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Lo sai che? Come fare causa alla Banca per la restituzione degli interessi

Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2017

Uno dei motivi principali dei contenziosi sollevati nei confronti degli istituti bancari è l’anatocismo, da cui consegue un diritto alla restituzione di tutto quanto non dovuto in favore cliente, che può fare causa per ottenerlo.

1. L’anatocismo e il diritto alla restituzione dell’indebito

L’anatocismo è quella pratica molto diffusa nel rapporto tra clienti e banca, per via della quale quest’ultima è solita applicare trimestralmente gli interessi sugli interessi, capitalizzandoli di volta in volta. Col tempo, giurisprudenza prima e legislatore poi, sono intervenuti sottolineando la scorrettezza di questa prassi. Attualmente la legge prevede il divieto di anatocismo, pertanto ogni pratica di anatocismo è nulla, e la nullità comporta il diritto alla restituzione dell’indebito, non dovuto, che il cliente può chiedere e ottenere: pertanto è importante sapere in questi casi come fare causa alla Banca. Cioè, prima tentando la via stragiudiziale della mediazione o dell’arbitrato bancario finanziario e poi, eventualmente, qualora questa si riveli infruttuosa, rivolgendosi al Tribunale.

2. La prima fase: studio della documentazione e preanalisi

Un cliente prima di decidere se e come fare causa alla banca, affinchè questa gli restituisca quanto indebitamente sottratto, deve effettuare lo studio e l’analisi di tutti i movimenti sul proprio conto corrente, al fine di verificare che le singole poste e come esse siano state contabilizzate. È infatti con un movimento sul conto corrente che normalmente gli istituti bancari computano la capitalizzazione trimestrale degli interessi, incorrendo nell’anatocismo. Attraverso questa verifica contabile, non semplice, si evince anche quanto dovrà essere chiesto alla Banca a titolo di rimborso.

Il cliente può chiedere copia alla Banca di tutti i documenti relativi agli ultimi 10 anni del rapporto. Quest’ultima, in base a quanto prescrive il Testo Unico Bancario (articolo 119), ha il dovere di fornire tutto quanto richiesto dal cliente entro il termine di 90 giorni dalla richiesta formale.

3. La seconda fase: richiesta formale stragiudiziale

Una volta verificata l’ingiusta capitalizzazione trimestrale degli interessi, il cliente può in prima istanza richiedere formalmente alla banca il rimborso delle somme non dovute, con una raccomandata. Qualora la banca non risponda o non risponda adeguatamente, in base alle richieste del cliente, questi può decidere di pretendere la realizzazione dei propri diritti per vie legali. Ha però l’obbligo di procedere prima ad un tentativo di mediazione stragiudiziale: senza questo preliminare tentativo, infatti, secondo la legge, la causa in sede giurisdizionale è improcedibile. Al cliente è data la possibilità di rivolgersi ad un sistema di risoluzione stragiudiziale, l’Arbitro bancario finanziario (ABF), a cui ogni Banca deve obbligatoriamente aderire per legge.

4. L’Arbitro bancario finanziario (ABF)

Tentare la via stragiudiziale dell’Arbitrato bancario finanziario può essere conviente per il cliente per alcuni motivi:

a) Costo.

Per rivolgersi all’ABF basta una spesa di 20 euro a titolo di contributo spese, che nel caso in cui venga dato torto alla banca, il cliente si vedrà restituito.

b) Modalità.

È molto semplice adire l’ABF: basta inviare un modulo compilato e firmato, con eventuali allegati e l’attestazione del pagamento alla segreteria dell’Arbitro e in copia alla Banca, anche via fax, o via posta, o via pec (posta elettronica certificata). Il tutto anche senza bisogno di assistenza legale.

c) Tempistica.

Entro 45 giorni dalla ricezione del ricorso, la Banca deve, a sua volta, inviare la propria risposta o le proprie controdeduzioni. Ed entro 60 giorni dalla ricezione delle stesse l’ABF perviene ad una decisione.

5. La terza fase: l’intervento del Tribunale

Questa terza fase è chiaramente solo eventuale. Bisogna tenere conto, infatti, di un aspetto dell’Arbitrato bancario finanziario: le sue decisioni non sono obbligatorie. Pertanto la Banca non ha il dovere di attenersi a quanto indicato dall’Arbitro, e quest’ultimo non ha strumenti coattivi per costringerla a farlo. L’unico che può farlo è il giudice, per cui, in questo caso, il cliente può adire direttamente il Tribunale; ma potrà farlo senza dover interporre una nuova mediazione a pena di improcedibilità. Il diritto del cliente a chiedere il rimborso di quanto ingiustamente trattenuto dalla Banca è sottoposto ad una prescrizione di 10 anni. In passato si riteneva che il termine decorresse dal momento in cui la Banca avesse contabilizzato, con un movimento sul conto corrente, la posta vietata. Ovviamente questo non è stato ritenuto corretto, pertanto ora si ritiene che il termine decorre a partire dalla eventuale chiusura del conto corrente. Quindi, nel caso del correntista, con il rapporto di conto corrente ancora in atto con la Banca, quest’ultima non potrà mai opporre l’avvenuta prescrizione.

Flora Fiume – Copywriter AvvocatoFlash


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