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Mantenimento all’ex moglie: cosa cambia per redditi alti e bassi

14 Maggio 2017


Mantenimento all’ex moglie: cosa cambia per redditi alti e bassi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Maggio 2017



Le nuove regole sull’assegno di divorzio, fissate dalla Cassazione, sembrano avere ripercussioni solo per gli uomini con un reddito elevato; poco cambia per chi guadagna poco.

Lo stravolgimento delle regole sul calcolo del mantenimento da versare all’ex moglie dopo il divorzio, operato con la sentenza della Cassazione dello scorso 10 maggio, ha già avuto – come immaginabile – un forte riverbero su una estesa fetta di italiani. Non sono in pochi gli uomini che hanno già contattato il proprio avvocato per presentare ricorso in tribunale e rimettere in discussione l’importo dell’assegno. Dall’altro canto ad essere più spaventate sono quelle donne che, ancora giovani e in età lavorativa, vedono traballare il «vitalizio» su cui credevano di poter contare ancora per molti anni, il che, invece, stando alla mutata interpretazione, non è più detto (per maggiori approfondimenti leggi A quali donne spetta il mantenimento). Senza voler qui ripercorrere tutti i punti della novità (per i quali rinviamo all’articolo Addio mantenimento a chi può mantenersi da solo) proviamo a fare qualche proiezione e a immaginare cosa può succedere, d’ora innanzi, a una famiglia media italiana, nonché a una con reddito basso e a un’altra con patrimoni più consistenti. Il sospetto è che le cose mutino – come spesso succede in questo Paese – solo per i ricchi, mentre per i meno abbienti non vi sia alcuna novità. Ma procediamo con ordine e, aiutandoci con qualche esempio, vediamo nel dettaglio cosa cambia per il mantenimento all’ex moglie in caso di redditi alti e bassi.

Mantenimento dopo il divorzio: conta l’autosufficienza

Cerchiamo, in due parole, di spiegare cosa ha detto la Cassazione. Da oggi, scopo dell’assegno divorzile non è quello di garantire all’ex moglie di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio (che pertanto, se elevato, le assicurava un assegno molto alto), ma quello di consentirle di mantenersi se non è in grado di farlo da sola. Il che significa che l’assegno non è più rapportato al reddito prodotto dall’uomo, ma alle esigenze di vita della donna e alla sua eventuale disponibilità di altri redditi. Il punto di riferimento, quindi, non è più quanto guadagna l’uomo, ma quanto è necessario alla ex moglie per provvedere alle spese quotidiane.

Cosa succede concretamente? Che se in precedenza, in una situazione dove l’uomo era occupato e la moglie invece senza lavoro, lo stipendio del primo veniva quasi diviso in due (detratte le spese per lui necessarie a vivere), ora invece ciò non dovrebbe più avvenire. Solo una parte dei guadagni del marito finirà alla moglie: quella parte che consentirà a quest’ultima di mantenersi fino a quando non potrà farlo da sola. Per cui se la donna già ha un guadagno sufficiente o, pur potendo mantenersi, per propria volontà preferisce non lavorare, l’uomo non sarà più tenuto a versarle un euro, anche se è molto ricco.

Mantenimento: cosa cambia per i redditi elevati

Quanto abbiamo appena detto contiene in sé la risposta alla prima domanda: con l’assegno di mantenimento cosa cambia per i redditi elevati? Moltissimo. Facciamo un esempio. Immaginiamo una coppia di ex coniugi dove lei ha un contratto part time e guadagna 800 euro al mese e lui, invece, ricco imprenditore, porta a casa un reddito medio di 15mila euro al mese. Quando la famiglia era ancora unita, dunque, il tenore di vita era di circa 16mila euro al mese che, diviso per due persone, consentiva a ciascuna delle due (almeno in linea teoria) di poter disporre di circa 8mila euro.

Con le vecchie regole, verosimilmente, il giudice avrebbe condannato l’uomo a pagare, all’ex moglie, un importo di circa 6-7mila euro al mese.

Con le nuove regole, invece, l’uomo pagherà non più di mille euro al mese, perché una persona media è in grado di mantenersi dignitosamente con circa 1.800 euro al mese (mille versati dal marito e 800 guadagnati dalla moglie). Il che è certo una rivoluzione epocale perché toglie al mantenimento il sospetto di essere un’assicurazione sulla vita.

 

Mantenimento: cosa cambia per i redditi elevati

Le cose invece mutano quando si scende di reddito. Immaginiamo un nucleo familiare dove la moglie ha una pensione di 400 euro al mese e il marito porta a casa uno stipendio di 1.800 euro al mese. La famiglia può disporre di circa 2.200 euro al mese. Con le vecchie regole, dopo il divorzio l’uomo avrebbe dovuto versare alla moglie circa 500 euro, portando quest’ultima a poter contare su circa 900 euro al mese. Con le nuove regole non cambierà molto, perché comunque già 900 euro sono strettamente sufficienti (specie al nord) per potersi mantenere.

Mantenimento: cosa cambia per i redditi bassi

Ma procediamo oltre e vediamo invece cosa avviene in una famiglia dove lei è disoccupata e l’uomo invece dichiara al fisco circa 1200 euro al mese. Con le vecchie regole, un giudice avrebbe potuto condannare il marito a versare all’ex moglie non più di 300 euro al mese. Anche con le nuove indicazioni della Cassazione non cambierebbe nulla poiché tale importo (300 euro, appunto) è già al di sotto dei limiti si sopravvivenza. Quindi il marito che faccia richiesta al giudice di revisione dell’assegno divorzile non otterrà alcuna utilità e, probabilmente, sarà anche costretto a pagare le spese processuali.

Tutto ciò dimostra come la riforma dell’assegno di mantenimento attenua i suoi effetti quanto più si scende di reddito.

note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. La vera novità è che la Cassazione si è resa conto della necessità che ciascuno si faccia carico di sé stesso (donne e uomini indistintamente) quando la coppia non esiste più e le case da pagare e gestire diventano due.
    Costituisce, adesso, solo una eccezione il caso in cui un coniuge lavoratore (uomo o donna che sia) può essere costretto a versare un assegno all’antro coniuge (donna o uomo che sia) che si trovi impossibilitato a rispettare la Costituzione (Repubblica fondata sul lavoro).
    Importantissimo, perciò, è rendere ben chiaro che solo in questi casi eccezionali vale ricorrere all’elaborato ragionamento dell’articolista.

  2. Non si parla delle donne che hanno rinunciato alla propria realizzazione personale per seguire il marito, senza alcuna riconoscenza, trattate come oggetto e una volta scaricate costrette a fare fronte a tutta una serie di spese, a trovare un lavoro onesto ma umile perché durante gli anni di matrimonio dovevano “solo” gestire la casa e accudire i figli, e impossibilitate, a causa dei continui cambi di lavoro e di città del marito, a crearsi una propria esperienza lavorativa. Il cui marito per giunta vorrebbe ridurre l’assegno per la prole in quanto dichiara di essere disoccupato (da ben 4 anni, con una laurea alla bocconi e un master, ma la ex moglie siccome non ha laurea di è certamente dovuta accontentare di svolgere lavori umili anche se avrebbe avuto altre aspirazioni), e quindi di non potere provvedere a versare la stessa cifra, cifra che la ex moglie ha utilizzato senza chiedere MAI le spese extra, e provvedendo a tutto con il proprio misero stipendio di 450€ al mese…
    Quale cavolo di giustizia permette tutto questo?
    Ve lo dico io, quella corrotta, quella in cui l’assistenza legale ha ridotto la ex moglie a pagare spese processuali per la causa di separazione dopo essere stata percossa, insultata, spiata, e violata dei propri diritti di privacy, è stata assistita legalmente da un avvocato di ufficio che evidentemente ha fatto male il proprio lavoro, mentre l’ex marito ha cambiato avvocati per tutta la durata della causa, riuscendo a produrre una testimonianza FALSA che a quanto pare ha influenzato tutto il procedimento, mentre la ex moglie si è sentita sola e non protetta dalle istituzioni, perché certamente non sarebbe mai rimasta insieme ad una persona simile.
    È assurdo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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