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L’amministratore condominiale e l’appropriazione indebita

14 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2017



Una breve guida per chiarire in quali ipotesi un amministratore di condominio possa essere ritenuto responsabile per appropriazione indebita.

L’amministratore condominiale e l’appropriazione indebita costituiscono un binomio purtroppo non raro che si concretizza ogni qualvolta l’amministratore, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropri del danaro delle casse condominiali di cui abbia il possesso [1].

L’amministratore condominiale e l’appropriazione indebita quindi rappresentano una spiacevole realtà che in passato, per la mancanza di norme specifiche, si era costretti ad affrontare tutte le volte che le rate condominiali e, comunque, i pagamenti effettuati dai condomini per provvedere alle spese orinarie o straordinarie, finivano per confluire su un conto corrente intestato direttamente all’amministratore oppure in depositi bancari che l’amministratore apriva per la gestione di diversi condomini da lui amministrati.

Si verificava, cioè, una confusione tra i patrimoni e incoerenze nei dati di bilancio che, talora, potevano anche nascondere una precisa volontà dell’amministratore di appropriarsi del danaro di cui, pur legittimamente, aveva il possesso.

Difatti, il reato di appropriazione indebita si consuma (cioè si realizza) solo se vi sia la coscienza e la volontà dell’amministratore di appropriarsi del danaro altrui (cioè di comportarsi come se ne fosse il proprietario) ed anche la finalità specifica di procurare a sé o ad altri un profitto ingiusto.

Per tentare di porre rimedio al pericoloso connubio tra l’amministratore condominiale e l’appropriazione indebita, la riforma del condominio [2] ha previsto:

  • l’obbligo per l’amministratore di far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle erogate a qualsiasi titolo per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio,
  • l’obbligo per l’amministratore di consegnare, alla cessazione dell’incarico, tutta la documentazione in suo possesso relativa al condominio e ai singoli condomini
  • e considera una grave irregolarità, che può legittimare la revoca dell’amministratore dal suo incarico, la mancata apertura e la mancata utilizzazione del conto corrente.

Queste nuove norme sicuramente rendono più complicato che un amministratore malintenzionato possa appropriarsi della cassa condominiale, tuttavia l’amministratore condominiale e l’appropriazione indebita resta tuttora una ipotesi possibile e concreta tutte le volte in cui si verifichi un ammanco nelle casse e/o nei casi in cui le somme disponibili siano utilizzate, dall’amministratore che se ne appropri, per scopi estranei all’amministrazione dei beni comuni.

Le sentenze più recenti sul tema hanno chiarito che:

  • l’amministratore che rifiuti o ritardi in modo ingiustificato la consegna della sola documentazione contabile al nuovo amministratore commette il reato di appropriazione indebita se tale condotta sia finalizzata a conseguire un ingiusto profitto [3];
  • commette appropriazione indebita l’amministratore che, ricevute le somme necessarie dai condomini, ometta di versare i contributi previdenziali per il servizio di portierato [4];
  • esiste appropriazione indebita anche per ammanchi di piccola consistenza se l’amministratore non è in grado di provare che questa lieve differenza sia riconducibile ad una finalità diversa dalla appropriazione e non sia da lui consapevolmente voluta [5].

note

[1] Art. 646 Cod. penale.

[2] Legge n. 220 del 2012.

[3] Cassazione, sent. n. 29541 del 10.7.2013.

[4] Cassazione, sent. n. 41462 del 11.11.2010.

[5] Cassazione, sent. n. 36022 del 12.7.2011.

 

 

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