia a se’. Spesso, non si puo’ usare la stessa misura o prendere posizioni colpevolizzando la lettrice per il suo commento frutto di un’esperienza personale che non conosciamo. Vorrei solo dare uno spunto di riflessione invitando, soprattutto i “colleghi” uomini a riflettere e a conoscere i fatti, prima di esprimere egoisticamente il proprio giudizio.

    1. Io controbatterei dicendole esattamente il contrario. Uomini che come me hanno sempre e solo mantenuto come idioti la propria donna egoista volendogli bene per poi doverla mantenere perché gli Scoppia la cosidetta merda nel cervello. Vergogna

  4. La mia ex è già abbronzata,andate in spiaggia e la vedete arrostire sotto il sole,mentre sua figlia lavora a Dubai e se ne infischia di dichiararlo al giudice,ma non posso prendermela che con me,quindi il mantenimento è da togliere. La zappa è stata fatta per queste persone parassite e non per chi ne ha veramente bisogno.

  5. Guarda te se con 1400 euro devo mantenere una che non fa un cazzo dalla mattina alla sera, troppo comodo. L Tra l’altro Padre imprenditore……. e io pago . Allucinante . Fortunatamente qualcosa è cambiato

    1. Invito le donne sposate, con prole, ha NON lasciare MAI, il proprio posto di lavoro e quindi la propria indipendenza economica per dedicarsi alla famiglia, facendosi “mantenere” dal marito in quanto, potrebbe succedere che, dopo 16-20 anni di completa dedizione alla famiglia, il marito, stressato dal lavoro ma, che grazie anche alla moglie ha potuto fare carriera, potrebbe intimare alla moglie di essere sempre stata una “mantenuta”, nonostante, la decisione di abbandonare la propria attività lavorativa, per dedicarsi completamente alla famiglia, sia stata fatta di comune accordo fra i coniugi e anzi, spinta principalmente dal marito, ordini alla moglie di andare a lavorare, come se, per una donna che ha lasciato con gran dispiacere la propria attività, possa dopo 20 anni di allontanamento dal lavoro e dopo aver raggiunto l’età “over 50” , possa essere così immediato il reinserimento nel mondo del lavoro.
      Sentirsi continuamente ripetere dal marito…sono stanco di mantenerti, vai a lavorare! Credo sia parecchio umiliante.
      Donne…assumete una tata, giardiniere, una colf ma, NON LASCIATE IL VOSTRO POSTO DI LAVORO O LA L’ATTIVITA’ CHE AVETE INTRAPRESO, L’INDIPENDENZA ECONOMICA RENDE VIVI.

      1. aggiungo che la parità significa provvedere al proprio mantenimento non essere mantenute a vita….
        anche i doveri, oltre ai diritti!!!

      2. però questa legge non tiene in considerazione niente di quelle mogli che si sono fatte un mazzo per cercare di mantenere il lavoro , accudire alla casa , crescere i figli e accudire marito quello che quando arrivi ad una certa età ti da un calcio nel sedere e se ne va con una piu giovane, fregandosene altamente della famiglia e dei figli …Forse una volta la legge era troppo dalla parte della donna ora però è un po’ troppo dall’altra parte…io sono questa ! ho lavorato come una schiava non ho goduto niente e adesso mi ritrovo a 60 anni con un pugno di mosche in mano …non ho davanti un altra vita per poter assicurarmi una tranquillità economica x il futuro …

  6. Ogni caso e’ a se’. Se come spiegato in alto una donna si e’ adoperata sempre per la famiglia, marito, figli e casa e non ha potuto lavorare ha diritto a essere supportata economicamente dal coniuge. Ma se una coppia, sopratutto senza figli, che ha sempre diviso al 50% le spese e la conduzione del menage familiare si separa non trovo giusto che il marito o viceversa la moglie debba ricevere gli alimenti.E’ ora di cambiare il medioevo e’ passato in quanto la vita costa sia per gli uomini che per le donne.

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