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Mantenimento figli, cosa cambia?

12 maggio 2017


Mantenimento figli, cosa cambia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2017



Le regole sull’assegno di mantenimento dei figli restano ancorate al tenore di vita da questi goduto fino a quando hanno convissuto con i genitori.

Le nuove regole sull’assegno di mantenimento all’ex moglie, fissate dalla Cassazione lo scorso 10 maggio [1], non modificano quelle per i figli della coppia separata o divorziata. Pertanto, il cosiddetto genitore «non collocatario» (ossia quello che non vive stabilmente con la prole) resterà tenuto a versare un assegno periodico a titolo di contributo per le spese ordinarie, oltre a una percentuale (fissata dal giudice e di norma corrispondente al 50%) per le spese straordinarie non preventivabili (come le spese per visite mediche). Il parametro, però, per determinare l’ammontare di tale importo resta ugualmente il tenore di vita che i figli avevano fino a quando la famiglia era unita; detto tenore dovrà continuare a essere garantito dai genitori. Pertanto, con riferimento al mantenimento dei figli, nulla cambia rispetto al passato, sia nell’ipotesi in cui l’assegno venga pagato nelle mani della madre, sia in quelle in cui venga erogato direttamente ai beneficiari.

Chi ha letto Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo e in Mantenimento e divorzio: come modificare l’assegno saprà già quale rivoluzione si è verificata, nell’ambito dell’interpretazione della Cassazione, in materia di divorzio. In pratica i giudici hanno abbandonato l’idea che il mantenimento debba essere una misura volta ad eliminare le differenze di reddito tra i due coniugi (andando a creare una sorta di sostanziale uguaglianza tra gli ex, attraverso il pagamento di una – spesso cospicua – somma di denaro da parte del più benestante); nella nuova visione il mantenimento serve proprio – come del resto dice la parola stessa – a garantire il mantenimento al coniuge più in difficoltà e solo finché questi non sia in grado di provvedere da solo a sé stesso. Si tratta, quindi, di un importo superiore agli alimenti (lo stresso necessario per la sopravvivenza), ma sicuramente inferiore al tenore di vita che aveva la coppia quando ancora era convivente. Ed è appunto questa la rivoluzione: l’assegno non deve più garantire il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma consentire solo il mantenimento. Il che significa anche prescindere dalle possibilità economiche di chi lo versa: un marito ricco e uno con un reddito normale potrebbero dover versare lo stesso identico importo.

Senonché spesso, oltre al mantenimento per sé stessa, la moglie riceve anche l’assegno di mantenimento per i figli, che il giudice, nel quantificarlo, rapporta al tenore di vita della famiglia precedente. Ebbene, sotto questo fronte non ci sono novità e tutto resta come prima. Dunque, l’assegno di mantenimento per i figli – tanto che venga versato dal padre nelle mani dell’ex moglie, tanto che invece venga accreditato direttamente sul conto dei figli – deve essere quantificato considerando le esigenze del minore in rapporto al tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori e tenendo conto in concreto di quello che essi sono in grado di dare in ragione della loro situazione economica [2].

A tal fine il giudice non può limitarsi a considerare soltanto il reddito ma deve valutare anche altri elementi di ordine economico suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio anche mobiliare e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso.

Inoltre, il giudice non può disporre la riduzione dell’assegno, anche se si tratta di una somma cospicua, sul solo rilievo che un importo elevato potrebbe risultare diseducativo. Tale motivazione infatti seppur non illogica non è aderente alla legge che impone di determinare l’assegno considerando le esigenze dei figli in rapporto al tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori e alle risorse e ai redditi di costoro [3].

Pertanto, nel determinare l’importo dell’assegno di mantenimento il giudice deve valutare anche la complessiva consistenza dei patrimoni dei genitori (reddito, immobili e altre utilità come le quote di partecipazione sociale, i proventi di qualsiasi natura percepiti). Per maggiori informazioni sul tema leggi Calcolo assegno mantenimento dei figli.

È verosimile dunque che, da oggi in poi, la donna che prendeva il doppio assegno di mantenimento, uno per sé stessa e uno per i figli, vedrà sostanzialmente ridursi (o cancellare) solo il primo, mentre resterà immutata la quota per il mantenimento della prole, che resta ancorata al vecchio parametro del tenore di vita goduto durante il matrimonio.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/2017.

[2] Cass. sent. n. 12076/2013, n. 13459/2011.

[3] Cass. sent. n. 11538/2009.


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1 Commento

  1. Nel caso in cui il papà non possa dare il mantenimento per il figlio ,e quindi la legge bastarda,lo chiede alla nonna che già sopravvive a stenti ,come funziona? La nonna può dare il mantenimento al minore tramite bonifico intestato al minore o è obbligato ad intestato per forza alla madre ? Grazie mille se mi rispondete ……

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